Step by Step
Step by Step
Contemporary Yiddish Poetry
Edited by Elissa Bemporad & Margherita Pascucci

“Traveling with Yiddish is traveling not just with Yiddish. You look at the landscape of language, and in a wink it turns into culture, history, literature. You talk to it in Yiddish, and it responds with quotes in Hebrew, German, Russian. You cross worlds of geography and demography, Jewish history and modern transformations and, wherever you turn, you realize that you are crossing universal human spaces”.
– Benjamin Harshav, The Meaning of Yiddish

It is precisely this remarkable and idiosyncratic character of Yiddish, which bridges languages, cultures, “worlds of geography and universal human spaces”, that shines through this anthology of contemporary Yiddish poetry. Inspired by Peter Yankl Conzen’s poetry and his deep knowledge of the Yiddish literary tradition, Step by Step. Contemporary Yiddish Poetry brings together the voices of contemporary Yiddish poets from throughout the world.
And like the language in which the poems are written, the anthology becomes a symbol of the multifacetedness of Yiddish culture. A temporal and spatial multifacetedness, which talks of departures and returns, family relations and generational gaps; which travels in time, in search of a bygone past, or in the present, wandering aimlessly, searching for an individual self or a collective identity. A multifacetedness, which, with the simple force of the narration of loss, death, truth and love, of the noise of nature and the ordinary uniqueness of everyday life, from New York to Czernowitz, from St. Petersburg to Vilna, proves the extra-territorial essence of Yiddish and of the people who created it.
The purpose of Step by Step is not only to convey the beauty of Yiddish to a contemporary wide audience, but also to provide a new space for the literary creativity of those who, from all corners of the world, still contribute to the blossoming of this language and culture.

 

Elissa Bemporad is a historian of Eastern European Jewish history, who specializes primarily in the social, cultural and institutional history of the Jews of Russia and the Soviet Union. She has taught at Stanford University, Hunter College and The New School, and has recently been appointed Ungar Assistant Professor of Eastern European Jewish History and the Holocaust at Queens College, The City University of New York. Her book, entitled Becoming Soviet Jews: The Bolshevik Experiment in a Jewish Metropolis, Minsk 1917-1939, is forthcoming.

Margherita Pascucci is a philosopher. She is currently Marie Curie Fellow at Royal Holloway, University of London. She published two monographs, Il pensiero di Walter Benjamin. Un’introduzione (Trieste, Italy: Edizioni il Parnaso, 2002) and La potenza della povertà. Marx legge Spinoza (Verona, Italy: Ombre corte, 2006) and several articles (“Millepiani”, “Encyclopedia of World Poverty”, “Fenomenologia e società”). Her book, entitled Ware als poetischer Gegenstand. Über Kapital und Imaginär, is forthcoming.

Recensioni 
Laura Mincer «ALIAS» 17-04-2010
 
Aspra bellezza e globalità dello yiddish postbellico
Laura Mincer «ALIAS» 17-04-2010
«Un goy (ovvero un non ebreo) che parli yiddish è come una gallina che canta», suona un proverbio yiddish. Eppure il bel volume antologico di Elissa Bemporad e Margherita Pascucci Step by Step Contemporary Yiddish Poetry (Quodlibet, pp. 233, € 24,00) presenta almeno uno straordinario esempio di tali galline cantanti: il tedesco Peter (Yankl, nel suo nuovo nome yiddish) Conzen, da una cui poesia origina anche il titolo della raccolta e la cui strana presenza impregna le pagine di questo libro elegante e finemente curato. Conzen, a cui e dedicata gran parte dell’lntroduzione, «era un fotografo, un disegnatore e uno scrittore. Ha viaggiato per tutta la vita, ritraendo l'umanità nascosta e dimenticata. Era un grande conoscitore dell’ebraico e dello yiddish, in cui ha scritto un romanzo ed alcune poesie. Ci ha lasciati nell'agosto del 2005». Tedesco, è stato innamorato della cultura ebraica e dello yiddish, con cui avvertiva una sorta di segreta e strabiliante intimità. Strana figura di frontiera, le curatrici del volume lo incontrarono a un seminario intensivo di yiddish organizzato dallo YIVO, il mitico centro per lo studio di questa lingua con sede a New York, nell'estate del 1998 e ha probabilmente contribuito in maniera determinante all’attaccamento delle due studiose, una storica e una filosofa, a questo campo di studi. «Era un uomo speciale, eccezionale: tutti noi sentivamo di aver incontrato il materiale di un angelo, di un malekh [angelo in yiddish] umano», è scritto nell’Introduzione. Dalla sua «straordinaria generosità» nasce la collana «Verbarium» dell’editore maceratese Quodlibet, che ha pubblicato finora nove volumi di autori eterogenei come Ludwig Wittgenstein, Renato Solmi, Ivan Illich; all’interno di questa collana, Step by Step inaugura la serie Conzeniana, dedicata alla cultura, alla letteratura e all’arte yiddish, pubblicata in inglese e in yiddish (in caratteri ebraici, non traslitterati). Chi vada alla ricerca del tono nostalgico, della lacrima versata sul «mondo scomparso» resterà forse deluso da questa antologia, dove gli accenni al passato sono quasi del tutto assenti – o per meglio dire fanno parte del medium linguistico, e non del contenuto. Perché in queste pagine la leggendaria lingua degli ebrei ashkenaziti, assassinata nei campi di concentramento e nelle camere a gas di mezza Europa, (ri)vive non come monito o lamento sui morti, ma come straordinaria lingua di comunicazione culturale, adatta a esprimere i sentimenti più diversi e anche più quotidiani: la solitudine (Again One Stands Alone, di Bella Schaechter-Gottesman), l’attesa prima del parto (Pregnant, di Justin Abbot), la bellezza numinosa di una serata in un bosco (Walking Home Through the Forest Before Evening, di Boris Karloff, pseud. di Dov Ber Kerler). Sono molti anche i testi in cui esiste un chiaro riferimento ebraico: come Café Jew Zoo del pioniere del revival klezmer Yale Strom in cui l’autore, trascinato in un caffè dove anche i camerieri cantano in yiddish e l’aria è densa di «memorie vuote», si domanda «is this nostalgia, or is this guilt? Is this the devil disguised as Solomon?», o come Vilna, del moscovita Velv Chernin, dedicato alla città un tempo nota come Gerusalemme del Nord e che oggi mostra il viso ingannatore di «a mask on a mask on a mask», in cui scheletri tirati a lucido guidano «an endless dance of death around the mausoleums of our brilliant exile», una città in cui per sopravvivere devi essere «the whole year drunk, but sober on Purim» (ovvero durante la festa in cui, unica volta nell’anno ebraico, l’ubriachezza è un precetto): versi che giungono tanto più appropriati in un periodo come questo in cui i governi dei paesi baltici, con la Lituania in testa, si danno un gran daffare per dimostrare l’uguaglianza fra lo sterminio nazista e quello sovietico, e chiamano a interrogatorio ultraottantenni partigiani ebrei sopravvissuti per miracolo in quanto complici dei crimini di Stalin…
Lingua degli ebrei ashkenaziti (dall’ebraico antico Ashkenaz, per Germania), lo yiddish nacque intorno all’anno Mille nella valle del Reno, ma acquistò la sua forma attuale solo nelle migrazioni ebraiche verso oriente, e anzitutto verso la Polonia, paese che della cultura yiddish è stato culla, madre e matrigna al tempo stesso. Prima della seconda guerra mondiale lo yiddish, usato da una popolazione di circa undici milioni di persone, era diffuso in una zona che andava della Siberia all’Europa centrale, dagli Stati Uniti all’Africa del Nord, ed era la lingua europea con la maggiore diffusione spaziale. Una lingua internazionale, anzi hinter-nationale: al di sopra, al di là delle nazioni, come nel calembour del ceco Johannes Urzidill. Nel dopoguerra questa lingua, strappata dal suo popolo e seriamente minacciata di estinzione, è generalmente accompagnata da prognosi necrofile sulla sua fine, o sulla sua possibile esistenza post-mortem. Step by Step contiene una conferma e una smentita. Una conferma: l'extraterritorialità, una delle caratteristiche più evidenti della cultura yiddish, permane anche in questo linguaggio postbellico, in questo yiddish sopravvissuto, sottratto allo sterminio e all’oblio, e si riflette anche nell’apparato metatestuale del volume: è detto, si tratta di un libro in yiddish e in inglese, ma stampato in Italia; italiane sono anche le due curatrici, ma residenti una negli Stati Uniti, l’altra in Inghilterra; ma anzitutto stupiscono le note biografiche dei ventidue autori presentati, i cui luoghi di nascita spaziano da Lódz a San Pietroburgo, da Washington D.C. a Los Angeles, da Puerto Rico a Novograd-Volinsky, e sulla cui vita si vorrebbe generalmente conoscere molto di più delle scarne informazioni fornite in calce al volume. Una smentita: lo yiddish non è morto, e non vuole morire. La sua aspra bellezza si offre – come suona la dedica di Step by Step – a tutti coloro che la vogliono scoprire.
2009
Verbarium
155x240
ISBN 9788874622573
pp. 240
€ 24,00 (sconto 15%)
€ 20,40 (prezzo online)