Le vie della distruzione nasce dalla collaborazione tra studiosi dell’opera di Walter Benjamin, che hanno avviato un confronto a partire dal progetto di sperimentare prospettive filosofiche e politiche, poco usuali o del tutto inedite, che prendano spunto da concezioni del filosofo berlinese finora poco battute dalla critica. In particolare, il libro si occupa della questione della
distruzione, che, nonostante non svolga affatto un ruolo secondario nella riflessione benjaminiana, non è stata approfondita e sviluppata in modo adeguato, forse a causa di un suo presupposto carattere controverso.
L’intenzione, tuttavia, non è soltanto di colmare una lacuna all’interno degli studi benjaminiani, in Italia e non solo, bensì – sulla scorta del “metodo” di Benjamin – di esplorare le potenzialità di un tema, quello della
distruzione, che non si vuole ridurre alla tradizionale contrapposizione con il termine
costruzione, da cui dipende la sua consueta accezione negativa o tutt’al più una sua banale funzione dialettica. Con questo e altri termini quali “conservazione”, “creazione”, “innovazione”, “incostruibilità”, “demolizione”, “catastrofe”, “inoperosità”, “apocalisse”, s’intende piuttosto definire una costellazione, che consenta di ampliare lo spettro semantico e la capacità ermeneutica della
questione della distruzione ad autori e contesti tra i più diversi.
Saggi di Stefano Bellanda,
Maria Teresa Costa,
Mauro Farnesi Camellone,
Dario Gentili, Gabriele Guerra, Elettra Stimilli,
Tamara Tagliacozzo,
Massimiliano Tomba.
Recensioni
Francesca Bolino «La Repubblica» 22-05-2010
Le vie della distruzione
Francesca Bolino «La Repubblica» 22-05-2010
Il filo rosso del pensiero di Benjamin: la distruzione intesa come possibilità dell' agire umano, dei momenti di passaggio, di crisi, di rottura, in attesa della svolta, del cambiamento, dell' innovazione.