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una lettura di "America"
Questo quaderno è nato con lo scopo di pubblicare una riflessione sulle modalità di racconto intorno alla critica dello stato di cose presenti. Già dall’inizio questipiccoli è stata concepita principalmente come una collezione di testi brevi di inchiesta sul lavoro, secondo uno schema inteso a coniugare il momento razionale della comprensione della crisi con la forza spontanea della vita ovvero l’esperienza fattizia dell’esistenza. Detto altrimenti, la sola procedura analitica è subito sembrata insufficiente a raccontare l’ammutolimento, al tempo stesso i conati eversivi di quanti, malgrado l’evidente ritrosia, incapacità o disinteresse teoretico a applicare nuove suture alle narrazioni rivoluzionarie, mostrano, anche occultano pratiche di resistenza talora individuali talora moltitudinarie. Scopo secondario di questo numero è di mettere a tema la piccolezza, sia in quanto inoperosità, sia in quanto prassi. Al riguardo si assume il seguente aforisma kafkiano “Zwei Möglichkeiten: sich unendlich klein machen oder es sein. Das zweite ist Vollendung, also Untätigkeit, das erste Beginn, also Tat”, in altre parole agli esseri umani si danno due possibilità, farsi infinitamente piccoli o esserlo, quest’ultimo caso ne espone la compiutezza che riflette un portamento inoperoso, il primo è un inizio che esige una prassi. La tesi qui proposta, d’altronde svolta in tutti i precedenti numeri di qp, è che la “Kleinheit” configuri una forma di resistenza, eversiva, di falsificazione del mondo. A tutt’oggi i testi di America paiono straordinariamente adeguati a ragionare intorno a questi obiettivi. Lavorati poco meno di un secolo fa, sono in grado di offrire una via di conoscenza all’interpretazione dei modi di produzione attuali, all’esserci dei soggetti che in essi sono catturati, alla logica della posizione dei medesimi, se possibile di ciascuno di essi, in quanto emozionalmente opposti alle nuove funzioni della vecchia ideologia capitalistica dello “spazio vitale”.
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