Darwin
Darwin
 
Con "Darwin" Luigi Trucillo ha vinto il Premio Napoli per la poesia 2009
 
 «L'idea base che personalmente mi ha affascinato in Darwin, e che mi guida da sempre, è quella della metamorfosi... La metamorfosi come elemento fraterno: non è questa un'idea bellissima, vicina in qualche misura al fondamento della poesia?»
 
– Luigi Trucillo
 
 
Pochi
sanno di essere molti
quando è sera.
La materia
sola davanti a sé
si sperimenta
nelle legislazioni di una goccia:
c’è un sapore di pioggia
nel grigio che imbeve
la città,
un comparto nebbioso
che produce
un tremore più intenso
nel diorama.
 
 
Recensioni 
Emanuele Trevi «il manifesto» 30-04-2009
Noemi Ghetti «Terra» 30-04-2009
Luigi Trucillo «Corriere della Sera» 03-06-2009
Felice Piemontese «Il Mattino» 09-06-2009
Enzo Golino «il Venerd́ di Repubblica» 24-07-2009
 
Lo stupore di Darwin tradotto in versi
Emanuele Trevi «il manifesto» 30-04-2009
A partire dalla celebre conferenza sul Darwinismo nell’arte tenuta da Francesco De Sanctis l’11 marzo del 1883, è lunga la storia dei rapporti fra la letteratura italiana e l’autore dell’Origine della specie. Arrivato in libreria proprio l’anno del centenario, il Darwin del poeta napoletano Luigi Trucillo leggiamo, (Quodlibet, pp.167, euro 14,00) è l’ultimo anello di una catena che comprende molti nomi illustri, dai veristi teorici del darwinismo sociale a certe brillanti meditazioni pseudo o parascientifiche di Italo Calvino o di Goffredo Parise. Detto questo, bisogna aggiungere che Trucillo procede senza appigliarsi a nessun precedente letterario, nutrendosi direttamente, e con grande finezza, alle fonti primarie amorosamente studiate e annotate: il Viaggio di un naturalista intorno al mondo, gli straordinari Taccuini con le prime intuizioni che porteranno alle conclusioni formulate nell'Origine della specie alcuni importanti frammenti autobiografici. Accanto a questi testi, un ottimo uso viene fatto di alcuni lavori biografici di studiosi contemporanei, primo fra tutti lo splendido e straziante racconto di Randall Keynes, lontano discendente dello scienziato e autore della cronaca familiare intitolata Casa Darwin.
Lungi dall’appesantire i testi, questa documentazione viene trasformata con grande naturalezza in una serie di occasioni e illuminazioni poetiche. Nello stesso tempo, una potente forza centripeta conferisce alla raccolta la necessaria coesione. Il fatto è che Trucillo, a differenza di tantissimi suoi predecessori, non è affatto interessato a saccheggiare le scoperte di Darwin come un serbatoio di metafore sociali e psicologiche. Al contrario, è l'unità della vita e dell'opera intese come singola e irripetibile avventura, a ispirare il suo racconto scandendone le tappe. Agli occhi di Trucillo, Darwin incarna ancora una figura antica di sapiente, quasi uno di quei filosofi sovrumani ai quali Giorgio Colli dedicava la sua tesi di laurea negli anni '30. E questo, a partire dal doppio movimento fondamentale della sua esistenza: il lungo viaggio intorno al mondo sul brigantino Beagle, e il ritorno a casa, con i lunghi anni necessari a far sedimentare il senso delle sue scoperte. Con il suo ormai collaudato sistema di versificazione, che predilige le misure brevi e incisive, Trucillo affronta un'impresa di grande ambizione. È come se, procedendo verso Darwin, dovesse scrollassi di dosso decenni di specialismi, riattingendo a una perduta unità dei saperi. L'esiguità delle carte da giocare sembra esaltarlo, aguzzargli l'ingegno. Come in un precedente ciclo dedicato a un attentato terroristico, la sua scommessa rimane quella di trovare un punto di vista, un modo del discorso, un sistema di metafore e analogie che siano propri soltanto alla poesia, e dunque ne attestino la necessità, l’insostituibilità.
E in effetti, mentre leggiamo, ci rendiamo conto che una specie di inebriante vertigine che l’avventura conoscitiva di Darwin, così come il metodo che vi è sottinteso, si attestano ancora nei paraggi di quel modo poetico di abitare il mondo che  è il più importante lascito dei romantici alle generazioni future. Da questo punto di vista Darwin è in tutto e per tutto un uomo del suo tempo. Così lo scienziato ragiona in prima persona in una poesia in cui Trucillo lo immagina riflettere sull'amato Wordsworth: «Se osservo/ il flusso ininterrotto che ascende/ dal corpo del poeta/che canta/sotto una fila di tigli,/ vedo il mio occhio che vortica/ tra le rive di un microscopio/ imparando a fluire».
Entrambi, il poeta immerso nel vortice del paesaggio e lo scienziato che indaga i più riposti segreti della natura, sono «tesi all'aperto», smarriti nelle sale di una «reggia d'immagini».
Anche fisicamente, il viso ornato da un’imponente «barba bianca», questi due eroi della conoscenza si assomigliano, «l'uno non visto dall'altro». Garantita dall'esattezza del dettaglio, la continuità del sentire e dell'interpretare è ancora intatta, limpida come un'acqua di sorgente. Trucillo ha ragione: sia che vaghi per il mondo su un brigantino, come l'eroe di un romanzo di pirati, sia che metta su famiglia e sprema con pazienza il tocco delle sue osservazioni in un villino della campagna inglese, non troppo distante da Londra, il filo d'Arianna di Darwin nel labirinto del mondo è lo stupore. E si rivela particolarmente efficace, da questo punto di vista, il far parlare Darwin in prima persona, come in una sorta di diario poetico che annoti le tappe essenziali del suo percorso, i momenti cruciali delle sue intuizioni, le sue speranze e i sui dolori.
Ascoltiamolo, per esempio, al culmine di un volo sul pallone aerostatico, mentre come un vento d'alta quota una nuova intuizione irrompe nella «stabilità/ delle certezze». «Non ho paura di pensare», confessa Darwin a se stesso in quel momento d’estasi, «che combinare lo sguardo/ con l'altezza/ è la struttura aerea/ della scienza». Pensiero che ricava, qui come in tutto il libro, un massimo di spessore e credibilità dall'essere formulato in prima persona, dal suo soggetto impegnato nell'esperienza-occasione, e non attribuito a lui da una voce esterna, che formula una semplice ipotesi sul suo personaggio.  
Con questa bellissima suite ottocentesca, che In poche decine di pagine riesce a unire le Ande e la campagna del Kent, Trucillo ci ricorda che una delle massime prerogative della poesia è l’identificazione, la capacità di cogliere un pensiero e un destino nel momento del loro farsi. E con sorpresa, in un periodo in cui non sembrano più possibili spazi alternativi tra un indecifrabile specialismo e la più corriva divulgazione, ci rendiamo conto che è proprio l’opera di un poeta quella che riesce a comunicarci qualcosa di nuovo su Charles Darwin e il suo formidabile, irripetibile modo di pensare il mondo.


Darwin in poesia prima del revisionismo scolastico
Noemi Ghetti «Terra» 30-04-2009
La poesia della natura ha una tradizione nobile e antica: in Grecia i naturalisti presocratici scelsero di scrivere in versi per esprimere i contenuti della loro ricerca, mentre a Roma il pensiero atomista di Epicuro fu tradotto nel poema in esametri di Lucrezio De rerum natura, grandiosa ultima sinfonia dell'origine materiale dell'universo. Poi vennero secoli di silenzio: la poesia della natura tacque, schiacciata dal peso della metafisica del logos e della religione, che secondo l'immagine lucreziana incombeva dall’alto con il suo volto mostruoso, paralizzando i mortali. Nacquero la filosofia e la teologia, che hanno sempre tentato di relegare la poesia all'innocuo ruolo di intrattenimento sentimentale. Chi provò, come Giordano Bruno, a ricreare l'originaria unità tra materia e fantasia, fu arso vivo con la bocca chiusa dalla mordacchia.
Darwin, l'insolito titolo della nuova raccolta di poesie di Luigi Trucillo, edita da Quodlibet, sembra evocare la nostalgia di un mondo in cui amore e conoscenza nascevano spontaneamente e intimamente fusi. Sarà forse, ci piace pensare, per l’origine dell’autore in quella Napoli che, dal primo secolo a.C. fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., fu culla e fucina di poesia e pensiero epicureo: lì, sulle orme di Lucrezio, si formarono Virgilio, Orazio e Ovidio che conservarono sempre nei loro versi il suono dell’esperienza poetica partenopea.
Ecco allora i versi limpidi e folgoranti di Tutti insieme appassionatamente, che ricreano atmosfere ermetiche ungarettiane, liberandole da ogni odore di misticismo: «Come un curato / davanti al dna / mi illumino d’immenso. / Ovvero saturo la crepa / del non senso / con una rete / che copre integralmente / la realtà». O anche gli struggenti versi d'amore scritti per una donna. E ascensioni nelle rarefatte atmosfere delle montagne andine, e navigazioni solitarie nelle vaste distese dei mari del Sud corse dai venti: i luoghi incontaminati che ispirarono a Darwin le sue scoperte. E che però lo scienziato positivista non poté che descrivere in prosa. Ma liberare la mente dal peso della religione ha tra gli esiti meno prevedibili anche quello di sciogliere il canto. Ovidio, Cavalcanti, Boccaccio: la poesia che nasce dalla materia; scrive Calvino nelle Lezioni Americane. Porta il segno della “leggerezza” della fantasia: quella capacità di immaginare umana che nella materia biologica ha la sua unica origine. Sa commuovere, ma sa anche far ridere con la comicità paradossale delle immagini dei bambini, come in Ultimissime «Un covo / di cellule staminali / terroriste / è stato smascherato in un pollaio. / Lo staio / verrà interrogato / dai gorilla / di Guantanamo».
A Darwin padre, padre della teoria dell’evoluzione, di cui ricorre il secondo centenario della nascita, Trucillo dedica, tra le altre poesie, un epigramma, che proponiamo come un antidoto alla cosiddetta “teologia evoluzionista” del Disegno intelligente, che quotidianamente a dosi massicce riempie pagine e pagine dei nostri giornali: «La sua teoria / sarà osteggiata e bandita/ nei nostri giorni bigotti / dentro le scuole d’oltreoceano, / e in epoche più mistiche / avrebbe visto il rogo. / Dio occupa tutto per loro, / come Narciso / accanto al lago. / “Chi è senza peccato - dicono - scagli la prima pietra”. / O chi è senza pensiero? »
Quando sono stati composti questi versi - non è trascorso tanto tempo - il progetto di revisione o addirittura di espunzione della teoria dell’evoluzione dai libri di testo delle scuole italiane non era ancora immaginabile.

E il nonno Erasmus mi ha insegnato la polifonia culturale
Luigi Trucillo «Corriere della Sera» 03-06-2009
Come nasce un libro? Basandomi sulla mia ultima esperienza direi che bisogna sempre fare affidamento sui nonni, intesi qualche volta come antichi maestri. Cioè, in altri termini, sulla catena delle affabulazioni. A prescindere dall'ammirazione per i suoi scritti, infatti, probabilmente la prima idea di scrivere un libro di poesie su Darwin mi è balenata scoprendo che il nonno, il medico Erasmus Darwin, oltre a inventare i pozzi artesiani aveva rappresentato in versi la teoria dell'evoluzione di Lamarck. Se quell’approccio alla scienza era stato possibile allora, perché non riprovarci adesso? Sappiamo che l'attrazione che la natura esercita sulla psiche umana è innata e si definisce biofilia: come lasciar cadere la possibilità di una sua rappresentazione estetica? A ben guardare, le intuizioni di Darwin fanno capolino dappertutto, quindi anche all'interno della poesia. Certo, non tutto è stato semplice, credo che per ogni scrittore sia stranissimo calarsi nell’opera di uno scienziato, perchè si vede costretto a fare i conti con un tessuto di teorie sistematiche percepite dalla scrittura come una materia sottile del linguaggio, una specie di sostanza segreta già apparentemente confezionata che germoglia di nuovo nella propria elaborazione.
L'idea base che personalmente mi ha affascinato in Darwin, e che mi guida da sempre, è quella della metamorfosi. Ne ho fatto quasi un'epica profonda, e mi sembrava interessante riversare la spaziosità di quest'epica contro l'idea di controllo così incombente nelle scienze applicate. E Darwin con la sua natura stupita e profondamente democratica era evidentemente un esploratore più che un erogatore di controllo. Secondo me, ad esempio, la sua idea di ereditarietà che allude nel tempo all'asse familiare evoca, attraverso la teoria delle piccole progressioni del cambiamento, un sistema orizzontale, di passaggio fraterno, opposto in ultima analisi alla verticalità epidica e metafisica attribuita di norma alla trasmissione. La metamorfosi come elemento fraterno: non è questa un’idea bellissima, vicina in qualche misura al fondamento della poesia? Non è il barlume di una speranza non gerarchica? E gli scienziati, quelli veri, non sono immersi nell'elemento creativo? Per me quindi valeva la pena tentare di aprire la materia di una teoria scientifica all'apporto di alcuni elementi classici come la tragedia, il mito, la metafora, cercando a tentoni il varco verso un'epistemologia inconscia. Del resto proprio uno scienziato, Bateson, elaborando la sua fittissima struttura che connette ha parlato di una complessità organizzativa del vivente che non consente meccanicismi. E ha invitato a una metaforizzazione della scienza. Io non ho fatto altro nei miei versi che imbucarmi in quest'idea di polifonia culturale. Ha detto Bateson che «la natura pensa per storie, racconta storie». E l'evoluzione allora non è per noi poeti una versione delle Mille e una notte che le specie si raccontano per non morire? Alla fine nella teoria di Darwin circola un ascolto profondo delle leggi naturali che è anche un invito all'apertura, all'attenzione verso ciò che ci appare, nudo, dinanzi. Per chi sa respirare i mutamenti è un percorso verso la riconciliazione.



Doping e staminali, l'ironia dei poeti
Felice Piemontese «Il Mattino» 09-06-2009

 Poesia: un quadro vivacissimo con nomi nuovi accanto a presenze consolidate

Qualunque cosa ne pensino i critici disinformati e gli antologisti prevenuti, la ricerca poetica a Napoli è vivacissima, e accanto ai nomi più o meno storicizzati ne compaiono continuamente di nuovi, mentre autori già conosciuti si ripropongono con opere che segnano un significativo cambio di passo. Tre libri recenti, scelti tra altri, confermano la validità di queste asserzioni...
Per certi aspetti analogo – anche se condotto con modalità del tutto diverse – il lavoro di Luigi Trucillo intitolato Darwin, e pubblicato da Quodlibet (pagg. 170, euro 14). Con questo libro Trucillo è tra i vincitori dell'edizione 2009 del Premio Napoli. Anche qui la dimensione lirica tradizionale lascia il posto al tentativo di trasporre in versi la vicenda umana e la teoria del grande naturalista inglese. Un'impresa senza dubbio ardua, condotta con grande consapevolezza nell'uso di una lingua poetica che alterna il tono oracolare a modalità prettamente narrative. La scena cambia completamente con l'ultima sezione del libro, ricca di scatti epigrammatici e di ironiche citazioni, e nella quale non mancano riferimenti all'attualità («un covo / di cellule staminali / terroriste / è stato smascherato in un pollaio./ Lo staio / verrà interrogato / dal gorilla / di Guantanamo»).

Darwin in versi riconcilia la scienza con l'umanesimo
Enzo Golino «il Venerd́ di Repubblica» 24-07-2009
Anche la poesia è uno strumento che può ridurre il distacco fra cultura umanistica e cultura scientifica biasimato da Charles P. Snow in un pamphlet del 1959. Luigi Trucillo (Napoli, 1955) ha raggiunto l'obiettivo con Darwin (Quodlibet, pp. 167, euro 14), ritratto in versi del grande scienziato, di cui quest'anno si celebrano il bicentenario della nascita e i centocinquant'anni di L'origine delle specie. Nella abituale forma breve, incisa sulla pagina come un'iscrizione lapidaria per accentuare visivamente il lavoro di scalpello dello stile, Trucillo affida spesso proprio a lui il compito di raccontarsi.
Suggestiva invenzione poetica, il libro – Premio Napoli 2009 – comincia sulla tolda del Beagle, il brigantino dove l'aspirante naturalista si imbarcò per il lungo viaggio che gli cambiò l'esistenza. Tra le pagine più efficaci, l'incontro con il bambino indigeno, la lettera alla moglie Emma (la sua splendente serietà: «una freccia / che va diritta al cuore»), la morte delIa figlia Anne («l'urto / non ha parole»), l'epopea dei lombrichi («centinaia di migliaia / digerite nella polvere»).
Inseriti senza nominare la fonte, tre versi – «la vita / vive sempre a spese / d'altra vita» – sono una frase citata da Nietzsche, simbolicamente consona all'evoluzionismo darwiniano e a quest'opera singolare ispirata a un materialismo non ignaro del classico Lucrezio.
2009
Quodlibet
120x180
ISBN 9788874622511
pp. 172
€ 14,00 (sconto 15%)
€ 11,90 (prezzo online)