Una deformazione senza precedenti
Una deformazione senza precedenti
Marcel Proust e le idee sensibili

Davvero tendiamo spontaneamente alla verità? E se così non è, come accade che in noi sorga comunque, sotto forma di pensieri chiamati “idee”, una conoscenza intorno all’esperienza di noi stessi e del mondo? In che consistono quelle idee? Possiamo continuare a descriverle al modo in cui la filosofia ha tradizionalmente fatto e che sembra inseparabile dalla sua stessa identità?
Esistono idee che risultano fra loro perfettamente distinte eppure sono impenetrabili all’intelligenza, avverte Marcel Proust. Idee sensibili, le qualifica Merleau-Ponty: rispetto alla tradizione filosofica dominante – il platonismo – una definizione deflagrante. Descrivere idee inseparabili dal nostro rapporto sensibile col mondo impone infatti d’interrogarsi daccapo sul ruolo che nella loro genesi svolge la memoria e sul carattere di questa, su come si possa riconoscerle senza averle già conosciute in precedenza, sulla natura peculiare di quel tempo nel quale esse sembrano comunque vivere.
Con l’attualità e la radicalità di tali questioni che l’opera di Proust solleva, questo libro si misura muovendo, da un lato, dai commenti che le dedica Merleau-Ponty nei suoi estremi tentativi di dare formulazione filosofica ai mutamenti che avverte operare nella nostra epoca, dall’altro dalle valutazioni che Deleuze ne offre rispetto all’esigenza di sottrarre il pensiero alla sua immagine metafisica. Due lati che, come quelli della Recherche, finiscono per rivelare la loro intima convergenza. Così, la caratterizzazione antiplatonistica delle idee che Merleau-Ponty individua in Proust si coniuga con la concezione antiplatonistica della reminiscenza che in lui ravvisa Deleuze. Offrendo al pensiero e all’arte del Novecento uno specchio in cui potersi riflettere.

Indice: Introduzione. «Cercare? non soltanto: creare» - Capitolo primo. La natura: variazione sul tema. «Perché ci sono più esemplari di ogni cosa?»: 1. Natura e ontologia - 2. Melodia e specie - 3. Voyance - 4. «Generalità delle cose» - «Quando inventiamo una melodia». Appendice sull’ideazione - Capitolo secondo. Il tempo mitico delle idee. Merleau-Ponty e Deleuze lettori di Proust: 1. Il chiasma tra empirico e trascendentale - 2. Divergenze: sull’arte come verità del sensibile - 3. Convergenze: l’idea sensibile di Combray - 4. Il corpo delle idee - «I veri biancospini sono i biancospini del passato». Appendice su memoria e iniziazione - Capitolo terzo. Deformazione e riconoscimento. Proust nel «rovesciamento del platonismo»: - 1. Avventure della deformazione - 2. Ma quale «rovesciamento del platonismo»? - 3. Deleuze e il «modello del riconoscimento» - 4. Un riconoscimento senza somiglianza. Il bal de têtes di Proust - Singolo, idea, concetto. Appendice sulla «Premessa gnoseologica» di Benjamin - Capitolo quarto. La parola dell’àugure. Merleau-Ponty e la «filosofia del freudismo»: 1. «Interpretazione del freudismo in termini di struttura» - 2. Infanzia, vita, opera: Leonardo e Cézanne - 3. Il corpo umano «come radice del simbolismo» - 4. Il freudismo come filosofia della carne: idea e feticcio - La «piccola ala di muro gialla». Appendice sulla caducità del bello - Capitolo quinto. Come riconoscere ciò che non si conosceva? Mnemosyne e l’arte del Novecento: 1. "'Non sapevo' e 'l’ho sempre saputo'" - 2. Reminiscenza e idea - 3. Reminiscenza e «passato puro» - 4. Storia di Mnemosyne - 5. La facoltà delle idee sensibili e del riconoscimento cieco - Indice dei nomi


Recensioni 
Davide Scarso «Led on line» 30-11-1999
«La Voce del Nord» 23-11-2004
 
Una deformazione senza precedenti
Davide Scarso «Led on line» 30-11-1999
Mauro Carbone, Una deformazione senza precedenti
Quodlibet, Macerata 2004, pp. 184, Euro 15

A più riprese Merleau-Ponty, nei suoi ultimi scritti, chiama la riflessione filosofica a prestare attenzione ai segni del mutato rapporto con l'essere che a suo avviso contraddistingue la nostra epoca, segni che egli ravvisa presenti in filigrana nel pensiero scientifico, nella pittura e nella letteratura contemporanei. In Una deformazione senza precedenti Mauro Carbone intende rispondere in maniera frontale a questa esigenza e spinge la propria riflessione, che segue e prolunga le ricerche condotte in Ai confini dell'esprimibile (Milano 1990), in Il sensibile e l'eccedente (Milano 1996) e in Di alcuni motivi in Marcel Proust (Milano 1998), fino a tracciare i lineamenti della nuova ontologia inaugurata dal fenomenologo francese. Nella prima parte del saggio Carbone, a partire dall'analisi dei passaggi della Recherche nei quali Swann s'imbatte nella memoria involontaria, ricostruisce la concezione non platonistica delle idee della quale Merleau-Ponty scorge i tratti nell'opera proustiana, come testimoniano gli appunti del suo ultimo corso. Fulcro dell'intera indagine è la nozione di idea sensibile, ovvero di un idea inseparabile dalla propria presentazione sensibile, la quale, illuminata da una penetrante interpretazione delle note merleau-pontiane circa il valore ontologico della nozione di specie, permette a Carbone di porre in relazione le considerazioni di Merleau-Ponty sull'opera di Proust con quelle dedicate allo stesso tema da Gilles Deleuze, mettendo in luce la profonda convergenza che caratterizza le prospettive dei due pensatori, pur senza mancare di evidenziare le specificità ed i limiti di ciascuna. Nel capitolo centrale Carbone passa allora a confrontarsi con la tradizione del platonismo e parallelamente con le riflessioni che Deleuze ha dedicato al concetto platonico di eidos e, più in generale, con il suo progetto di rovesciamento del platonismo, e giunge ad elaborare una teoria non platonistica del riconoscimento che, come tale, interroga lo statuto ontologico della deformazione e del suo rapporto con la forma che si suppone esserne l'origine o il modello. Qui l'autore, tornando all'analisi diretta delle pagine della Recherche, mostra come ancora una volta Proust sia andato più lontano di chiunque altro, per riprendere il noto giudizio di Merleau-Ponty, e ci indichi la possibilità di pensare un riconoscimento senza somiglianza. Un riconoscimento che Carbone caratterizza come eidetico e, sottolineando peraltro alcune insufficienze proprie alle analisi che Deleuze dedica a questo tema, condensa nel concetto di Wesensschau carnale, ovvero di un'essenza percepibile insieme e attraverso la propria deformazione. Una volta messo in luce il nodo che lega sensibile ed intelligibile, e nell'intento di accompagnarlo ancora più dappresso, l'autore si rivolge alla lettura merleau-pontiana della psicoanalisi. Ricostruendo con rigore le tappe che hanno condotto Merleau-Ponty a tracciare i contorni di una filosofia del freudismo, a volte contro lo stesso Freud, Carbone sottolinea come la psicoanalisi riveli il carattere creativo della memoria ed entri in un territorio in cui il ricordo è indistinguibile dalla fantasia, la conservazione dalla deformazione, dove il passato non rappresenta l'origine quanto piuttosto l'originario e diviene così immemorabile e mitico. Ed è con l'interrogazione della dimensione del mito che il saggio si conclude, indicando in Mnemosyne, divinità greca della memoria, ed in particolare nella peculiare commistione di passività e creazione che le è propria, la facoltà che rende possibile il riconoscimento di una deformazione della quale non si dà alcun modello, alcuna forma originaria, alcun precedente. Ad ognuno dei capitoli che compongono il percorso indicato, per sommi capi, qui sopra seguono inoltre delle brevi appendici, le quali possono riprendere una questione rimasta implicita nel capitolo che le precede dedicandovi un ulteriore approfondimento, come nel caso dell'appendice sull'ideazione, ma possono anche condurre la riflessione in una direzione inattesa, stabilirsi in una costellazione filosofica diversa della quale si scoprirà però l'intima connessione con il tema fondamentale del libro, come accade nell'appendice sulla "Premessa gnoseologica" di Benjamin.
La rivincita del pensiero
«La Voce del Nord» 23-11-2004
Alcuni autori hanno il potere di "ricreare il pensiero". E - come ha affermato il filosofo francese Gilles Deleuze - c'è qualcosa di straordinario nella maniera in cui ci dicono: “pensare non significa quello che credete”. Marcel Proust, l’autore di Alla ricerca del tempo perduto, ha ridisegnato il pensiero e la nozione stessa di che cosa significhi pensare. In Una deformazione senza precedenti. Marcel Proust e le idee sensibili (pp. 184, € 15) edito da Quodlibet, Mauro Carbone, docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, ha raccolto l’indicazione deleuziana e ha tracciato l’immagine del pensiero che esce dall’opera di Proust partendo da una riflessione critica su suggestioni, domande, risposte che la fenomenologia francese, attraverso Maurice Merleau-Ponty e Gilles Deleuze, ha elaborato. Ne emerge un pensiero che supera la nozione platonica di idee intelligibili (per e dell’intelligenza) in quella - secondo Merleau-Ponty tipicamente proustiana - di idee sensibili, ossia inscindibili dal rapporto sensibile col mondo. È un pensiero - osserva Deleuze - passivo, quindi sempre indotto, subíto, mai deciso e innescato da un soggetto che si ponga consapevolmente alla ricerca della verità. Un pensiero nel quale gioca da protagonista una facoltà dimenticata: la memoria involontaria. Un pensiero che antepone alla tradizionale pretesa di universalità agognata per secoli dalla filosofia occidentale il più attuale emisfero dell’intersoggettività.
2004
Quodlibet Studio. Estetica e critica
140x215
ISBN 9788874620737
pp. 184
€ 15,00 (sconto 15%)
€ 12,75 (prezzo online)