Scottature
Scottature
Postfazione di Alejandro Marcaccio

“A capo del convento dove io ero in Collegio, c’era una trinità di monache tutte eguali nella potenza, concordi nel giudizio, sincrone nelle azioni: la Superiora, la Maestra, la Vecchissima Religiosa. In quel convento si faceva un gran parlare di misteri: se si trattava di misteri celesti, il parlare era sereno, ampio, dettagliato; se si trattava di misteri terreni, era un parlare agitato, rapido, più sottinteso che spiegato: erano accenni così sfuggenti da somigliare al gesto di chi tocca qualcosa che scotta. E difatti si alludeva spesso a certe ‘scottature’, non meglio identificate, che ‘il mondo’ era solito dare a chi prendeva soverchia dimestichezza con lui...”
Scottature è l’unica opera non incompiuta di Dolores Prato. Così, anche in letteratura, l’eccezione sembra coincidere con il miracolo: in un unico gesto breve e perfetto si condensa l’intero universo poetico di una grande scrittrice del ’900.

Recensioni 
Giorgio Zampa «Panorama» 07-03-1996
Erri De Luca «Corriere della Sera» 10-05-1998
Francesco Licinio Galati «Letture» 31-10-1996
ge.co «La talpa de Il Manifesto» 15-02-1996
Stefano Crespi «Il sole 24 Ore» 08-12-1996
 
Come scotti, Dolores!
Giorgio Zampa «Panorama» 07-03-1996
Scottature di Dolores Prato, Quodlibet, 45 pagine, 12 mila lire

L’interesse con cui fu accolta, mesi fa, una narrazione incompiuta di Dolores Presto, Le Ore (Adelphi), da parte della nostra critica più avvertita, fece parlare di nuovo di una singolare scrittrice, in modo più motivato di quanto non fosse avvenuto nell'estate dell'80, all'insorgere di un «caso Prato» Destò allora curiosità, più che altro, il fatto che l'autrice del «romanzo» apparso da Einaudi, Giù la piazza non c’è nessuno, sfiorasse i novanta, vivesse in segregazione più o meno volontaria rifiutando interviste, incontri e fosse, in pratica, inedita. Della sua opera si scrisse in termini blandamente elogiativi, considerandola una potente rievocazione di costumi provinciali all'inizio del secolo, visti cogli occhi di una bimba. Quasi nessuno mise l'accento su requisiti che il libro, a dire il vero, lasciava appena intravedere, dopo interventi redazionali che avevano ridotto il manoscritto della metà e sottoposto le pagine superstiti a una pesante normalizzazione.
Forse fu meglio che l’opera, così manomessa, fosse trascurata da lettori di professione; di tale avviso fu anche la Prato, che prima di scomparire (morì nell'83, a novantuno anni) affida a persona di fiducia il manoscritto completo, con sue correzioni e integrazioni, perché fosse pubblicato fedelmente. Ogni tentativo compiuto in seguito per interessare un editore all'opera fu però vano, per il numero delle pagine e per il contenuto della narrazione, lontanissimo, almeno in apparenza, da attualità. Nessuno dei consulenti, degli esperti che l'ebbe tra mano parve rilevare che il suo carattere essenziale, e il suo timbro, erano dati dalla lingua, in cui non tanto essa era scritta, ma inventata e strutturata: un linguaggio sortito, come quello di altri scrittori marchigiani (Luigi Bartolini, Paolo Volponi), dal dialetto, germinale e controllatissimo, con un patrimonio lessicale distinto ma non separato da quello di matrice toscana. L'uso di un mezzo capace di restituire una più autentica realtà separava la rievocazione di un'infanzia da altre di stampo naturalistico, crepuscolare, elegiaco; più ancora da cronache affidate alla memoria. Soltanto in questi ultimi mesi, finalmente, la malasorte di Dolores ha avuto termine: la Mondadori ha previsto la stampa dell'opera per l'anno prossimo, assicurando alla pubblicazione il rilievo che merita.
Su peculiarità linguistico-stilistiche punta anche la edizione di un racconto della Prato, Scottature, che i giovani di Quodlibet, una sigla di Macerata distinta per la finezza delle scelte, hanno recuperato, munendolo di una postfazione di Alejandro Marcaccio. Il breve scritto fu notato e premiato nel 1965 da una commissione di integerrimi: unica schiarita nel cielo buffo di una scrittrice senza storia.
La nostalgia
Erri De Luca «Corriere della Sera» 10-05-1998
Chi è nato sul bordo del mare e si è salato asciutto senza bisogno di bagnarsi, ha un modo di stringere gli occhi, annusarsi la pelle e di sedersi al sole che riguarda una società di anfibi in esilio a terra. Sentimento di mare è nostalgia che dura quanto più gli stiamo vicino, sarà per l’aria di salsedine che scombina il salmastro del sangue. L'ha scritto breve e crudo Dolores Prato in un racconto, Scottatture, storia di un'educanda alle prime sortite dalla clausura: «Io vidi per la prima volta al di là dei tetti, un pezzo di mare notturno. Era luce anche nel buio: una luce annottata che se non l’avessi vista mai avrei potuto immaginarla». Per quelli come me, marinati marinai di terreferme, Scottature sta a primizia del nostro senti-mare.
Dolores Prato, Scottature, Quodlibet, pagg. 48, lire 12.000
E Dolores Prato decise di scottarsi
Francesco Licinio Galati «Letture» 31-10-1996
Abbiamo già parlato di Dolores Prato (1892-1983) su queste colonne (v. Letture, marzo 1996). Ci sembra però indispensabile rammentare, per la comprensione di Scottature, la tristissima infanzia della scrittrice - il mancato riconoscimento da parte del padre, 1'abbandono da parte della madre, 1'affidamento allo zio sacerdote - e la permanenza, dal 1902 al 1910, nell'educandato delle Visitandine di Treia.
Scottature, apparso la prima volta a Roma nel 1967, unica opera non incompiuta di Dolores Prato, è un racconto lungo che ha vinto il Premio Nazionale "Stradanova 1965", per la «freschezza e rapidità di dettato» e il «rincorrersi impertinente, e non cattivo, di riso e di pianto».
Partiamo dal titolo, la cui pregnanza è avvertibile soltanto nel linguaggio conventuale delle Visitandine di Treia. Le "scottature" cui si allude sono quelle che "il mondo" è solito dare «a chi prende soverchia dimestichezza con lui». Un modo come un altro per mettere in guardia da eventuali rischi di contaminazione le educande, ma soprattutto Dolores. La ragazza, lontana dallo zio sacerdote, viene considerata dalle suore terra di possibile conquista. Ma Dolores è fin troppo consapevole che solo Dio è il suo creditore e va incontro a quel "mondo" di cui le era stato insegnato ad aver paura. Sennonché, liberatasi dalla tutela del convento, più che con le Scottature ella va a scontrarsi con i misteri, non quelli celesti, ma terreni - quello della mamma morta, in primo luogo -, a proposito dei quali, sempre in convento, c'era stato «un parlare agitato, rapido, più sottinteso che spiegato: erano accenni così sfuggenti da somigliare al gesto di chi tocca qualcosa che scotta». Carico di mistero anche l'incontro con la sorella maggiore o con la missionaria laica, bigotta e presuntuosa.
Il racconto si chiude con il ritorno in collegio dopo 1'esperienza di «queste mie prime vacanze», e un brevissimo approccio alla vita conventuale. Fallimento completo. A Dolores non resta che rompere «anche la clausura che avevo imposta a me stessa. Uscii fuori a guardare:l'amore fioriva intorno a me con 1'esuberanza dei roseti a primavera».
ge.co «La talpa de Il Manifesto» 15-02-1996
Dolores Prato, Scottature, Quodlibet, pp.44, £ 12.000

Un nugolo di suore, nere e silenziose, scompaiono nelle cellette del convento come quiete formichine, mentre si allunga l’ombra delle possibili «scottature»: quelle che l’esterno riserva a coloro che avranno eccessiva dimestichezza con le cose del mondo. Cosa sceglierà la protagonista? La scrittura di Prato si snoda in una successione di attimi resi in punta di penna. finché la «parola-soglia» diventa «parola-d’ordine», e consente infine l’accesso al mondo.
Scottature di collegiale
Stefano Crespi «Il sole 24 Ore» 08-12-1996
Dalle edizioni Quodlibet di Macerata ci viene una preziosità che vorremmo vivamente segnalare: è il racconto Scottature di Dolores Prato che era stato a suo tempo premiato da una giuria composta, tra gli altri, da Diego Valeri, Aldo Palazzeschi.
Dolores Prato, nata a Roma, abbandonata dai genitori, trascorse l’infanzia nella casa dello zio prete a Treia, incantevole cittadina marchigiana in provincia di Macertata.
Nel 1980 una certa notorietà aveva avuto un libro edito da Einaudi, Giù la piazza non c’è nessuno; ma dopo la sua morte un buon riconoscimento è stata nel 1994 l’edizione Adelphi Le ore (che era già stata anticipata da due volumi di Scheiwiller). Scottature è una vivace conferma della scrittura autobiografica di Dolores Prato: nel linguaggio conventuale, le scottature sono le tentazioni, i pericoli del “mondo” da cui bisogna guardarsi; e a cui invece guarda irresistibilmente l’autrice adolescente. La vivezza del racconto sta in una narrazione in movimento dove la “figura” dell’autobiografia diventa processo di figurazione: sorriso e pianto, interno ed esterno, la materia grigia di una collegiale e lo scatto impertinente, il connotato della femminilità e l’intelligenza lievemente irridente. Da apprezzare la postfazione, a misura di saggio, di Alejandro Marcaccio, La vita al posto delle parole, per l’acutezza e la finezza con cui discute il rapporto fra autobiografia e opera.
1996
Quodlibet
120x180
ISBN 9788886570084
pp. 60
€ 7,00 (sconto 15%)
€ 5,95 (prezzo online)