Kafka
Kafka
Per una letteratura minore
Traduzione di Alessandro Serra
 
 
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Recensioni 
David Bianco «Il Manifesto» 30-11-1999
 
DELEUZE/GUATTARI Letteratura minore
David Bianco «Il Manifesto» 30-11-1999

«… il modo in cui ci siamo intesi, completati, spersonalizzati l'uno nell'altro, insomma amati. Tutto questo ha portato all'Antiedipo, e si tratta di un nuovo progresso. Mi domando se una delle ragioni dell'ostilità che affiora contro questo libro non sia appunto che esso è stato scritto a quattro mani. E poiché la gente ama soprattutto i dissapori e le attribuzioni, si prova a discernere l'indiscernibile o ad individuare quello che spetta a ciascuno». Con queste parole, nella «lettre a un critique sévère», Gilles Deleuze tentava di raccontare la fertile collaborazione che ha segnato gran parte del suo percorso intellettuale. Infatti, quasi a volersi palesare agli occhi del pubblico come un riflesso incondizionato delle accese battaglie per la spersonalizzazione del soggetto, la macchina del pensiero deleuzeguattariano ha rappresentato un'indubbia eccezione: nell'ultima parte di questo secolo passata sul cielo degli studi come una meteora non ben identificata che ha lasciato illuminanti tracce dietre S( non solo in campo filosofico. Si prenda a questo proposito la ripubblicazione di Kafka, per una letteratura minore (Quodlibet, pp. 152, £. 24.000), comparso nel '75 e a suo tempo tradotto da Feltrinelli. Un testo che mette in mostra una doppia rilevanza: da un lato l'importanza che riveste rispetto al composito iter tracciato dagli altri libri degli autori, dall'altro il confronto con gli infiniti labirinti dell'ermeneutica kafkiana. Sotto questo aspetto, la tenuta delle originali chiavi di lettura proposte pare messa al riparo dal precoce invecchiamento a cui piuttosto naturalmente lo sottoporrebbe invece la militante baldanza e il «coscienzialismo politicizzante» che ha fatto appassire tanti libri nati qualche decennio fa sotto la medesima costellazione ideologica.

Certo, gli esiti di alcune riflessioni paiono oggi faticosamente condivisibili. Che nei tre romanzi incompiuti (Il castello, Atherica, Il processo), con rabdomàntica sconsolatezza, Kafka avesse scorto l'oppressivo disegno di morte della Storia che da lì a poco si sarebbe celato nei grandi sistemi di questo secolo, americanismo, fascismo, burocrazia sovietica, appare eccessivo; e se si vuole addirittura ingenuamente semplificatorio rispetto allo svolgimento e all'analisi dei grandi temi ricorrenti nella letteratura mitteleuropea più in generale. A convincere maggiormente è semmai il riuscito tentativo di liberare Kafka dalle partenenza etnico-religiosa (l'essere ebreo) o sul dominio del potere paterno all'interno del microcosmo familiare. Forti della convinzione che «uno scrittore non è un uomo-scrittore, ma un uomo-politico, un uomo-macchina, un uomo-sperimentale», Deleuze e Guattari intrecciano i vari piani della produzione letteraria kafkiana - lettere, racconti, romanzi - stabilendo il vincolo di appartenenza e territorialità che lega l'autore all’idea di letteratura minore. Idea che in Deleuze aveva già fatto la sua apparizione con un breve scritto della raccolta Critique Clinique: Bartleby o la formula (G. Deleuze/G. Agamben Bertleby, la formula della creazione). In quel caso la catatonica figura dello scrivano di Melville era assimilata a modello di un'enunciazione collettiva che consisteva nel rappresentare emblematicamente un procedimento di smantellamento, per l'appunto linguistico, che aveva chiari risvolti politici: quello operato dalla lingua standard americana contrapposta all'idioma aulico della letteratura anglosassone. Analogamente l'atipicità dello scrittore Kafka, al centro di un singolare triangolo linguistico e geopolitico (ceco, tedesco, ebreo), si qualifica come una linea di fuga, «la possibilità di instaurare dall'interno un esercizio minore d'una lingua anche maggiore che permette di definire popolare marginale una letteratura. Quando, solo a queste condizioni, la letteratura diviene realmente macchina collettiva d'espressione e riesce a trattare, a coinvolgere i propri contenuti».

1996
Quodlibet
120x180
ISBN 9788886570244
pp. 168 esaurito
€ 0,00
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