Il sogno 101
Il sogno 101
Prima e seconda parte
A cura di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini
Con un saggio introduttivo di Quirino Principe e un omaggio di Sylvano Bussotti

Il sogno 101 è il racconto autobiografico di Giacinto Scelsi (La Spezia 1905-Roma 1988), compositore di culto nel panorama della musica contemporanea. La vita riservata ed eccentrica, lo spirito aristocratico, ma anche l’ampiezza delle relazioni intellettuali (fra gli altri John Cage, Jean Cocteau, Severino Gazzelloni, Walter Klein, Nikita Magalov, Henri Michaux, Pierre Monteux, Virginia Woolf), hanno alimentato nel tempo leggende sul suo conto.
La prima parte del volume, più estesa, è stata originariamente registrata su nastro magnetico nel 1973, con l’esplicita indicazione che fosse pubblicata almeno quindici anni dopo la sua scomparsa. Si tratta di un ampio resoconto in grado di illuminare molti aspetti, sia pubblici che privati, di questo poliedrico artista: dalle considerazioni di carattere estetico, spesso legate a problematiche musicali, alle divagazioni di ordine filosofico e mistico, ai profili delle numerose persone con cui Scelsi entrò in relazione, sino agli aneddoti e ai bozzetti di costume.
La seconda parte, Il ritorno (registrata su nastro magnetico in un secondo tempo, nel 1980), è un poema visionario che Scelsi considerava «l’autobiografia della sua prossima incarnazione»: nuova tappa, viaggio astratto attraverso l’eterno e l’immateriale dove luce, suono, forme e spiritualità acquisiscono una dimensione esplicitamente onirica.

Il pianoforte, le ondiole e i vari strumenti appartenuti a Giacinto Scelsi


Un accurato apparato critico, a cura di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini, accompagna l’opera con l’intento di orientare il lettore nel contesto biografico, storico e artistico dell’autore, fare luce sui diversi personaggi evocati nella narrazione, integrare le omissioni e colmare talvolta i silenzi – volontari o meno – di Scelsi.
Con la pubblicazione de Il sogno 101 la casa editrice Quodlibet, in collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi, dà inizio all’edizione organica degli scritti di Giacinto Scelsi.

 

Recensioni 
Aldo Lastella «La Republica» 09-02-2010
Aldo Lastella «Repubblica» 06-05-2010
Pierfrancesco Giannangeli «Il Messaggero - Marche» 13-05-2010
Daniele Martino «Il Giornale della Musica» 09-06-2010
Vincenzo Santarcangelo «Rockerilla 358 di giugno/luglio 2010» 01-06-2010
Vincenzo Santarcangelo «Rockerilla» 01-08-2010
Paolo Tarsi «Argo» 21-09-2010
Marco Andreetti «Corriere della Sera» 04-11-2010
Luca Del Fra «Il Giornale della Musica» 01-11-2010
Michele Fumagallo «Alias-il manifesto» 12-02-2011
Antonello Colimberti «Europa» 17-08-2011
Luca Arnaudo «L'indice dei libri del mese» 01-09-2011
Gaspare Caliri «SentireAscoltare» 21-08-2015
 
Ora il cinema scopre Giacinto Scelsi
Aldo Lastella «La Republica» 09-02-2010
Prima o poi doveva accadere che qualcuno al di fuori di una ristretta cerchia di appassionati scoprisse quanto Giacinto Scelsi sia un grande musicista e quanto le sue composizioni siano un'avventura pioneristica ineguagliata. Ci voleva un esploratore onnivoro come Scorsese per portare alla luce due capolavori come il rivoluzionario "Quattro pezzi per orchestra" (1961) e il misterioso "Uaxuctum" (1966), scelti per la colonna sonora di Shutter island. Scelsi, compositore autodidatta, solitario, fu un emarginato; non rientrava in alcuna delle "scuole" musicali istituzionali; si innamorò di filosofie e musiche extraoccidentali quando erano una stravaganza vista con diffidenza. Un "outsider" di genio: e l'Italia non ama gli "outsider", tantomeno se di genio. Forse grazie a Scorsese si rimedierà all'ingiustizia.
IL SIGNORE DEI SUONI
Aldo Lastella «Repubblica» 06-05-2010

Esce l’autobiografia di uno dei talenti del Novecento:
è il ritratto di una generazione di artisti


La vita di Scelsi musicista estremo tra Cage e Tzara


Giacinto Scelsi lo ha liberato Martin Scorsese scegliendo due sue composizioni per la colonna sonora del suo ultimo film Shutter Island.Per la prima volta il nome di Scelsi esce al di fuori del circolo di appassionati di questo artista atipico e geniale, amato da molti musicisti (anche in ambito pop), snobbato dai guru dell'ortodossia accademica, ignorato dalle stagioni concertistiche italiane, idolatrato in Francia e Germania. Un emarginato di grande talento che soltanto ora, a ventidue anni dalla sua morte (avvenuta a 84 anni a Roma l'8 agosto 1988: cioè 8.8.88, magia dei numeri che Scelsi coltivò fra molte altre passioni esoteriche), vede fiorire i numerosi semi musicali sparsi in mezzo secolo di attività al di fuori di qualsiasi scuola, corrente, clan, chiuso nella palazzina al numero 8 (ancora l'8) di via San Teodoro, a Roma, affacciata sul panorama mozzafiato del Foro Romano, oggi sede della Fondazione intitolata a sua sorella Isabella. Alla Fondazione è affidata la gestione dell'eredità, patrimoniale ed artistica, di Scelsi: ora su impulso del suo attivissimo presidente Nicola Sani, compositore lui stesso, un manipolo di studiosi sta mettendo ordine in quell'autentico tesoro, caotico e nascosto, lasciato dall'artista in decine di scatole e nastri magnetici che mano mano rivelano la fecondità di quel "Kontinent Scelsi" (così titolò il suo omaggio all'artista italiano il Festival di Salisburgo) in buona parte ancora da esplorare.
Su questa rotta erompe come un vero evento culturale internazionale la pubblicazione della leggendaria autobiografia di Scelsi, quel Sogno 101 (il titolo è un altro dei misteri lasciati in sospeso dal compositore) di cui si vagheggiava solo l'esistenza. Per la verità la seconda parte di questa autobiografia, interamente redatta in versi liberi, aveva già visto la luce, Scelsi in vita, per il piccolo editore Le Parole Gelate, volumetto ormai smarrito nei meandri del collezionismo editoriale. Ora è l'editore Quodlibet a dare alle stampe l'intero progetto di Il sogno 101, che Scelsi aveva vietato di pubblicare prima che fossero trascorsi quindici anni dalla sua morte. II libro nasce da una serie di sedute di registrazione su nastro magnetico: nel 1973, l'autore siede per ore davanti a un magnetofono raccontando la sua vita a tre fantasmi, che chiama "chiacchieroni", in un ininterrotto flusso di coscienza sfilanole sue avventure di aristocratico testimone della vita artistica e mondana del jet set negli anni frale due guerre, sua battaglia contro "i miei disturbi", malattie dell'anima che lo perseguiteranno sempre e si riperquoteranno sulla sua attività di musicista, gli incontri con il gotha della letteratura, della musica e della pittura della prima metà del Novecento, i suoi voli esoterico-filosofici dal pendolino al buddismo, e infine la sua vicenda di compositore, tanto potente e brillante dal punto di vista creativo quanto frustrante nella sua realizzazione pratica. «Gli editori finora non hanno voluto questa mia musica» si lamenta Scelsi, «Io non ho mai chiesto loro nulla, ma alcune persone si sono interessate per me, senza risultati... Ma, oltre che preoccuparmi di conservarle, io desidererei ascoltare le mie
musiche orchestrali almeno una volta, una sola volta, perché ciò mi sarebbe sufficiente per correggerne gli errori».
Ma il tono del Sogno 101 di Scelsì è tutt'altro che malinconico o grigio. Anzi. Vi si respira leggerezza, ironia, personaggi ed eventi sono avvolti da un'aria mozartiana, stupita e conviviale. Basterebbe farsi catturare dalla primaparte del libro, quasi interamente dedicata alla china ipocondriaca lungo la quale Scelsi conduce la sua vita: è un esilarante e autoironico catalogo di incontri e visite con medici, praticoni e ciarlatani che sarebbe piaciuto a Rossini. Per non parlare dei giudizi che Scelsi trancia sui colleghi compositori, spesso ben più conosciuti e radicati nella vita professionale di quanto a lui non sia mai riuscito. Sferzante con Respighì e. Casella, i quali «erano come due signorotti feudali: avevano ognuno il proprio clan, i loro armigeri, i loro allievi che funzionavano da soldati e da devoti». Comprensivo con la passione per l'alcol del leggendario violinista Fritz Kreisler, «sempre in cimbali e dedito soprattutto a Venere». Amico di John Cage, che ospitò durante la sua partecipazione nel 1958 a "Lascia o raddoppia?": «Spassoso dal principio alla fine, dotato com'è di uno humour inimitabile, intelligentissimo e spiritosissimo». Dubbioso su Boulez «troppo francese» e su Luigi Nono «bravo ma fa propaganda». Quel che sorprende in Scelsi è l'apparente inconciliabilità fra la sua concezione così radicale della musica («La musica non può esistere senza il suono. Il suono esiste di per sé senza la musica») e la sua appartenenza al bel mondo di un'altra epoca, alla sfrenata dolce vita che gli permette di imbattersi in Antoine de St. Exupéry e Gertrude Stein, Mussolini e Padre Pio, Peggy Guggenheim e Tristan Tzara. «D'estate e d'inverno Montecarlo e St. Moritz e una crociera alle Bermude; primavera e autunno a Parigi e New York, con una rapida puntata a Roma, Vienna o Budapest e talvolta una piccola crociera sul Nilo… il resto del mondo non era alla “Moda”, ed era proprio inesistente per tutti loro»: tutta qui la stagione dell'élite. Salvato dai suoi "disturbi" e dall'urgenza di affidarsi alla musica, Scelsi, conte nato in un castello e educato da precettori privati, può permettersi di partecipare a quella società snza farsene corrompere. E che abbia ancora un futuro davanti a sé, questo lo dice la sua musica.

Quodlibet pubblica l’autobiografia di Scelsi. E’ un colpo editoriale
Pierfrancesco Giannangeli «Il Messaggero - Marche» 13-05-2010
Bingo. Con la pubblicazione dell’autobiografia di Giacinto Scelsi, sotto il titolo di Il sogno 101, la casa editrice maceratese Quodlibet ha messo segno una delle sue combinazioni vincenti e più fortunate. Come tre anni fa fu per il Manfesto del terzo paesaggio di Gilles Clement, oppure - quasi in contemporanea con l’uscita di Sogno - il Singapore Songlines dell'architetto Rem Koolhaas, un’analisi del paesaggio urbano che non lascia indifferenti. Libri che tracciano solchi indelebili. L’indifferenza non è categoria che appartiene a questa singolare autobiografia di uno degli artisti più importanti del Novecento, uno di quelli che hanno segnato e percorso una nuova strada nella musica (e non solo di musica contemporanea, spesso definizione ghettizzante, si tratta). Non a caso infatti, da una decina di giorni negli ambienti musicali - ma più in generale, potremmo dire culturali- non si parla d’altro che di questo racconto della sua vita che Giacinto Scelsi affidò a un magnetofono nel, 1973, con la clausola di non poterlo pubblicare se non a distanza di almeno quindici anni dalla sua morte. Ora di anni ne sono passati ventidue (Scelsi nacque a la Spezia nel 1905 e morì a Roma nel 1988) e grazie alla collaborazione tra Quodlibet e Fondazione Isabella Scelsi questo fondamentale volume vede la luce. Un libro in cui Scelsi racconta certo la sua musica, ma anche la sua visione del mondo: gli elementi di interesse sono tanti e nulla è affrontato in maniera scontata. I curatori delle oltre cinquecento pagine del volume (in libreria al costo di 38 euro) sono Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini. In apertura c’è un sonetto dedicato al suo collega dal compositore Sylvano Bussotti, seguito da una splendida e profonda introduzione di Quirino Principe, dal paradigmatico titolo Venuto dal futuro, riferito a Scelsi e alla sua musica. Un titolo che spiega anche perché, nel suo film appena uscito, Shutter Island, il regista Martin Scorsese abbia inserito due brani del compositore italiano.
Insomma, quello del libro è il viaggio in una delle menti più originali del Novecento culturale, un artista (ma forse la definizione è  riduttiva) a cui la Rassegna di Nuova Musica di Macerata lo scorso anno dedicò grande spazio. Il suo direttore, il m° Stefano Scodanibbio, ha avuto infatti una serie di incontri con Scelsi in persona e con la sua musica suonata dal vivo. Macerata, in qualche modo, era dunque nel destino di questo autentico genio.
Scelsi, il nostro cupo Cage
Daniele Martino «Il Giornale della Musica» 09-06-2010
Quando John Cage partecipò a "Lascia o raddoppia?", nel 1958 della Rai di qualità, a Roma era ospite della deliziosa affettuosa Frances McCann, la compagna americana di Giacinto Scelsi che fu la Peggy Guggenheim romana prima di scappare nell'ashram di Krishnamurti lasciando con il cuore spezzato il suo Pigmalione. Scelsi, eccentrico compositore che si credeva stimato da Luigi Nono e Luciano Berio, evitato come la peste da tutti i baciapile del regime avanguardista sino alla sua morte dell'8 8 88 (Scelsi fu numerologo e esoterico anche nella scelta del giorno in cui morire...), trovava Cage «delizioso, spassoso dal principio alla fine, dotato di uno humour inimitabile, intelligentissimo e spiritosissimo». Mike Bongiorno fece sentire musiche di Cage, durante alcune puntate, così, come una stranezza da circo, ma si sentirono, alla Rai, negli anni Cinquanta!
Invece lo zen e shivaita Scelsi si sentì sempre poco, più in Francia che da noi, e a differenza del suo amicone zen americano rise sempre poco. In "Sogno 101" (516 pagine appena pubblicate dalla Fondazione Scelsi dall'editore Quodlibet) il compositore italiano ci racconta i lunghi anni di depressione e nevrastenia (segue)
Il sogno 101
Vincenzo Santarcangelo «Rockerilla 358 di giugno/luglio 2010» 01-06-2010
Del leggendario "Sogno 101", autobiografia del compositore romano Giacinto Scelsi, era stato possibile leggere sinora – e solo ai pochi fortunati in possesso di un volume edito dalla piccola casa editrice Le Parole Gelate da tempo fuori catalogo – la seconda parte. E cioè "Il Ritorno", lungo poema visionario interamente redatto in versi e registrato su magnetofono nel 1980, sette anni dopo rispetto alla dettatura, sempre a un magnetofono, della prima, più estesa, sezione, un maestoso affresco lungo quasi 400 pagine che è possibile leggere ora per la prima volta grazie alla edizione integrale Quodlibet curata da Alessandra Carlotta Pellegrini e Luciano Martinis. In esso si alternano, a pagine di diario di un percorso culturale unico nel panorama della musica colta italiana, aneddoti e bozzetti di costume, episodi autobiografici, profili di numerosi artisti e personaggi con i quali Scelsi è entrato in relazione, considerazioni di carattere estetico e teorico, riflessioni di tipo filosofico e mistico – tra le quali spicca una vera e propria estetica della malattia su base autobiografica che definiremmo nietzschiana, non fosse delineata con una prosa pregna di brio e ironia. Nota di merito per l'apparato bibliografico e in particolare per il corpus di note a piè di pagina, impeccabile esempio di paratesto che segue in parallelo ogni singola parola del compositore. Un'opera imperdibile.
Intervista a Carlotta Pellegrini
Vincenzo Santarcangelo «Rockerilla» 01-08-2010

Un colpo editoriale. Un vero evento culturale nazionale. Così, giustamente, è stata definita la pubblicazione dell’autobiografia di Giacinto Scelsi, edita da Quodlibet con il fondamentale contributo della Fondazione Isabella Scelsi. Abbiamo rivolto qualche domanda ad Alessandra Pellegrini, direttrice scientifica della Fondazione e curatrice, insieme a Luciano martinis tanto dell'edizione italiana (Quodlibet) che di quella francese (Actes Sud, Arles) di "Il Sogno 101".

Vuole ricostruirci brevemente la storia editoriale de "Il Sogno 101"? Come mai un'opera così importante vede la luce solo oggi?
L'opera ha una storia affascinante quanto singolare, che pienamente rispecchia la figura e l'opera dell'autore. Originariamente dettata al magnetofono, l'autobiografia è stata trascritta da un collaboratore di Giacinto Scelsi, che l'ha poi rivista e minuziosamente corretta. Di qui una versione dattiloscritta, definitiva, consegnata dal Maestro ai suoi amici con l'esplicita indicazione di pubblicarla solo dopo quindici, venti anni dalla sua scomparsa. I personaggi, gli amici, i musicisti, gli episodi menzionati nel libro sono moltissimi, e Scelsi voleva probabilmente evitare situazioni per qualcuno imbarazzanti. A ciò si è aggiunta una mole non indifferente di lavoro per portare a termine la cura del volume: il raffronto fra i nastri e i dattiloscritti, la preparazione degli apparati critici e, soprattutto, del corpus di note a piè di pagina. Esse contengono approfondimenti, notizie, chiarimenti: una sorta di biografia parallela che discretamente accompagna il testo.
Il termine "rievocazione", utilizzato dall'autore solo tre volte nel corso di questo voluminoso racconto, è a mio avviso il più appropriato per rispecchiare la natura del testo: il fluire libero e ininterrotto di memorie che, sebbene non segua una successione cronologica, presenta una struttura salda e organica.

In che modo la Fondazione Isabella Scelsi e l'editore Quodlibet sono venuti in contatto?
La Fondazione Isabella Scelsi e le Edizioni Quodlibet si sono incontrate tramite cumuni amici. La possibilità di lavorare in sintonia su questo progetto è emersa immediatamente, tanto da pianificare insieme l'edizione organica degli scritti di Giacinto Scelsi. Questo volume è il primo esito di una collaborazione serrata e fluida che ha portato a risultati soddisfacenti per entrambi.

In effetti, come possiamo intuire dal nome della Collana "Scritti di Giacinto Scelsi", entro cui è ospitato "Il Sogno 101", è evidentemente solo la prima di una serie di pubblicazioni dedicate agli scritti del grande compositore. Vedrà finalmente la luce, tradotto in italiano, anche il corps poetico scelsiano, edito finora solo dalla casa editrice francese Actes Sud?
Certamente sì. Gli accordi fra l'editore e la Fondazione già prevedono l'edizione organica degli scritti di Giacinto Scelsi sulla musica e sull'arte, e le sue poesie. A ciò si uniranno alcuni inediti che stanno emergendo dal lavoro di riordino e catalogazione dell'Archivio Storico della Fondazione. Saranno traduzioni dagli originali francesi, scritti piuttosto complessi che richiedono una particolare cura per rispettarne pienamente la paculiarità.
Sino ad ora è stata proprio la natura dei testi scelsiano a guidarci nel pianifica l'edizione della sua produzione letteraria. Scritti originariamente in francese, i sui saggi e le sue poesie sono state dapprima edite in lingua originale da Actes du Sud in Francia. Diversamente l'autobiografia "Il Sogno 101", scritta originariamente in italiano, che ha visto la luce contemporaneamente in Italia (in edizione integrale, corredata da un corposo apparato critico che attribuisce il giusto rilievo anche agli aspetti filologici) e in Francia (in una versione ridotta autorizzata dalla Fondazione)

Siete già in grado di esprimervi sul tipo di accoglienza che l'operazione editoriale ha ricevuto nell'una e nell'altra Nazione?
Possiamo senz'altro affermare che l'operazione editoriale in entrambe le nazioni ha avuto una entusiastica accoglienza, anche al di là delle più ottimistiche revisioni. L'eco pubblico e di stampa non lasciano adito a dubbi. Sta a dimostrarlo anche la presentazione avvenuta lo scorso aprile aa Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura, seguita da un pubblico attentissimo e numeroso.

Crede che questo importante evento editoriale contribuirà (più della riscoperta di martin Scorsese di cui si parla ultimamente) alla rivalutazione definitiva, qui in Italia, di quello che è senz'altro uno dei più grandi compositori del Novecento?
Penso proprio di sì. L'autobiografia contribuisce in modo sostanziale al chiarimento di tanti aspetti inerenti alla vita e all'opera di Giacinto Scelsi. Oltre ad aneddoti e bozzetti di costume, episodi bautobiografici, profili di numerosi artisti e personaggi con i quali Scelsi è entrato in relazione, nel libro sono presenti riflessioni di tipo filosofico e mistico, considerazioni di carattere estetico e teorico (legate a problematiche musicali e alla composizione) e una sorta di "diario" del proprio percorso culturale che consente indubbiamente di riconsiderare Giacinto Scelsi alla luce di tante chiarificazioni da lui stesso fornite, permettendo così di ricollocarlo in tutta la sua statura nel panorama culturale e musicale italiano internazionale.

Giacinto Sclesi. Il sogno 101
Paolo Tarsi «Argo» 21-09-2010

È uscito da pochi mesi a cura della casa editrice Quodlibet di Macerata in collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi di Roma Il sogno 101 il racconto autobiografico del compositore italiano Giacinto Scelsi. Il volume, a cura di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini, contiene inoltre un saggio introduttivo di Quirino Principe (Venuto dal futuro) e un omaggio poetico del compositore Sylvano Bussotti, Sonetto Scelsi (nel rigore geometrico dell’ombra). Il volume è diviso in due parti e nasce da una serie di sedute di registrazione su nastro magnetico, con l’esplicita indicazione da parte del compositore di essere pubblicato almeno a quindici anni di distanza dalla sua scomparsa. Nella prima sezione, la più estesa, registrata nel 1973, vengono narrati episodi autobiografici, considerazioni di carattere estetico e filosofico, senza tralasciare i profili di artisti con cui Scelsi entrò in contatto come John Cage (che fu suo ospite nel 1958 durante la sua partecipazione alla trasmissione televisiva Lascia o raddoppia?), Jean Cocteau, Severino Gazzelloni, Walter Klein, Nikita Magaloff, Henri Michaux, Pierre Monteux, Virginia Woolf. Nella la seconda parte, il ritorno, già pubblicata in precedenza, ma da tempo fuori catalogo, fu registrata su nastro nel 1980 ed è un lungo poema visionario, considerato dall’autore come una “autobiografia sulla sua prossima reincarnazione”. Del resto Scelsi fu anche autore di poemi surrealisti in lingua francese, come testimoniano le raccolte Le poids net, L’archipel nocturne e La conscience aïgue, ma si interessò anche alle arti visive e al misticismo orientale, vivendo una concezione generatrice e cosmogonica dell’atto creativo, quasi divinatoria, come testimonia una sua frase scritta intorno al 1940: “l’arte è satanica per definizione, perché l’artista nel senso autentico della parola intende creare, sostituendosi a Dio”. Giacinto Scelsi, conte di Ayala Valva (Pitelli, La Spezia 1905 - Roma 1988), studiò composizione a Roma con Giacinto Sallustio rimanendo però indipendente dal panorama musicale italiano a lui contemporaneo, restandone ai margini. Gli editori non mostravano interesse per la sua musica evitandogli così di fatto la possibilità di poter ascoltare le sue opere orchestrali e correggerne gli eventuali errori. La dimensione temporale del suono scelsiano vive in un presente sospeso, in cui il rito della scrittura si affianca a quello dell’improvvisazione, tra modelli compositivi non lineari che danno vita ad una osmosi inversa dello spettro sonoro, in cui l’immagine stessa del suono si frantuma in oscillazioni microtonali. Le sue esplorazioni volte ad esaminare la vita interna del suono si dimostrano così anticipatorie e determinanti per il cosiddetto movimento ‘spettrale’ di cui fanno parte compositori come Grisey, Murail, Teissier, Lévinas che nel 1973 fondano il gruppo l’Itinéraire di cui è membro anche Hugues Dufourt. Durante la sua vita Scelsi compie numerosi viaggi in Africa e Oriente soggiornando a lungo all’estero soprattutto tra Francia e Svizzera. A Ginevra studia con Egon Koehler che lo avvicina alla musica di Skrjabin, mentre a Vienna Walter Klein (allievo di Schoenberg) lo introduce alla dodecafonia divenendo così, Scelsi, il primo italiano ad avvicinarsi a questa tecnica (1935-36) molto prima di Dallapiccola. Rientrato a Roma alla fine degli anni ’40 entra nel gruppo Nuova Consonanza in cui operano compositori d’avanguardia come Franco Evangelisti. Il compositore, appassionato di esoterismo e significato occulto dei numeri, cessò ogni comunicazione con il mondo esterno il giorno 8 agosto 1988 (ovvero 8.8.88) e si spense nella mattina del giorno seguente. Abitava al numero 8 di via Teodoro a Roma. Con la recentissima uscita nei primi mesi del 2010 di Shutter Island, l’ultimo film di Martin Scorsese, trovano per la prima volta spazio in una colonna sonora due lavori di Scelsi, Quattro pezzi (su una nota sola) (1959) per orchestra da camera e il terzo movimento da ­Uaxuctum – La leggenda della città Maya distrutta da essi stessi per ragioni religiose, per onde Martenot, 7 percussionisti, timpanista, coro e orchestra (1966), l’unico dei due ad essere presente anche nel CD Soundtrack accanto a importanti opere di compositori contemporanei come Ligeti, Schnittke, Cage, Penderecki, Feldman, Nam June Paik, John Adams, ecc..

Siamo grati alle edizioni Quodlibet per aver reso disponibile una pubblicazione a lungo attesa, indispensabile per avvicinarsi a una delle figure più emblematiche del panorama musicale internazionale, in larga parte ancora da scoprire, con la speranza che in futuro possano vedere la luce nuove monografie rivolte ai più significativi compositori contemporanei che vadano ad aggiungersi alla presente e al testo del Duemila dedicato a Mauricio Kagel, Parole sulla musica, con conversazioni, discorsi, saggi e radiodrammi.

Viaggio in territori sonori sconosciuti con Scelsi e gli autori neoromantici
Marco Andreetti «Corriere della Sera» 04-11-2010
Nella raccolta di scritti autobiografici Sogno 101 le nevrosi, l'aristocraticità, l'eccentricità di uno dei più segreti compositori del Novecento
Luca Del Fra «Il Giornale della Musica» 01-11-2010
Da quando Giacinto Scelsi è scomparso nel 1988, la sua figura ha avuto uno strano destino: da una parte la sua musica, per lo più ignorata quando lui era in vita, ha cominciato a ricevere una crescente attenzione; dall'altra dubbi e perplessità sul suo metodo compositivo hanno trovato molte conferme. Nella sostanza Scelsi non scriveva la sua musica, ma affidava registrazioni suonate da lui alle tastiere a collaboratori cui era delegata la messa in partitura: un lavoro che poteva comprendere cose rilevanti come l'orchestrazione e che era controllato da Scelsi, ma è poco chiaro in cosa consistesse il suo controllo. Immergersi nelle sue pagine, Sogno 101 - l'autobiografia di Scelsi a cura di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini (edito da Quodlibet) - offre notevoli spunti per comprendere questo personaggio non poco bizzarro, anche poeta con all'attivo un paio di raccolte di liriche in francese, che non amava farsi fotografare, affascinato dall'esoterismo, la magia, le filosofie orientali. Nato nel 1905, rampollo della nobile famiglia Ayala Valva, Scelsi descrive la sua giovinezza in una aristocrazia che dal "crepuscolo degli dei" passa al tramonto dei gagà, di un'infanzia dorata al princisbecco, del ripiegamento tra feste e nevrosi, della spola tra medici e Costa Azzurra. Ma lo racconta con un candore da farti passare indenne, o quasi, le 92 pagine di traversie cliniche, di andirivieni tra dottori, santoni, psicoanalisti, stregoni, luminari, guaritori. Tutti consultati per il suo personale "mal du siècle", mai diagnosticato. E allora via tra la Roma fascista, dove aristocrazia e alta borghesia sono descritte come grette e ignorantissime -caratteristiche che hanno voluto comunque conservare-, l'élite di Antibes, i cenacoli di Parigi, e giù, a sud, verso il Cairo, le piramidi, il Libano. Decine sono le pagine su feste e ritrovi mondani dove, asserisce Scelsi, s'annoiava. Così dopo la Seconda Guerra Mondiale, vissuta al riparo in Svizzera, quando la nobiltà declina a cibo per rotocalchi, Scelsi s'infervora per il misticismo, con un cocktail, che lui stesso definisce bizzarro, di dottrine orientali, magia e cristianesimo. Ma è dalla musica che arrivano le maggiori sorprese: se infatti il suo apprendistato più che d'un compositore appare quello di un dandy e a pagina 19 non si risparmia di intimare: «NON STUDIATE!» - il maiuscolo è suo - resta da chiedersi perché volesse essere un musicista a tutti i costi: come i notevoli esborsi per i collaboratori che gli scrivevano le partiture - pagati non poco - i sospetti di molti che non fosse l'autore dei brani da lui firmati, le mortificazioni nel vedersi, come dice lui stesso, vittima di una massoneria della musica (tra i "gran maestri" spuntano le figure di Pierre Boulez e Luciano Berio) che lo disprezza e lo esclude. E qui finalmente appare il sogno, che non sarà quello del titolo di quest'autobiografia, ma è quello di Scelsi bambino che non sa suonare ma, in una specie di trance, improvvisa per ore al pianoforte, di fronte agli esterrefatti e dolci occhi della madre. E in questa esperienza infantile, onirica e forse un po' edipica, sembra trovare radice la concezione scelsiana della musica: dalla prassi compositiva, che lo vede appunto alla tastiera a suonare e soprattutto improvvisare delegando ad altri la scrittura, alla musica e al suono come ricerca all'interno di sé stesso, su cui si depositeranno discipline orientali, misticismo, e così via. Ma Scelsi è veramente divertente quando, sempre tra le righe, scrive dei suoi collaboratori: per Vien Tosatti, il compagno di tante avventure che gli ha orchestrato le grandi partiture sinfoniche, ci sono parole adeguate a un mezzadro che gli consegna il raccolto dei campi. Eccolo l'aristocratico Ayala Valva, non buono e illuminato da luci interiori, ma altezzoso, carogna e finalmente simpatico. Così nelle non sempre brillanti 481 pagine di Sogno 101 il colpo di coda di Giacinto è averci lasciato materiale sia per chi considera Scelsi un musicista un po' impostore, sia per chi lo considera un grande del Novecento. 
Le inquietudini di Giacinto
Michele Fumagallo «Alias-il manifesto» 12-02-2011
L’autobiografia del compositore Ligure scomparso nel 1988. Dall’infanzia e adolescenza nel castello di Valva, nel salernitano, al lungo soggiorno in Svizzera dove elaborò concetti fondamentali per la sua musica

Per la colonna sonora del suo inquietante Shutter Island, Martin Scorsese ha scelto delle composizioni personalissime di Giacinto Scelsi: Quattro pezzi per orchestra (ciascuno su una nota sola) del 1959 e Uaxuctum del 1966. E’ la prima volta che le opere del compositore ligure sono state usate in un film. E chissà perché, leggendo la corposa autobiografia di questo eccentrico e geniale musicista (Il sogno 101, edizioni Quodlihet, euro 38) è proprio quel film che viene in mente, non solo per la devastazione intima del protagonista ma per le inquietudini della mente che quell’opera porta con sé. Inquietudini di cui lo stesso Scelsi ebbe a sperimentare la deflagrazione in un periodo in cui fu costretto a curarsi da un forte esaurimento causato dall’abbandono della moglie durante la seconda guerra mondiale. E in effetti la nota sola della composizione si riferisce a una forma di terapia per la guarigione.
Dunque, grazie alla casa editrice di Macerata Quodlibet e alla Fondazione Isabella Scelsi, si dà vita alla pubblicazione di questa autobiografia divisa in due parti (autobiografia vera e propria e poema fantastico) come inizio di una pubblicazione completa degli scritti di questo musicista fuori dai canoni. Giacinto Scelsi è morto l’8 agosto del 1988 (era nato nel 1905) e già da tempo ormai è iniziata una corsa alla riscoperta di un autore enigmatico e imprevedibile. Nella sua vita, del tutto cosmopolita, pezzo importante fu la sua formazione dell’infanzia e della prima adolescenza nel castello di Valva nel salernitano che manterrà per lui il carattere del mito ma anche dell’eccentricità. Scrive infatti Scelsi: «Il castello di Valva risaliva sì al Mille ma di quel secolo non sussistevano che le fondamenta e alcune mura, che quando erano state rifatte erano larghe tre metri. Ma vi erano ancora stanzoni enormi, tanto che in uno di essi io andavo in giro con una piccola bicicletta; si chiamava ll ‘salone di giustizia’, perché vi era ancora il trono dal quale il castellano impartiva in altri tempi le sue sentenze, e sembra che vi fosse ancora una botola, la botola delle cosiddette «oubliettes» (segrete, ndr), nella quale si lasciavano cadere le persone sgradite!». Altro pezzo importante della sua vita fu ll suo soggiorno in Svizzera dove elaborò concetti fondamentali per la sua musica. Un contributo grande in questo senso è stato dato dal convegno del novembre scorso a Roma (dove si è parlato anche di importanti ritrovamenti di suoi scritti e composizioni inedite) e dalla pubblicazione dei dischi della Scelsi Collection che raccolgono gran parte delle sue musiche. Non va dimenticato il film Via di San Teodoro 8 che David Ryan gli ha dedicato e che è stato presentato in anteprima al convegno romano. Il film è un’esplorazione della casa romana di Scelsi dove le immagini dei Fori antichi e il suono dell’ondiola elettronica, lo strumento con cui Scelsi elaborò parte della sua musica e che oggi è conservato nella casa museo del musicista, danno all’opera un’atmosfera suggestiva come è del resto nella cifra di un visual artist come Ryan.
Giacinto Scelsi, dunque, ha avuto una vita del tutto movimentata frequentando, fin dagli Anni Venti del secolo scorso, il vasto mondo artistico della musica, delle lettere, delle arti internazionali (Jean Cocteau e Virginia Woolf furono tra le sue frequentazioni). Passò dalla dodecafonia alle teorie di Skrjabin fino a farsi penetrare in modo inconsueto dalle filosofie orientali, tutte influenze che si avvertiranno nelle sue composizioni musicali, già a partire dagli anni Cinquanta. Ed è stato un autore che ha intrecciato, quasi a filosofia di vita artistica, tecniche tradizionali con quelle meno convenzionali. Producendo così opere come Rotativa, Quattro pezzi per orchestra n.1. La nascita del Verbo, Elegia per Ty, Trilogia per violoncello solo, YggurTre canti sacri, i già citati Quattro pezzi su una nota sola e Uaxuctum, e tanti altri. Ora questa autobiografia, tra divagazioni teoriche uniche, ironia innanzitutto verso se stesso –, stupore verso il mondo, gli uomini e le straordinarie possibilità della musica, contribuisce ad aprire curiosità infinite su questo autore. Con intuizioni geniali, come questa: «Bisogna entrare nel suono, penetrarlo, possederlo nella sua triplice essenza: fisica, psichica e creatrice. Egualmente per i colori: il rosso il blu, il giallo… bisogna entrarvi dentro, non guardarli restando fuori. È così per ogni cosa, per ogni immagine. Beninteso, bisogna saper guardare, e allora il guardare diventa un’altra cosa. Egualmente per i suoni. I suoni musicali e gli altri: quelli interiori. Al limite vi sono i cinque suoni non udibili, e finché noi non entriamo nei suoni udibili non sentiremo i suoni interiori. In realtà i suoni esistono affinché non si diventi suoni. Lo siamo già, ma non abbastanza. Ma allora perché bisogna diventare suoni? Per diventare luce». Per continuare con gli amabili sfottò verso se stesso e racconti del tutto stravaganti. Narra infatti Scelsi, a proposito della sua opera per coro misto e orchestra La nascita del Verbo (una sorta di «cantata» in onore della grande violinista francese Ginette Neveu), opera che il direttore d’orchestra francese Roger Désormière decise di dirigere al Théatre des Champs-Elisées, di come – dopo una mattinata di duro lavoro – la sera della prima fosse talmente stanco da non riuscire a reggersi in pidei: «La sera ero distrutto, tanto che durante l’esecuzione mi rifugiai nella… toilette! Era l’unico posto dove non arrivavano i suoni. E in questa stanza mi stesi per terra; avevo però dimenticato di chiudere la porta. A un certo momento qualcuno entrò e gridò: ‘Mon Dieu! Il y a un mort!’. Al che io risposi: ‘No, no, non sono affatto morto; mi sono sdraiato un momentino per riposarmi’. La persona aveva acceso la luce e vedendomi disteso aveva proprio creduto che fossi morto. Poi, quando sentii che il pezzo stava per finire, dovetti alzarmi e andare dietro al podio a stringere la mano a Désortnière e a ringraziare il pubblico plaudente».
Ma non si pensi che Scelsi non sia consapevole del suo talento artistico, che invece rivendica in più occasioni, come alla prima parigina, voluta fortemente da Henri Michaux, dell’esecuzione di Quattro pezzi su una nota sola. Alle critiche (però con grandissimo successo in teatro) su una composizione musicale giocata su di una nota sola («ma insomma che musica è questa? Melodia non ce n’è; ritmo non ce n’è; che cosa resta?»), novità assoluta per quei tempi, così rispondeva Scelsi: «Restava qualcosa di diverso: restava la sintesi dell’elemento statico e dinamico. Sintesi che non era mai stata fatta prima. Oltre a ciò, esisteva la vibrazione di un solo suono costante». Cosa poi copiata e imitata oltremisura. Ma i ricordi sono tanti in questa autobiografia, bastino per tutti le pagine sulla partecipazione nel 1958 a «Lascia o raddoppia?» – il mitico quiz di Mike Bongiorno – di John Cage, amico di Scelsi ed esperto di funghi, che riuscì a vincere per sei edizioni consecutive la bella cifra record di cinque milioni di lire; con represso nervosismo di Mike a cui evidentemente non era simpatico Cage, probabilmente per le sue composizioni musicali fatte ascoltare durante le serate del quiz.
La seconda parte del libro è interamente dedicata al poema visionario Il ritorno, suggestivo viaggio poetico tra esoterismo, culture orientali, yoga, religiosità e, ovviamente, musica e suoni, in un vortice di abbandono che intreccia ricerca personale di riscatto e perdono con tentativo di liquidazione del tempo storico («come posso dire ogni tanto / non c’è il tempo / non esiste il tempo / forse sono tutti insieme i suoni / eppure mi sembrano separati») per un’eternità che oscilla dall’insegnamento evangelico a quello buddista. Davvero un poema che trascina, testimonianza struggente di un’arte che forse Giacinto Scelsi avrebbe voluto ancora più ricca, ma che per noi è comunque piena di composizioni geniali e indimenticabili. Quelle di un autore «venuto dal futuro» che Sylvano Bussotti, in una breve introduzione a forma di sonetto nel libro (si chiama Sonetto Scelsi), definisce in questo modo: «Dirlo originale è nulla se in arte ogni rarità resta indicibile».
La riscoperta della musica di Scelsi
Antonello Colimberti «Europa» 17-08-2011
«È il suono ciò che conta, più che la sua organizzazione, la quale avviene e cambia secondo le epoche, i popoli e le latitudini [...] In una determinata conoscenza occulta, dalle origini antichissime si riscontra l’idea che l’energia – la forza cosmica – sia addirittura un fenomeno acustico, cioè sonoro».
Sono le parole di una delle più straordinarie personalità che il nostro paese ha conosciuto (ma dovremmo dire “misconosciuto”) nel Novecento. Si tratta di Giacinto Scelsi (1905-1988) musicista, poeta e filosofo, le cui origini aristocratiche e il destino della sua opera ricordano quelli di un’altra figura lungamente appartata, e poi scoperta, come il filosofo Andrea Emo.
Se le più intelligenti istituzioni concertistiche hanno da un po’ preso in considerazione il vasto catalogo musicale del compositore (e un brano musicale è addirittura entrato nella colonna sonora di un film di Martin Scorsese, Shutter Island), finalmente la casa editrice Quodlibet ha deciso, in collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi, di dare inizio all’edizione organica degli scritti. Il primo volume pubblicato, a cura di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini, si intitola Il sogno 101, e, oltre al lungo racconto autobiografico che dà il titolo all’opera, contiene un poema visionario, Il ritorno, che l’autore stesso definì «l’autobiografia della sua prossima incarnazione ». Se le su citate parole sul «suono come forza cosmica» si trovano nelle cinque pagine di apertura, che Quirino Principe nel saggio introduttivo, Venuto dal futuro, definisce «sublimi», nonché di contenuto «più rivoluzionario di qualsiasi avanguardia musicale del secolo XX poiché rinnega almeno duemila anni di musica occidentale », a esse fanno seguito le parole, a volte ironiche, a volte ammirate, ma sempre affettuose, degli incontri con le personalità artistiche conosciute via via nel tempo: da Ottorino Respighi e Alfredo Casella a John Cage, da Jean Cocteau e Pierre– Jean Jouve a Henri Michaux… Ma nessuno spazio è concesso al disinganno postmoderno: «Il compito del musicista è di trasmettere la musica dagli dèi alla Terra e poi di rivolgerla nuovamente alla deità e al divino […] Oggi l’uomo costruisce le musiche sempre più col suo piccolo cervello, non le riceve più dall’alto né dal cielo né da qualsiasi Deva o deità.
Non le riceve e neanche più le chiede, non le ricerca in quella zona, a quel livello».
Latino, scacchi e scherma
Luca Arnaudo «L'indice dei libri del mese» 01-09-2011
Nella sua introduzione a una pregevole registrazione di qualche anno fa (Giacinto Scelsi, The Complete Works for clarinet, CPO Radio Bremen, 1997), il critico Wolfgang Thein rilevava malinconico come gli aspiranti esegeti di vita e opere di Giacinto Scelsi dovessero concentrarsi sulla seconda a causa della sostanziale mancanza d’informazioni riguardo alla prima. Bene, la meritoria pubblicazione da parte di Quodlibet della sorprendente opera qui in discorso ovvia finalmente a molte delle lacune appena richiamate: per metà divagante autobiografia, per l’altra metà poema astrale, Il Sogno 101 consente infatti di studiare per così dire dall’interno numerosi aspetti della vita di uno dei più importanti compositori musicali del secolo scorso, negli ultimi anni al centro di una vera e propria riscoperta a livello internazionale, dopo decenni di culto profondo ma piuttosto appartato. Opera sorprendente, si diceva, perché il materiale che la costituisce – trascrizione di una lunga registrazione vocale, realizzata sotto condizione che non fosse pubblicata per almeno quindici anni dalla morte dell’autore – offre una mole notevole di dati, riflessioni, chiarimenti rispetto alla traiettoria esistenziale di Scelsi, scoccandola però da un arco narrativo estremamente complesso e sfuggente, retto da continui richiami più o meno espliciti alla mistica indiana, oltre a varie tradizioni esoteriche, di cui l’artista era un appassionato cultore. Se, poi, qualcuno volesse impiegare tale scritto per illuminare l’opera musicale, rischierebbe di andare incontro a cocenti delusioni: il fluviale monologo, infatti, è tutto concentrato sull’esistenza dell’uomo sin nei suoi dettagli più minuti (esemplare al riguardo la sterminata rassegna, ai limiti dell’epopea tragicomica, di medici e rimedi sperimentali per risolvere un ricorrente problema di affaticamento della vista), perlopiù con un tono ironico e leggero che ben poco pare accordarsi alla profonda serietà generalmente ascritta al compositore. Vi sono, è vero, passaggi ricchi di folgoranti intuizioni musicali – è il caso, ad esempio, delle considerazioni rese proprio all’inizio della prima parte sulla centralità del suono rispetto alla sua organizzazione, con una netta contrapposizione in tal senso tra tradizioni orientali e occidentali, o, ancora, delle affermazioni rese a proposito della forza sonora come potenza creatrice primaria, “giacché l’intero universo non è che una unità di vibrazione” – ma più si prosegue nella lettura, più conviene lasciarsi semplicemente condurre dall’affabulazione dell’opera senza avanzare autonome pretese intellettuali, godendo così appieno della trascinante freschezza di una narrazione che ha il ritmo, l’ambientazione e lo stile d’altri tempi. In effetti, la vita di Giacinto Scelsi assai si presta a tratti romanzeschi ormai lontanissimi dalla sensibilità contemporanea. Nato a La Spezia nel 1905 e morto a Roma nel 1988, Scelsi discende da una famiglia di antichissimo lignaggio, riceve un’educazione risolutamente privata a base di latino, scacchi e scherma impartita in un remoto castello irpino, conosce il mondo fluttuante dell’ultima nobiltà italiana ma presto se ne distacca per approfondire la propria formazione musicale da autodidatta con sempre più frequenti soggiorni all’estero, soprattutto Parigi, dove, oltre a traversare un mondo dorato di feste e piaceri, entra in contatto con molta grande intelligenza del Novecento, sempre prediligendone gli esponenti più esoterici, diagonali (e un plauso va qui ai curatori dell’edizione, ricca di note estremamente utili per disporre al riguardo di una cornice informativa altrimenti ben poco agevole da formare). La parte più dichiaratamente autobiografica del libro racconta dunque una miriade di avventure personali, spesso estremamente divertenti, molte volte illuminate da fulminee quanto all’apparenza svagate riflessioni di portata universale, capaci di spaziare dalle origini spirituali delle guerre all’intensità delle diverse forme d’arte nella storia umana, dai processi di reincarnazione cui ogni essere va incontro alle capacità dei veri artisti d’intermediare mondi diversi e paralleli.
La seconda parte dell’opera, come già anticipato, è costituita invece da un lungo poema, intitolato Il ritorno e composto in versi liberi, dove Scelsi si lancia nella vertiginosa immaginazione/trascrizione di quella che considera l’autobiografia della sua prossima incarnazione. Qui, liberatosi anche degli ultimi e più riconoscibili cardini formali, in cui ancora si muove nella prima parte, il verbo aspira a farsi puro veicolo di continue illuminazioni personali. Si aprono così viste scoscese sulla personalità di un artista che se, come dichiara nel testo, ha attraversato il proprio tempo nella piena consapevolezza dell’essere soltanto di passaggio, non per questo ha mancato di lasciare una traccia estremamente significativa dietro di sé.
Giacinto Scelsi, Il sogno 101
Gaspare Caliri «SentireAscoltare» 21-08-2015

Il sogno 101 (pubblicato nel 2010 da Quodlibet, con la curatela di Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini) non è propriamente un’autobiografia di Giacinto Scelsi. Si tratta (per la prima parte del libro) delle memorie lasciate dal diretto interessato su nastro magnetico, nel 1973, con l’indicazione di renderle pubbliche a partire da quindici anni dopo la sua morte. Una serie di pensieri organizzati e restituiti a voce alta, a cui fa da contrappeso, nella seconda parte della pubblicazione, un poema fatto di successioni di “visualizzazioni” oniriche, dove appaiono al compositore antiche incarnazioni, dialoghi vedici, vibrazioni cosmiche.

Per alcuni versi – e per molte pagine – l’azione senza azione sembra essere la chiave di lettura del libro di Scelsi, compresa la parte molto ingombrante che ci descrive la sua vita mondana, di nobile perfettamente inserito nel nascente jet set mondiale, di una noia quasi inaffrontabile. Dietro c’è un uomo malato (forse anche da un punto di vista psicologico) che non sa come curare le proprie nevrosi, ma c’è per fortuna anche una cosmogonia. Essa viene affrontata sia con oggetto la musica – sviluppata a dovere nella seconda sezione del libro, come già detto in versi, che descrive il ritorno da un viaggio cosmico e soprattutto la centralità del suono all’interno della nascita e propagazione degli universi – sia a proposito del musicista-compositore, colui che percepisce con i suoi “centri sottili” le manifestazioni delle vibrazioni sonore cosmiche.

Bisogna essere pronti a leggere un libro che calca molto la mano sul percorso dell’uomo, che da nobile cerca la via della saggezza tramite lo yoga, andando incontro a un proprio sincretismo mistico. Significa dare forma – e non è detto piacerà – a quel compositore mitizzato che ricordavamo come colui che compone con una nota e una nota sola suona per notti intere, cercandone l’essenza e provandone le capacità lenitive per la propria sofferenza psichica. I più attenti alla storia delle idee troveranno utili indicazioni per capire il milieu mondiale in cui ha preso – non ha preso, in realtà – piede la musica di Scelsi, così come il ritmo di pubblicazione e reazione delle sue opere. Chi cerca invece un libro sulla musica, dovrà avere pazienza. Del resto, come l’Oriente ci insegna, siamo all’interno di un percorso, occhi aperti e tempo per capire.

2010
Scritti di Giacinto Scelsi
160x240
ISBN 9788874621996
pp. XXVIII-514
€ 38,00 (sconto 15%)
€ 32,30 (prezzo online)