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Anima e paura
Studi in onore di Michele Ranchetti Raccolti da Bruna Bocchini Camaiani e Anna Scattigno Dall’indice del volume: Giorgio Agamben Il Messia e il sovrano. Il problema della legge in W. Benjamin, Riccardo Albani Joseph de Maistre e il problema della sovranità, Luciano Amodio Fine ed inizi, Gianfranco Bonola Ebraismo della gioventù. Temi ebraici intorno al giovane Benjamin (1912-1915), Pier Cesare Bori Monoteismi e ermeneutica: quattro tesi, Pietro De Marco “Politisch/hierokratisch”. Appunti sulla formazione di una coppia concettuale in Max Weber, Fiorella De Michelis Pintacuda Figure del servo: tra il deutero-Isaia e la Fenomenologia dello spirito di Hegel, Michael Nedo Wittgenstein. Die Musik und die Freundschaft, Roberto Righi L’eccezione normale. I miracoli di Pascal, Giovanni Turbanti Riflessioni sull’etica di D. Bonhoeffer. “Über die Möglichkeit des Wortes der Kirche an die Welt”, Maurilio Adriani La questione dell’“Indiculus”, Attilio Agnoletto Un confronto problematico: Osho Rajneesh e Ernesto De Martino di fronte alla morte, Giuseppe Battelli A proposito delle tesi su don Milani di Ranchetti, Paolo Bettiolo Il giogo del Paraclito. Macario l’egiziano, “Lettera ai figli”, Bruna Bocchini Camaiani “Ritorno degli ebrei” e dibattito sulla tolleranza nel giansenismo di fine Settecento, Riccardo Burigana Sapere tra antico e moderno. Le prime dispute di Melantone (1520-1530), Gaetano Lettieri Pascal interprete di Agostino. La dialettica ermeneutica, la retorica della grazia e il paradosso del metodo, Antonella Mancini Le lacrime della penitenza, ovvero l’ingresso della melanconia nella pastorale della Chiesa, Valerio Marchetti “Aristoteles utrum fuerit iudaeus”. Sulla degiudaizzazione della filosofia europea in età moderna, Luciano Martini La parola nel tempo. Profilo della predicazione di Ernesto Balducci, Riccardo Mazzarol “Era fra gli eremitani Martin Lutero huomo sì ardito che a spaventarlo convenne che ’l Cielo spendesse un fulmine”, Daniele Menozzi Il primo riconoscimento pontificio della regalità sociale di Cristo: l’enciclica “Annum sacrum” di Leone XIII, Mario Miegge Sulla coscienza storica, Lorenzo Perrone La “costituzione degli ebrei”. Il giudaismo come modello politico nel “Contro Celso” di Origene, Mauro Pesce Il primo Galileo e l’ermeneutica biblica, Anna Scattigno “Il racconto del Pellegrino” di Ignazio di Loyola. Annotazioni a margine, Luigi Totaro Il Pio Enea. Un papa umanista, Sandro Candreva Anima e paura. In margine alle cure psicologiche e religiose, Giacomo B. Contri Il beneficio dell’imputabilità, Pier Francesco Galli Orfani della nevrosi e residuo psicoanalitico, Stefano Mistura La stazione eretta. L’ontologia concreta di Alberto Giacometti, Ilse Grubrich-Simitis “Eben mit Anna hier angekommen”. Phantasie über eine Ansichtskarte Sigmund Freuds, Camillo De Piaz Dal diario. Testimonianza, Pier Vincenzo Mengaldo Poesie recenti di Ranchetti. Una testimonianza Pierre Riches Six months with Sudanese displaced persons in Egypt, Emilio Tadini Sulla poesia di Michele Ranchetti, Fabio Milana Nota bibliografica - Notizie sui collaboratori - Indice degli autori - Tabula gratulatoria Michele Ranchetti, critico, poeta, germanista, insegna Storia della Chiesa all'Università di Firenze. Il volume è disponibile anche in versione elettronica. Acquista l'ebook su: 
Recensioni
Alda Donati «Il Manifesto» 13-06-1998
Il respiro di libertą di una mente musicale
Alda Donati «Il Manifesto» 13-06-1998
Un libro per il suo addio all'insegnamento, firmato da allievi e amici, fedele alla molteplicità degli studi del maestro
Esiste una foto, scattata nel 1990 in occasione di una lettura dei poeti al Museo Pecci di Prato, che ritrae un insolito quintetto. Di fronte, sorridente, strette tra loro, dritte davanti al fotografo quattro persone: tre poeti di chiara fama, Milo De Angelis, Giovanna Sicari e Valentino Zeichen, affiancato dalla sua donna. Ma all’insaputa di tutti, una quinta figura sbuca dall'angolo sinistro, appare distratta, (aria preoccupata: guarda altrove. Si trattava di Michele Ranchetti, uno che lì quella sera non conosceva quasi nessuno, uno che a sessantanni aveva pubblicato le poesie di tutta la vita in un volume (Garzanti, 1989) dal titolo stupendo: «La mente musicale». Michele Ranchetti ha insegnato Storia della Chiesa all’Università di Firenze e mercoledì scorso, i suoi allievi hanno festeggiato il suo addio all’insegnamento con un libro in suo onore. "Anima e paura" (Quodlibet, pp. 466, £. 65.000) raccoglie gli scritti degli allievi, dei compagni di strada, degli amici. Il compito delle curatrici, Anna Scattigno e Bruna Bocchini Camaiani, è stato quello di essere fedeli alla molteplicità degli studi del grande maestro: gli argomenti vanno dal Benjamin di Agamben al Wittgenstein di Nedo, agli interventi di esegesi e di storia religiosa di Adriani, di Martini, a quelli di psicoanalisi di Candreva e Mistura. I contributi sono più di trenta e tra essi spiccano, «in limine» al volume, le testimonianze di padre Camillo De Piaz, di Pier Vincenzo Mengaldo, di Emilio Tadini e Pierre Riches. A festeggiare c'era anche il suo amico Giovanni Ferrara, che in poche parole commosse ha disegnato il profilo di una figura intellettuale che appartiene a una «stirpe regale dello spirito», figura anomala, irregolare, antiaccademica, che ha attraversato le discipline per portare in tutte, dalla musica alla teologia, dalla poesia alla filosofia, dalla pittura alla psicoanalisi, un respiro di libertà. La libertà di chi sa che per produrre una rappresentazione del mondo, anche e soprattutto di natura politica, e necessaria un'impostazione etico-spirituale: pena il fallimento del progetto. Nonostante sia stato il curatore del Freud di Boringhieri e degli scritti adelphiani di Wittgenstein, Ranchetti non è visibile ai più perché ha scritto pochi libri. Il primo, nel 1963, si chiamava «Cultura e riforma nella storia del modernismo», poi le poesie nel 1989 e infine «Gli "ultimi preti"» che la casa editrice Ecp ha pubblicato da pochi mesi raccogliendo gli scritti su Don Milani, Balducci, Turoldo, la comunità di Nomadelfia, l’esperienza dell’isolotto. Del resto non si sa niente. Bisognerebbe seguirlo sulle, poche, riviste a cui affida, solo qualche volta, i suoi scritti: "Bailamme, la «Rivista di ascetica e mistica», «Linea d'ombra» Un solo quotidiano: «il manifesto». Bisognerebbe conoscere la sua attività di promotore di cultura, di Karl Barth presso Feltrinelli, di Taubes presso Garzanti. Bisognerebbe conoscere un suo scritto che sta dentro il volume einaudiano «Il XX secolo»: «L'olocausto nucleare», dove con forza denuncia la mancata coscienza da parte degli intellettuali, tranne Sartre e Günter Anders, della gravità di quel fatto, radicale, ultimativo, di quella certezza che l’uomo può distruggere l’uomo. E bisognerebbe anche aver letto, su queste pagine, «Heidegger Tagebüch», il racconto di un Heidegger, rinchiuso dalla moglie in una clinica per malattie mentali, che rifiuta ogni «etica della condanna», cioè rifiuta di pensare come la moglie che la guerra sia persa o vinta, che esista la possibilità di imputare la guerra a qualcuno. Era il 1946 quando Ranchetti scrisse che se quella guerra aveva avuto un senso era solo nel «dolore di un’ Europa che dovunque, nei suoi paesi fertili o sterili, ricchi o poveri, era in rovina». Quella sera a Prato i poeti non si avvidero della grandezza di quel piccolo uomo che stava defilato, videro forse la sua dolcezza sotto l’aria cupa, lampeggiò di certo la sua straordinaria intelligenza ma nessuno sapeva. Eppure una cosa è certa: se si ha la ventura di conoscerlo, Ranchetti, non lo si lascia più.

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