Introduzione alla critica dell’economia politica
Introduzione alla critica dell’economia politica
 
A cura di Marcello Musto
Traduzione di Giorgio Backhaus

L’Introduzione alla critica dell’economia politica contiene il più esteso pronunciamento di Marx sulle questioni metodologiche. Le riflessioni sulla concezione della storia, sull’individuo sociale, sulla produzione e sullo sviluppo ineguale tra i rapporti economici e quelli artistici, elaborate in questo scritto, lo hanno reso uno snodo obbligato per tutti gli interpreti e i lettori di Marx.
In una fase in cui Marx, messo da parte dopo il 1989, viene riscoperto, mentre le categorie politiche e storiche che emergono dalla sua opera riacquistano importanza per la comprensione delle dinamiche del modo di produzione capitalistico, questo testo accompagnato da un innovativo commentario – che ne ripercorre la genesi sulla scorta delle recenti scoperte filologiche della nuova edizione in lingua tedesca – costituisce un prezioso strumento critico per l’analisi del presente e una chiave di accesso al suo pensiero, anche per quanti non hanno avuto ancora modo di avvicinarsi ai suoi scritti.

Recensioni 
Donatello Santarone «il manifesto» 04-02-2011
Giuseppe Cospito «Critica Marxista, dicembre 2010» 01-12-2010
 
La prima introduzione al laboratorio marxiano
Donatello Santarone «il manifesto» 04-02-2011
Nell’ultima settimana dell’agosto 1857, in concomitanza con lo scoppio della prima crisi finanziaria mondiale nella storia del capitalismo, Marx scrisse un testo che intitolò Introduzione e che avrebbe dovuto precedere un lavoro che apparve nel 1859 con il titolo di Per la critica dell’economia politica.  Successivamente Marx decise di sopprimere tale introduzione perché, secondo le sue parole, “dopo aver ben riflettuto, mi pare che ogni anticipazione di risultati ancora da dimostrare disturbi”. L’Introduzione venne quindi pubblicata per la prima volta nel 1903 da Karl Kautsky e apparve in traduzione italiana, a cura di Giorgio Backhaus, nel volume Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. Grundrisse (Einaudi 1976). Oggi essa viene riproposta dall’editore Quodlibet con un ricco commento storico critico di Marcello Musto, giovane studioso di Marx e docente presso la York University di Toronto in Canada.
L’Introduzione alla critica dell’economia politica riveste un interesse rilevante perché in essa Marx: 1) ribadisce la storicità del capitalismo;  2) connette produzione, distribuzione, scambio e consumo sottolineando la preminenza del fattore produttivo sugli altri tre; 3) assegna un valore importante al processo di astrazione nella comprensione del reale;  4) mette in luce il rapporto ineguale tra forme della coscienza e strutture economiche.
Sul primo punto, la storicità del capitalismo, Marx non risparmia il sarcasmo contro l’individuo naturale e le “robinsonate del XVIII secolo” di tanti economisti e filosofi del passato e del presente i quali, dimenticando la diversità tra produzione in generale e differenti determinazioni storiche, sostengono di fatto l’eternità e l’armonia dei rapporti sociali esistenti negando, di conseguenza, la possibilità di un superamento di tali rapporti. Si tratta per essi, attraverso l’idealizzazione di Robinson Crusoe quale rappresentante del solitario uomo borghese, di generalizzare tale condizione per ogni epoca storica, anche quelle precedenti la nascita della società borghese, concependo di conseguenza il capitale come cosa e non come rapporto. Da qui egli passa, nel secondo paragrafo, a prendere in esame il rapporto tra quattro dimensioni fondamentali dell’economia politica: produzione, distribuzione, scambio e consumo. Affermando, ad esempio, che esiste una identità tra produzione e consumo: “la produzione non produce… soltanto un oggetto per il soggetto, ma anche un soggetto per  l’oggetto”, ossia il consumatore. Per Marx, quindi, la produzione va considerata come una totalità all’interno della quale la produzione stessa rappresenta l’elemento prioritario. Anche se, precisa l’autore, gli altri tre fattori – la dimensione del consumo, le trasformazioni della distribuzione e la grandezza della dimensione dello scambio, cioè del mercato - concorrono a definire la produzione e ad influire su di essa. Le acquisizioni teoriche di Marx avevano anche implicazioni politiche. In polemica con i socialisti che proponevano modifiche nella circolazione del denaro creando un razionale sistema monetario o auspicavano di trasformare gli operai in capitalisti, Marx, sostiene Musto, ricorda che “la questione centrale rimaneva il superamento del lavoro salariato ed essa riguardava innanzitutto la produzione”.
Ma il tema forse più stimolante è presente nel terzo paragrafo dell’Introduzione in cui Marx affronta una fondamentale questione metodologica, forse mai in seguito tematizzata così chiaramente come in questa sede: il rapporto, cioè, tra pensiero e realtà, tra astratto e concreto. In un serrato confronto con Smith, Ricardo ed Hegel, il filosofo di Treviri arriva alla conclusione che “il metodo scientificamente corretto” per comprendere il reale è quello secondo il quale “le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero”. Non è possibile dar conto in questa sede di tutti i passaggi logici presenti nel testo. Possiamo affermare, in estrema sintesi, che Marx sostiene la necessità di salire dall’astratto al concreto per appropriarsi del concreto ma senza concepire il reale come risultato del pensiero. Le categorie economiche, infatti, sono “relazioni astratte di una totalità vivente e concreta già data”. Come efficacemente commenta Marcello Musto a proposito del rapporto tra concreto e pensiero, “respinta la simmetria tra ordine logico e ordine storico-reale, il momento storico si presentava come tornante decisivo per comprendere la realtà, mentre quello logico consentiva di concepire la storia non come piatta cronologia di diversi accadimenti”.  
A questo punto Marx si chiede in che modo ricostruire lo sviluppo storico delle diverse forme societarie, in che maniera ricostruire il passato. E’ a quest’altezza che egli formula la famosa frase secondo la quale: “L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc. In nessun caso però procedendo al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme della società vedono la società borghese”. Musto rileva qui che tale nota non va però letta “in termini evoluzionistici” e richiama le riflessioni di Stuart Hall secondo il quale la teoria elaborata da Marx rappresenta una rottura con lo storicismo, pur non essendo una rottura con lo storico.    
Nell’ultimo e frammentario paragrafo dell’introduzione merita di essere ricordata la parte relativa al “rapporto ineguale dello sviluppo della produzione materiale con … quella artistica”.  Qui Marx sostiene, anche sulla scorta degli studi di Sismondi il quale aveva messo in rilievo la correlazione tra i momenti alti delle letterature europee e i periodi di decadenza sociale dei paesi che quei momenti avevano espresso, che le condizioni materiali degli uomini determinano sì le loro attività simboliche e cognitive, ma che tra i due momenti, produzione intellettuale e produzione economica, non vi è alcuna corrispondenza meccanica. Si tratta di un’acquisizione di grande importanza che sgombra il campo da tante interpretazioni riduttive del pensiero di Marx sul tema del rapporto tra struttura e sovrastruttura. Rapporto che è stato di recente ripreso e acutamente indagato da Nicolao Merker in un saggio complessivo sul filosofo di Treviri (Karl Marx. Vita e opere, Laterza 2010). In esso Merker ricorda che nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica (1859) Marx usa le metafore architettoniche di “struttura” e “sovrastruttura” senza tuttavia attribuire un significato secondario a quel che sta “sopra” (la costruzione) rispetto a ciò che sta “sotto” (le fondamenta). Inoltre per Marx la parola struttura comprende forze produttive, modi di produzione e rapporti sociali corrispondenti. Quindi produrre non è un’attività meccanica e inerte. Essa è un’attività ricca di conoscenze, competenze e abilità. Un fare accompagnato da un saper fare. Per questo, conclude Merker, “già nella produzione, essendo essa umana, sono simultaneamente presenti la ‘struttura’ e la ‘sovrastruttura’, complementari e non contrapposte”.
L'Introduzione del 1857
Giuseppe Cospito «Critica Marxista, dicembre 2010» 01-12-2010
Nei Quaderni del carcere Gramsci critica gli sviluppi dell’economia marxista, in particolare in Urss, osservando come quella dovrebbe essere una disciplina «critica», a differenza di quella accademica che riflette incessantemente sui propri metodi e strumenti di analisi, «si vale troppo spesso di espressioni stereotipate, e si esprime in un tono di superiorità a cui non corrisponde il valore dell’esposizione» (A. Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, vol. III, p. 1803). Per ovviare a questo limite egli ritiene necessaria un’«introduzione metodico-filosofica ai trattati di economia», prendendo a modello le «prefazioni al primo volume di Economia critica» (vale a dire Il Capitale) e alla «Critica dell’Economia politica» (ivi, p. 1844), cioè la celeberrima Prefazione del 1859.
Due anni prima, nel 1857, Marx aveva abbozzato in pochi giorni un’introduzione alla stessa opera (i cosiddetti Grundrisse), destinata a rimanere incompiuta e inedita fino al 1903, quando verrà pubblicata da Karl Kautsky sul giornale socialdemocratico tedesco «Die Neue Zeit». Successivamente tradotto in italiano da Giorgio Backhaus, questo testo ci viene ora riproposto in un’edizione riccamente commentata (K. Marx, Introduzione alla critica dell’economia politica, Commento storico critico di Marcello Musto, Macerata, Quodlibet, 2010, pp. 142, euro 12).
Come messo in evidenza dal curatore, l’Introduzione del 1857 rappresenta una tappa importante nello sviluppo del pensiero di Marx che, partito da studi prima giuridici e poi filosofici, si era avvicinato all’economia politica solo nel 1844, durante il breve soggiorno a Parigi, con le annotazioni su Smith e Ricardo nei Manoscritti economico-filosofici e grazie anche all’avvio del sodalizio con Engels. Approfondito con la Miseria della filosofia e con Lavoro salariato e capitale, l’interesse per l’economia conoscerà una forte ripresa, dopo il fallimento dei moti rivoluzionari quarantotteschi, per tutti gli anni Cinquanta dell’Ottocento, nel corso dei quali Marx si sforzerà di identificare i sintomi della crisi decisiva per il crollo del sistema capitalistico e il trionfo della rivoluzione proletaria. Ed è proprio in quella che gli pare la vigilia immediata di tale crollo che scrive le pagine in questione, «estremamente complesse e controverse» anche per la concitazione con la quale furono stese; eppure, «poiché contiene il più esteso e dettagliato pronunciamento sulle questioni epistemologiche mai compiuto da Marx, l’Introduzione costituisce un riferimento rilevante per la comprensione del suo pensiero e uno snodo obbligato per meglio interpretare l’intero corpo dei Grundrisse» (p. 74).
A differenza di quanto aveva fatto nei Manoscritti, dove il punto di partenza dell’analisi economica era costituito dal salario, dal profitto e dalla rendita (vale a dire le forme di reddito proprie rispettivamente di operai, industriali e proprietari terrieri), e di quanto farà nel Capitale, dove la critica dell’economia politica prende le mosse dal problema del valore, nell’Introduzione del 1857 Marx si sofferma innanzitutto sulla produzione, o meglio sul nesso inscindibile, di reciproca determinazione e influenza, tra produzione, consumo, distribuzione e scambio, che costituisce il processo della circolazione delle merci. Seguendo un procedimento che gli è peculiare fin dagli scritti giovanili, Marx alterna l’esposizione delle proprie tesi con la critica di quelle di predecessori e contemporanei, concentrandola in particolare sulle «robinsonate» di Smith e di Ricardo, ma anche di Proudhon e di Bastiat, che muovono tutti dalla «produzione dell’individuo isolato all’esterno della società» (p. 12), ignorandone il carattere sempre storicamente e socialmente determinato. L’altro obbiettivo polemico marxiano è costituito da chi, come Stuart Mill, tende a separare astrattamente il processo produttivo da quello distributivo, assimilando il primo ai fenomeni naturali, analizzabili con metodi matematico-fisici in quanto rispondenti esclusivamente a leggi eterne e immodificabili, mentre il secondo sarebbe relativamente esposto agli «arbitrii» degli uomini (p. 16).
Di più complessa decifrazione appaiono le pagine dedicate da Marx al metodo dell’economia politica: particolarmente prezioso risulta quindi a tal proposito l’ampio e puntuale commentario di Musto che, senza tacere le difficoltà, le ambiguità e le contraddizioni del testo, ne ricostruisce i fili conduttori, a partire dalla convinzione, ereditata da Hegel, secondo cui «il metodo di salire dall’astratto al concreto è il solo modo, per il pensiero, di appropriarsi il concreto» (p. 102), anche se naturalmente per Marx non è il pensiero a determinare la realtà, ma al contrario. L’altro aspetto metodologico fondamentale è costituito dal presupposto secondo cui il complesso spiega il semplice, il presente interpreta il passato, e non viceversa: opponendosi da un lato al cattivo empirismo degli economisti classici e dall’altro all’idealismo di Hegel e della sua scuola, Marx elabora strumenti in grado non solo di analizzare il modo di produzione capitalistico e, a partire da questo, quelli che l’hanno preceduto, ma anche di «scorgere nel presente le tendenze che lasciavano prefigurare lo sviluppo di un nuovo modo di produzione» (p. 113).
L’Introduzione si chiude con un elenco di argomenti che rimangono soltanto abbozzati, tra i quali merita di essere ricordata la questione del «rapporto ineguale dello sviluppo della produzione materiale con […] quella artistica» (p. 47); questa osservazione getta una luce diversa su quella, apparentemente più dogmatica, della Prefazione del 1859 secondo cui «il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico e spirituale della vita in generale» che, a giudizio di Musto (ma anche del Gramsci dei Quaderni citato all’inizio) «non va interpretata, dunque, in chiave deterministica» (p. 118).
2010
Quodlibet
120x180
ISBN 9788874623242
pp. 144
€ 12,00 (sconto 15%)
€ 10,20 (prezzo online)