vita privata
vita privata
Nel 2003 Giuseppe Bonfini ha cominciato a lavorare da operaio interinale alla Manuli, multinazionale della gomma. Per alcuni aspetti la sua scelta di entrare in fabbrica ricorda il patto con gli ultimi di Simone Weil, benché egli vi sia stato anche costretto da ragioni contingenti. Dopo quattro anni di licenziamenti e riassunzioni, susseguitisi senza soluzione di continuità, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Attualmente è inquadrato con la qualifica di operaio generico.
Bonfini è un operaio inattuale, un Gesamtarbeiter malinconico, il suo sguardo è volto al tempo della lotta di classe, nondimeno egli riavvia la critica del lavoro con strumenti marxiani e un intenso gesto d’amore, giungendo a comporre un canzoniere politico-amoroso che, dopo una serie di avatara allucinati, si conclude metamorfosando il celebre apologo di Menenio Agrippa. Qui infatti sono raccolte lettere scritte da un operaio alla sua amata, S., a nessuna delle quali viene una risposta – è una strada a senso unico, come la Einbahnstraße benjaminiana, il cui esergo recita: “Questa strada si chiama via Asja Lacis dal nome di colei che da ingegnere l’ha aperta dentro l’autore”.
2008
questipiccoli
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pp. 52
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