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Ambienti animali e ambienti umani
Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili Illustrazioni di Georg Kriszat A cura di Marco Mazzeo «Il confronto con le ricerche di Uexküll è una delle cose più fruttuose che oggi la filosofia possa far propria dalla biologia». (Martin Heidegger, Concetti fondamentali della metafisica) Scritto nel 1933, Ambienti animali e ambienti umani è l’opera matura di uno dei maggiori biologi del secolo appena trascorso, un classico del pensiero europeo del Novecento che ha formato intere generazioni di studiosi del comportamento animale e della natura umana, in ambito scientifico, filosofico e persino letterario. Uexküll è considerato il fondatore dell’etologia contemporanea e un importante precursore dell’ecologia. Ma la sua nozione di «ambiente» – termine che è lui stesso a introdurre in ambito scientifico – è ben più avanzata di quella dell’odierna vulgata ambientalista: non a caso è declinata al plurale. L’ambiente in cui e di cui vive una determinata specie, il paguro o la volpe, la talpa o la zecca, è una sfera separata e impenetrabile al punto da indurre l’autore a parlare, nel sottotitolo, di mondi «sconosciuti e invisibili». Questi mondi o ambienti sono parte costitutiva dell’animale, che non può essere «compreso» senza che si provi ad accedere a essi: parafrasando Heidegger (peraltro suo grande e immediato estimatore) si potrebbe dire che la «struttura ontologica» di un animale coincide esattamente col suo «essere-nel-(rispettivo)-ambiente». Le strategie dell’autore per pararci davanti questi piani dell’invisibile, orchestrate a quattro mani con l’illustratore Georg Kriszat, che va considerato a tutti gli effetti un coautore, costituiscono tutto lo spettacolo di questo libro. Esse indurranno Gilles Deleuze – colui che ha definito l’Etica di Spinoza non una morale, ma un’etologia – ad annoverare Uexküll fra i grandi spinozisti della modernità, caratteristica che implica l’arte di astenersi dal definire alcunché secondo la sua forma, o in base ai suoi organi e alle sue funzioni, o in quanto sostanza o soggetto. Le domande saranno tutt’altre. «Ad esempio – egli scrive –, dato un certo animale, a che cosa tale animale è indifferente nel mondo immenso, a che cosa reagisce positivamente o negativamente, quali sono i suoi alimenti, quali i suoi veleni, che cosa “prende” dal suo mondo?»
Recensioni
Marco Filoni «La Repubblica» 29-05-2010
Gianmario Merenda «Critica minore» 01-08-2010
Il barone prussiano pioniere dell'etologia
Marco Filoni «La Repubblica» 29-05-2010
Personaggio irascibile e burbero, sin dal nome quasi impronunciabile. Eppure Jacob von Uexküll, barone prussiano di origine estone, è stato uno straordinario innovatore. Fra i più importanti biologi del Novecento, è considerato il fondatore dell' etologia contemporanea nonché precursore dell' ecologia. Non solo. La sua opera è un fondamentale punto di riferimento teorico per un' intera generazione di filosofi. Come Heidegger, parco di citazioni dei contemporanei, il quale ammetteva che confrontarsi con von Uexküll fosse «una delle cose più fruttuose» per la filosofia. Le sue ricerche ruotano intorno alla nozione di ambiente, che per primo utilizza in modo sistematico e rigoroso – come dimostra quest' ottima edizione curata da Marco Mazzeo. Nonostante la sua influenza, von Uexküll finì nel dimenticatoio perché antidarwinista. Ma era lo spirito del tempo, riassunto in una lettera di Jünger a Heidegger: «Gli studiosi di etimologia sanno tanto poco del linguaggio quanto poco i darwinisti sanno dell' animale».

Invito alla lettura - von Uexküll
Gianmario Merenda «Critica minore» 01-08-2010
Il barone Jacob von Uexküll (nato in Estonia nel 1864 e morto a Capri nel 1944) può essere considerato il fondatore dell’etologia contemporanea. Non è poca cosa, anzi. Se pensiamo solo per un attimo alle conseguenze alle quali può portare il sostantivo ‘etologia’ comprendiamo che un intero universo di complicazioni si para di fronte a noi. Von Uexküll si occupò del comportamento animale, ma come compresero immediatamente i filosofi a lui contemporanei, la sua ricerca avrebbe avuto ripercussioni sul comportamento politico, esistenziale e filosofico dell’uomo. Heidegger fu tra i primissimi suoi estimatori. Leggendo Ambienti animali e ambienti umani non si può non cogliere le necessarie implicazioni esistenziali che Heidegger svilupperà nella sua filosofia dell’‘essere-nel-(rispettivo)-ambiente’. L’ambiente che von Uexküll descrive, nel suo scorrevole saggio del 1933 corredato dalle illustrazioni di Georg Kristzat, coincide quasi perfettamente con l’ambiente heideggeriano. Più in là nel tempo, rispetto al presente di von Uexküll, si può capire l’interessamento di altri filosofi che hanno segnato con forza il Novecento: tra i quali, Maurice Merleau-Ponty, Jacques Lacan, Gilles Deleuze e Giorgio Agamben. L’operazione compiuta da von Uexküll, l’osservazione scientifica del comportamento di insetti, aracnidi e animali, non può che avere ricadute consistenti in una filosofia novecentesca che tenti di spiegare il perché della ‘brevità’ del secolo. Tutti i tragici accadimenti del Novecento possono essere interpretati con l’etica di von Uexküll. Gilles Deleuze, sfrenato spinoziano, affermerà che Etica di Spinoza altro non è che un etologia, un compendio del comportamento animale dell’uomo che vive e non subisce il suo proprio ambiente. L’uomo con l’etologia è ricondotto al suo essere animale, al suo comportamento reattivo rispetto agli stimoli che l’ambiente e la propria struttura percettiva gli impongono. Non ci sono spazi per una morale acquiesciente, tutto si svolge su un piano etico, umano e animale ad un tempo. Essere e tempo sono kantianamente correlati (von Uexküll sarà un buon lettore di Kant assieme all’amico poeta Rainer Maria Rilke) in von Uexküll. Basta leggere questo passo: «La nostra impressione è che il tempo faccia da contenitore per qualunque avvenimento e che, di conseguenza, sia l’unico elemento stabile nel continuo fluire degli avvenimenti. Abbiamo visto, invece, che è il soggetto a dominare il tempo del suo ambiente. Mentre fino ad ora avremmo detto che senza tempo non può darsi un soggetto vivente, ora sappiamo che occorre dire: senza soggetto vivente, il tempo non può esistere» (p. 53). Il saggio di Jacob von Uexküll ha il duplice pregio di poter essere letto per quello che è (l’affascinante trattato di un etologo) e per quello che può essere (un’indagine sull’agire dell’animale uomo). Portando i concetti Umwelt (ambiente), Stimmung (tonalità emotiva) e Umgebung (dintorni) da un contesto ‘naturalistico’ a quello decisamente filosofico, politico ed estetico ad un tempo, si può capire come la ricerca di Jacob von Uexküll sia entrata capillarmente nella filosofia di tutto il Novecento. Diventa quasi un gioco andare a scoprire come i suoi termini si siano prestati alla teoresi della bio-politica.

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