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Metodo trascendentale e metodo psicologico
Una discussione di principio sulla metodica filosofica Presentazione di Marina Manotta Con un saggio di Stefano Besoli Il volume di Max Scheler, Metodo trascendentale e metodo psicologico (1900) – qui presentato per la prima volta in traduzione italiana – è lo scritto di abilitazione di colui che, nel giro di pochi anni, si sarebbe imposto come uno dei filosofi più originali del Novecento, artefice di una particolare declinazione della fenomenologia, ispiratore dell’antropologia filosofica e fondatore dell’«etica materiale dei valori». In questo saggio, Scheler – prima che la sua riflessione risentisse delle influenze derivanti dalle Ricerche logiche di Husserl – sviluppa un’indagine approfondita sul metodo filosofico e sul problema del metodo come questione fondamentale di tutta la filosofia, attuando una critica rigorosa delle due concezioni metodiche che all’epoca apparivano ancora come egemoni: il logicismo trascendentalista d’ispirazione kantiana e lo psicologismo di matrice empirista. Nella convinzione che, a dispetto della legge di gravitazione, «in filosofia la costruzione cominci dal tetto», Scheler perviene a configurare un terzo metodo, chiamato «noologico», in grado di superare l’opposizione tra quello trascendentale e quello psicologico mediante il richiamo al principio superiore di una vita spirituale, in cui si realizza l’unione di realtà psichica e pretesa logica di validità. Al di là dell’efficacia della proposta noologica, lo scritto sul metodo costituisce una tappa significativa nel percorso teoretico scheleriano, caratterizzato anche negli anni immediatamente successivi da un peculiare orientamento neokantiano, e rappresenta al contempo un contributo determinante al dibattito di fine Ottocento sullo statuto delle cosiddette «scienze dello spirito», sulle forme di cultura storica e sui tratti incipienti di una «filosofia della vita», che vuole oltrepassare lo sguardo di una coscienza meramente oggettivante, per cogliere l’estrema pienezza del vivere nell’unitarietà dell’esperire stesso.
Sommario: Presentazione di Marina Manotta. – Max Scheler. Profilo della vita e delle opere. – Prefazione alla prima edizione. – Prefazione alla seconda edizione. – Introduzione. – i. Rapido sguardo sui metodi filosofici nella filosofia moderna. – ii. Esposizione e critica del metodo trascendentale. – 1. Esposizione del metodo trascendentale – A. Parte generale – B. Parte speciale (a. Il problema dello spazio; b. Il problema del tempo; c. Il problema dell’io o della personalità; d. Il principio della causalità). – 2. Critica del metodo trascendentale – A. Parte generale – a. Critica delle caratteristiche essenziali del metodo trascendentale (a. Il suo modo riduttivo e il carattere logico-riduttivo di questa riduzione; b. La sua pretesa di fornire una norma critica per la conoscenza; g. Il carattere formale dei principi della conoscenza del metodo trascendentale; d. L’inclusione dei principi a priori nel concetto di «giudizio scientifico») – b. Critica delle caratteristiche inessenziali del metodo trascendentale – c. Conclusione della parte generale della critica del metodo trascendentale – B. Parte speciale (a. Il problema dello spazio; b. Il problema del tempo; c. Il problema dell’io o della personalità; d. Il principio della causalità). – iii. Esposizione e critica del metodo psicologico. – 1. Esposizione del metodo psicologico. – 2. Critica del metodo psicologico. – A. I momenti legittimi del metodo psicologico – B. I momenti illegittimi del metodo psicologico (a. Il concetto di fatto della coscienza e i limiti dell’introspezione; b. Il punto di partenza del metodo psicologico; c. La riduzione causale del metodo psicologico). – Conclusione e tesi. – La «dottrina dello spirito» jenese come apertura al mondo della cultura e dedizione a un compito infinito. Sugli esordi della riflessione di Max Scheler di Stefano Besoli. – Indice degli argomenti. – Indice dei nomi.
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