Avventure dello stampatore Zollinger
Avventure dello stampatore Zollinger
Traduzione di Marco Stracquadaini

 

«Pronto. Mi chiamo August»: poteva essere questo l’inizio di una storia d’amore?

Il giovane August Zollinger, in cerca del suo destino, abbandona il paese natale e per sette lunghissimi anni prova tanti mestieri. Fa il casellante della ferrovia su una linea sperduta, e qui si innamora della voce dell’impiegata che ogni mattina al telefono per avvisarlo dell’unico treno gli dice «pronto?», e lui risponde «son pronto»; sulle variazioni minime di quel pronto... son pronto, si svolge tutta una storia d’amore appassionata ed evanescente, come mai in un libro si è letta.
Poi fa il soldato, diserta, e nella solitudine dei boschi si conforta  della compagnia dei grandi alberi quieti, fino al miracolo, alla rivelazione.
Scoprirà alla fine la dignità dei mestieri umili: come timbrare coscienziosamente le carte in un ufficio comunale; poi fare coscienziosamente il calzolaio; e infine lo stampatore, come aveva sognato fin da bambino, perché era questo si vede il suo destino.
Una storia delicata, una piccola parabola filosofica, di un autore sconosciuto in Italia.

 

 

Recensioni 
Pilar Castro «Internazionale - El Cultural» 05-03-2010
Michele Barbolini «PULP» 01-03-2010
Silvia Passini «LifeGate.it» 28-04-2010
Cristina Taglietti «Corriere della Sera» 08-09-2011
 
Pablo d'Ors, Le avventure dello stampatore Zollinger
Pilar Castro «Internazionale - El Cultural» 05-03-2010

Il racconto tenero e ironico delle disavventure esistenziali di un giovane che ha un’unica ambizione: fare lo stampatore nella città dove è nato. Il madrileno Pablo d’Ors, già autore di due libri meritatamente famosi, si sta conquistando uno spazio nella nuova narrativa spagnola grazie a una vasta esperienza del mondo e a una sensibilità letteraria che testimonia la sua profonda conoscenza della migliore narrativa europea del novecento: Kafka, Broch, Musil, Nabokov.

In questo racconto favoloso ritroviamo lo schema degli apologhi di Joseph Roth e Bohumil Hrabal. L’ingenuo protagonista, che abita in una piccola cittadina austriaca, prima di realizzare il suo sogno sarà ferroviere, soldato e calzolaio. E nel frattempo scopre l’amore e i suoi efetti, forgerà la sua leggenda di bevitore triste e percorrerà una rotta simbolica che lo porterà più vicino a se stesso. Un racconto pieno di incanto e apparente semplicità, che non bisogna perdersi a nessun costo: non sono molte le occasioni in cui vediamo riconciliarsi, in modo così fresco ed esemplare, vita e letteratura.

Pablo D'Ors. Avventure dello stampatore Zollinger
Michele Barbolini «PULP» 01-03-2010
 
Ancora sconosciuto al pubblico italiano, lo spagnolo Pablo d'Ors arriva in Italia con un romanzo che ha il sapore di un classico. Una scrittura piana e distesa, un prosa felice che ricorda i quattro racconti di Kafka raccolti per i tipi di Quodlibet sotto il titolo Un artista del digiuno, ma anche, come noteranno i lettori più attenti, i testi di Robert Walzer. Come l’artista del digiuno kafkiano anche August Zollinger, protagonista del romanzo, sente fin da giovane una votazione irrinunciabile diventare lo stampatore della cittadina di Romanshorn. Un primo tentativo di aprire una stamperia fallisce e il giovane Zollinger lascia la città. Costretto a rinunciare al proprio sogno, August inizia a viaggiare intraprendendo lavori di ogni tipo: per le ferrovie, allacciando una relazione sentimentale fatta di brevissimi dialoghi telefonici con la centralinista Magdalena; entrerà nell'esercito, si ritirerà nei boschi dove imparerà ad ascoltare la voce degli alberi abbracciando i tronchi, sarà timbratore di pratiche in un ufficio comunale e infine calzolaio di grande successo. Zollinger si adatta ad ogni situazione e mestiere con facilità innata, mettendo passione nei lavori più umili e ripetitivi, trasformandoli a suo modo in arte. Lo sguardo protagonista si posa sugli oggetti sapendone cogliere significati nuovi, nuove sfumature che presto rivelano a chi gli sta accanto un benessere non ancora provato. Dopo sette anni di viaggi e peregrinazioni, quasi senza volere Zollinger torna al paese d'origine e riesce finalmente a realizzare il sogno di aprire una stamperia. Ha ormai trentatrè anni e una storia da raccontare.
A narrarla sarà l'autore del libro che incontriamo nel finale, al quale Zollinger si rivolge con la consueta semplicità invitandolo a raccogliere la sua storia con queste parole: "Lei la scriva, poi la stampo io". Nasce così questa moderna parabola filosofica: la storia del tipografo Zollinger, da tutti conosciuto in paese come "l'uomo che abbraccia gli alberi".
Fermiamoci a leggere... Avventure dello stampatore Zollinger
Silvia Passini «LifeGate.it» 28-04-2010
“Anch’io – lo confesso- ho un Ferdinand nella mia vita, e una Magdalena, più o meno clandestina, e compagni con cui un tempo camminai e cantai, e un destino- questo forse è essenziale – per cui soffro e gioisco”

August Zollinger ha un grande sogno: vuole diventare il tipografo della cittadina di Romanshorn. Fin da bambino August era attratto dal mestiere di tipografo. I rotoli di carta, il profumo dell’inchiostro lo affascinavano e già a sei anni trascorreva i suoi pomeriggi seduto su uno sgabello nella tipografia del paese ad apprendere dal vecchio Staufer, lo stampatore del paese, il mestiere: "affascinato dal processo di produzione del libro, il piccolo osservava il vecchio preparare amorevolmente la carta, collocandola nella pressa, per eliminare l’aria che poteva essere rimasta tra i fogli". August prova a seguire la sua vocazione e apre la sua tipografia. Accade qualcosa di terribile, la mattina seguente la sua insegna sparisce e August non viene più visto a Romanshorn nei giorni seguenti.
 
E’ l’inizio di un peregrinare del giovane, che prova le disparate professioni. Diventa impiegato della ferrovia e si innamora della voce che ogni mattina gli dice “Pronto”.”Quanto a lungo August guardò quello scrostato apparecchio grigio! Che grande speranza accarezzava nel suo cuore, pensando alla brevità e alla banalità del colloquio che stava per avere!”. Un amore rarefatto, etereo. Una voce di cui il giovane era perdutamente innamorato, che lo fa sentire finalmente vivo, pieno di passione.
 
Ma qualcosa accade e il giovane August si trova di nuovo in marcia. Questa volta si arruola, diventa soldato. Ma non smette di pensare a quella voce. A quella donna. Il dolore è così forte che lo rimette di nuovo in viaggio. Si incammina e inizia a vivere nel bosco, dove deve badare a se stesso. Dove scopre di essere bravissimo a intrecciare cesti e dove… ritrova, abbracciando gli alberi, le voci del suo ex commilitone Ferdinand e della sua amata donna del telefono.
 
Ferdinand si rimette in viaggio, ancora. Si cimenta in nuove professioni, si scopre un bravissimo timbratore. E poi un bravissimo, eccelso calzolaio. Ma rimane il senso di qualcosa che sfugge in August. Non ha ancora realizzato il suo sogno. Mosso da un grande desiderio e forte di tutte le esperienze che ha vissuto, Zollinger può finalmente diventare tipografo. 
 
Tutti abbiamo dei sogni, che magari non possiamo realizzare nell’immediato. Perché non ci sono gli strumenti, perché il momento non è quello giusto. Perché qualcosa (o qualcuno) ci ostacola. E allora? Rimanere fermi e aspettare? No, il gentile racconto di August fa capire che vale sempre la pena vivere, tenere sempre vivi i propri sogni. Provare ad alzarsi in punta di piedi e vedere un po’ più in là, dove spesso chi ci è vicino e non condivide i nostri sogni non vede… Non reprimere mai i propri desideri e soprattutto trovare vita, passione e un guizzo di energia anche nelle situazioni più monotone.
 
Una piccola grande storia d’amore. Soprattutto per se stessi e per i propri desideri. Una storia incantevole nella sua semplicità. La storia dell' "uomo che abbraccia gli alberi" riporta a galla i desideri. Le passioni, e perché no, anche i dolori (la passione più pura). Questa storia invita ad alzarsi un po' e a toccare i nostri desideri. Fuori dalla monotonia e dall'ordinarietà a cui spesso la quotidianità costringe.
Il ragazzo che scriveva per piacere alle ragazze diventato prete
Cristina Taglietti «Corriere della Sera» 08-09-2011

«Flaubert diceva che con i buoni sentimenti non si può scrivere un romanzo. Non sono d' accordo. Penso che un romanzo non si possa scrivere senza sentimenti, buoni o cattivi che siano». Tra le voci poco conosciute in Italia a cui il Festivaletteratura offre uno spazio per farsi sentire c' è quella di Pablo d' Ors, scrittore spagnolo di 47 anni di cui Quodlibet ha pubblicato un piccolo romanzo, Avventure dello stampatore Zollinger .

Una delicata parabola filosofica di cui l' autore parla questa mattina con Bruno Gambarotta (ore 10.15, Chiesa di San Maurizio) e da cui Roberto Abbiati ha tratto uno spettacolo andato in scena ieri sera (si replica stasera al conservatorio di musica Campiani). Né il libro né l' aspetto rivelano immediatamente che Pablo d' Ors è un sacerdote, cappellano in un grande ospedale di Madrid, dove quotidianamente è a contatto con una realtà molto radicale che ha a che fare con il dolore e con la morte (per cinque anni ha insegnato teologia all' Università). Avventure dello stampatore Zollinger è una storia d' amore e di vocazione (vocazione per un mestiere, quello del tipografo appunto) ambientato in Austria ai tempi dell' impero e sembra riecheggiare le atmosfere della grande letteratura mitteleuropea, da Bernard a Kafka a Zweig. «Quello è l' humus in cui nascono i miei libri - spiega -. Vengo da una famiglia di origine tedesca, ho studiato alla scuola tedesca, ho vissuto a Vienna e Praga». La vocazione letteraria precede quella religiosa: «Ho cominciato a scrivere a 14 anni, quando fecero un concorso di narrativa e poesia per bambini e ragazzi. Ho partecipato e ho vinto. Da allora ho sempre scritto, anche perché le dediche che facevo alle mie compagne di scuola piacevano molto». Eppure il ragazzo che inizia a scrivere per piacere alle ragazze («La comunicazione è sempre seduzione» dice) si fa prete. «Sono entrato in seminario a 19 anni, ma di fatto per me le due vocazioni coincidono. Si tratta di rispondere a una voce che hai sentito». In passato d' Ors parafrasava il medico-scrittore Cechov che diceva: la medicina è mia moglie, la letteratura la mia amante. «Anch' io dicevo: il sacerdozio è mia moglie, la scrittura la mia amante. Poi mi sono reso conto che forse non è appropriato. La verità è che all' inizio i miei libri erano meno spirituali: buttavo nella scrittura tutto ciò che restava fuori dalla mia vita. Adesso metto tutto dentro. Perché anche la vocazione religiosa è molto concreta, corporea». Nei suoi libri (ne ha scritti sei) c' è anche molto umorismo: «In questo romanzo c' è più un' ironia benevola, in altri invece la satira è più forte. Umorismo e umiltà per me sono la stessa cosa, significa non prendersi troppo sul serio. Il romanzo nasce con il Decameron , un libro che amo moltissimo. È lì che comincia la modernità, quando la gente comincia a ridere delle istituzioni».

D' Ors spiega di non scrivere per fare catechesi: «Fare apostolato con la letteratura sarebbe ideologia. Ho scritto romanzi molto diversi, anche con storie erotiche. Non mi pongo limiti. La verità mette paura, ma rende liberi». Con le gerarchie ecclesiastiche non ha mai avuto problemi, «forse perché non leggono romanzi», scherza. «Chesterton diceva che quando entrava in chiesa era tenuto a togliersi il cappello, non la testa. Ecco, io la penso così»

2010
Compagnia Extra
120x190
ISBN 9788874622955
pp. 144
€ 12,50 (sconto 15%)
€ 10,63 (prezzo online)
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