Viaggi in Grecia
Viaggi in Grecia
 
Con 40 disegni dell’autore
A cura di Anna De Carlo
Prefazione di Stefano Boeri

«La gloria delle città dipende dall’immaginazione dei cittadini e questa, a sua volta, dai circuiti
di esperienze e di scambi di cui sono partecipi: dipende, in definitiva, dalle energie dei luoghi».


Per oltre trent’anni Giancarlo De Carlo ha viaggiato attraverso l’arcipelago greco visitando i suoi monumenti e soprattutto le sue pulsanti città, piene di vita e allegro disordine. In queste brevi vacanze che si concedeva negli stessi luoghi dov’era stato spedito giovanissimo come soldato, l’architetto milanese approfittava per riflettere non solo sul passato, ma anche per mettere a punto le strategie del suo presente grazie a incontri inaspettati come quelli con Georges Candilis o con semplici pescatori.
Al contrario di Le Corbusier che d’estate si confinava da solo dentro un petit cabanon in Costa Azzurra, De Carlo trascina la propria famiglia sul Mediterraneo orientale secondo itinerari raminghi e sentieri erranti, dormendo spesso all’aperto. Ecco allora che i suoi appunti di viaggio stesi a Bassae, Olimpia o Cipro diventano all’improvviso pagine di diario ma anche aforismi architettonici e filosofici, frutto di una fertile inquietudine e di un’anarchica fantasia – come testimoniano anche i bellissimi disegni al tratto.
La ricomparsa di questo libro inedito, lasciato pronto alle stampe dall’autore poco prima di morire, è dunque come un’apparizione di un amico dal polso fermo proprio quando pensavamo di averlo perduto per sempre, come nella celeberrima poesia del suo amico Vittorio Sereni: «ma ecco da dietro uno scoglio / sempre forte sui remi / spuntare in soccorso il Giancarlo. E ti sembra un miracolo».

 

 

Recensioni 
Nicoletta Tiliacos «Il Foglio» 15-12-2010
Federico Novaro «L'indice dei libri del mese. Dicembre 2010» 01-12-2010
Elena Magni «Bell'Europa» 01-04-2011
Luca Galofaro «Arte e Critica» 01-04-2011
Francesco Dal Co «Casabella 812» 16-04-2012
Giovanni Giustolisi «L'ospite ingrato» 14-06-2010
 
Un viaggio in Grecia con l’occhio di architetto
Nicoletta Tiliacos «Il Foglio» 15-12-2010
“Si ha il senso di essere capitati nel paradiso terrestre, per caso; quando le porte non erano ancora state chiuse”. Così annota nel suo giornale di viaggio datato 1976 l’architetto Giancarlo De Carlo (Genova 1919-Milano 2005), mentre sta percorrendo la penisola calcidica con la moglie Giuliana.
E’, per lui, il primo ritorno nel paese conosciuto durante la guerra, da giovane ufficiale, e poi perdutamente amato, con gli occhi e con il cuore, per tutta la vita. Questo libro che raccoglie i diari, le annotazioni,
le riflessioni, i ricordi – anche sotto forma di foto e di disegni – legati a una trentennale frequentazione della Grecia, colpisce per la bellezza della scrittura e per la ricchezza delle suggestioni, sempre filtrate dall’occhio dell’architetto, mai saccente e sempre disponibile all’incanto. Dall’inarrivabile perfezione del teatro di Epidauro accarezzato dalla luce rosata del tramonto al vecchio generale che nel sembiante evoca l’eroe Aiace, dal pavone “impudico” nel giardino pubblico ateniese alla “piccola, gloriosa chiesa bizantina” di Kardamili, dalla “sommessa tensione” della fonte Kastalia ai “cannoni turchi, eleganti e di buon umore, esposti come trofei ” sulla piazza di Pilos, le mille epifanie che costellano i diari di viaggio di De Carlo intessono un compendio di aforismi architettonici e filosofici di essenziale profondità.
Editoria: notizie
Federico Novaro «L'indice dei libri del mese. Dicembre 2010» 01-12-2010

Un’alleanza forse sorprendente, quella fra Quodlibet e Abitare Segesta (gruppo RCS); su sollecitazione di Stefano Boeri (direttore di Abitare), diretta in tandem dalle due sigle, la collana “Quodlibet Abitare” esordisce con la riproposta (era uscito da Cluva nel 1985, col titolo di Imparando da Las Vegas, nella traduzione sempre di Maurizio Sabini) di Imparare da Las Vegas, di Robert Venturi, Denise Scott Brown , Steven Izenour, a cura di Manuel Orazi, un testo fondamentale che dal 1972 non cessa d’essere letto e compulsato e che segna l’ambito della collana come un programma: inserirsi in uno spazio editoriale trascurato dall’editoria italiana, anche non specialistica, dove possa trovare spazio un racconto critico che sappia legare, e leggere, le varie scale dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio; anche graficamente i volumi rispecchiano la doppia paternità editoriale, le copertine (una illustrazione a tutta pagina solcata da sottili mobili bande bianche che contengono i dati del volume) sono disegnate da Mario Piazza (vice-direttore di Abitare e componente dello studio 46xy, che ha disegnato anche la griglia grafica degli ET Einaudi) e ricordano le copertine della rivista, gli interni, nei caratteri e nell’impaginazione sono i medesimi delle collane “Quodlibet” e “Quaderni Quodlibet”; il secondo volume è un inedito: Viaggio in Grecia, di Giancarlo De Carlo, pubblicato postumo è un diario, illustrato dai disegni dell’autore, di trent’anni di viaggi; in uscita: Jeff Wall, Intelligenza liquida. Scritti scelti sulla fotografia e sull’arte contemporanea, a cura di Stefano Graziani; Yona Friedman, L’ordine complicato. Come costruire un’immagine.

Diario di viaggio. Un architetto in Grecia
Elena Magni «Bell'Europa» 01-04-2011
Come da dichiarazione dello stesso
Giancarlo De Carlo (1919-2005), questo
libro è un “segno d’amore per la Grecia“.
Un amore coltivato nei numerosi viaggi
fatti dall’architetto e professore insieme
alla moglie e alla figlia negli anni ‘70 e
da ritorni negli anni ‘80-’90. Presentato
a febbraio al Museo Nazionale delle
Arti del XXI Secolo a Roma, il libro, con
introduzione della figlia Anna e prefazione
di Stefano Boeri, è arricchito da foto e da
disegni dell’autore. La Grecia è descritta
con l’occhio dell’architetto, con la passione per
la storia e il mito, con una particolare
attenzione al tessuto umano e al
contesto naturale.
Viaggi in Grecia
Luca Galofaro «Arte e Critica» 01-04-2011

Una nuova iniziativa editoriale che propone una  collana, con testi oramai fuori catalogo in edizione Italiana, è il caso di Imparare da Las Vegas (Robert Venturi-Denise Scott Brown), o  inediti come la raccolta di testi sulla Grecia di Giancarlo De Carlo. La novità rispetto agli altri titoli Quodilibet di arte e architettura, è la collaborazione con la rivista Abitare, ed una grafica estremamente elegante  arricchita di illustrazioni che completano i testi. In lavorazione Jeff Wall, Intelligenza liquida - Scritti scelti di fotografia e sull'arte e Yona Friedman, L'ordine complicato - come costruire un'immagine. Detto questo ho scelto Viaggi In Grecia per presentare queste nuove edizioni. La scelta ha una sua ragione specifica, ritengo infatti molto importante rileggere il lavoro degli architetti attraverso le loro parole più intime, quelle dei diari di viaggio o dei testi nati quasi da un'esigenza privata e non dettati da riflessioni di ampio respiro, dedicate ai propri lavori o i saggi piu' prestigiosi pensati per un pubblico più vasto. I testi di De Carlo qui raccolti sono pagine autobiografiche, riflessioni generali quasi sempre legate al viaggio e all'incontro tra uomini e spazi. Sono gli uomini e gli spazi infatti i veri protagonisti di questo libro, quasi non esistono grandi differenze tra le descrizioni degli uomini inconntrati più o meno per caso e quelle dei paesaggi e delle architetture, come se l'autore riversasse sulle pagine impressioni dirette di esperienze, di luoghi fisici che si trasformano nel tempo in luoghi  mentali, spazi in cui realtà e  mito si fondono. La Grecia.......come luogo dove ritrovare il senso primo, dunque non solo spaziale, non solo fisico, non solo oggettivo dell'architettura. Le pagine di questo libro segnano il ritorno di un pensiero impetuoso e sofisticato, di una scrittura limpida e vibrante, che da qualche anno avevano smesso di accompagnare chi crede nell'architettura come un modo per interpretare il mondo. (Stefano Boeri dall'introduzione )......

La verità è che l'architettura non può essere autonoma, per il semplice fatto che la sua prima motivazione è di corrispondere a esigenze umane e la sua prima condizione è di collocassi in un luogo. Esiste invece l'autonomia degli architetti e si tratta di un fenomeno ciclico che oggi, arrivato a uno dei suoi culmini, si manifesta la consueta sindrome: fuga nell'accademia, soggezione alle esigenze del potere, terrorismo grafico e verbale, paura del cambiamento rivestita di arroganza. (Giancarlo de Carlo). Mi è già successo con la biografia di Ettore Sottsass cominciare a leggere e non poter smettere, anche quando mi annoiavo nei passaggi più ripetitivi, continuavo il viaggio e mi appassionavo ad una scrittura pulita, che non cerca di compiacersi ma che al contrario diventa uno strumento per fissare l'esperienza nella memoria. Ho trovato nel libro moltissime occasioni di riflessione, perché ad un certo punto diventa importante non distinguere più tra ciò che una architetto scrive o ciò che vive, perchè alla fine del viaggio ogni cosa si trasforma nelle sue architetture. Il libro è diviso in tre parti,  la prima formata da diari di viaggi (76'/77'). La seconda di scritti sulla grecia già pubblicati (ma che appaiono sotto altra luce così raccolti) ed infine una terza parte formata da frammenti raccolti dai suoi diari. Tre scritture diverse che raccontano l' amore per una natura, una cultura, un'architettura. Il tutto di fissa nella mente del lettore una geografia di atmosfere,  una mappa di saperi che stimolano il pensiero spaziale e cercano di farci rivivere la memoria dei luoghi, memoria storica e memoria personale. Luoghi che De Carlo visita più di una volta durante i suoi viaggi, percorrendo itinerari diversi o ripetendo ritualmente gli stessi paesaggi. Ad ogni passaggio la lettura rimanda a pensieri, a progetti ad esperienze e ricordi, a libri, ad amici. Sembra che la grecia sia uno strumento necessario alla vita di De Carlo:  Il luogo ,il tempo, il mare sono meravigliosi e ci sentiamo rivivere....guardo gli alberi i più comuni e i più semplici, e cerco di capirne i segreti. Mi servirà per il progetto della torre di Siena?

Leggere questo libro è un modo per poter continuare a credere in ciò che in questo paese, la professione, l'accademia, il sistema politico ci stanno lentamente togliendo giorno dopo giorno. Leggere questo libro significa ritrovare il luogo che rappresenti per ognuno di noi il punto di partenza ed il punto di arrivo, il traguardo di una possibile guarigione per la nostra anima,  il nostro corpo, la nostra idea di architettura.

 Per sei mesi ho pensato alla Grecia come traguardo di una mia possibile guarigione. Se fossi riuscito a tornarci, avrei potuto dire che ce l'avevo fatta e che la mia morte era rimandata. E difatti ci sono riuscito. A metà settembre con Giuliana.......mi sono imbarcato su un traghetto Supefast per Patrasso.

Viaggi in Grecia
Francesco Dal Co «Casabella 812» 16-04-2012
Un viaggio ad Atene e una visita al nuovo Museo dell'Acropoli ci inducono a riprendere in mano questo libro di cui avremmo dovuto parlare qualche tempo fa ma che abbiamo dimenticato; ce ne scusiamo con i lettori. De Carlo se ne è andato nel 2005 e il Museo dell'Acropoli di Bernard Tschumi non l'ha visto. Immaginiamo che di questo sia grato agli dei con i quali tante volte si è intrattenuto nel corso dei suoi numerosi viaggi in Grecia, il primo dei quali compiuto nel 1943 come marinaio arruolato nelle truppe di occupazione italiane. Che cosa avrebbe provato De Carlo di fronte al nuovo museo che fotografa impietosamente quanto è accaduto in un Paese che lui conobbe semplice accogliente, colto e che poi ha visto trasformarsi in un mondo attraversato da folle che «non credono più in niente», che del miracoloso incontro che Bassae una volta offriva, ora che il tempio è stato definitivamente "imprigionato" e protetto, non potranno mai godere e nulla sapranno? Intimamente velato di malinconia, questo libro, non sempre organico e controllato come lo sono i ricordi, richiama alla mente di coloro che lo hanno letto o lo leggeranno quale dovrebbe essere la cultura di un architetto e di cosa era impregnata non una volta ma ancora poco tempo fa, quando a Bassae si giungeva salendo a piedi l'ultimo pendio della valle come De Carlo fece.
Il barbiere di Pilos
Giovanni Giustolisi «L'ospite ingrato» 14-06-2010
Da quando il mio barbiere storico ha chiuso i battenti dopo cinquant’anni di gloriosa carriera, non sono più riuscito ad andare nello stesso posto più di due volte. In una di queste occasioni mi sono imbattuto in un ragazzo piuttosto giovane e a prima vista intraprendente che, con la loquacità tipica di tutti i barbieri (o parrucchieri: qualcuno si offende, e anche il nostro si offese quando lo chiamai barbiere), dopo aver snocciolato tutti i luoghi comuni e il sarcasmo su politica, meteorologia e società malata, mi chiese: «Ma tu che lavoro fai?». Domanda normale se non fosse per una mia deformazione, o innata riservatezza trasmessami da mio padre, che mi spinge a non raccontare mai che cosa faccio, di che cosa mi occupo, che lavoro facciano i miei genitori. Spesso, per eludere la domanda, invento mestieri nuovi, a volte medico, altre impiegato di banca, altre ancora archeologo, e così via.
Tornando al nostro barbiere/parrucchiere, dopo qualche mugugno di circostanza da parte mia, le sue insistenze si fecero tali che dovetti cedere. Confessai così a mezza bocca: «Sono architetto».
La reazione fu inaspettata: il viso si illuminò e apparve un sorriso che fino a quel momento era stato nascosto dal cipiglio con cui osservava la mia testa: «Ma allora si può dire che siamo colleghi! In fondo anch’io con la mia arte creo qualcosa che prima non c’era».
Rimasi ammutolito per lo strano paragone e contrariato dal fatto che sia opinione diffusa paragonare l’architettura all’arte, alla creazione. Tutte le mie ideologie razionaliste e socialiste sull’architettura e sulla sua funzione sociale erano state demolite in una battuta.
Questo episodio mi è tornato alla mente leggendo la raccolta di scritti di Giancarlo De Carlo Viaggi in Grecia, edita da Quodlibet nel 2010. Tra questi, un incontro con un barbiere di un paesino greco presso il quale la moglie di De Carlo, Giuliana, decide di  farsi tagliare i capelli. Mi sono un po’ vergognato  della mia superficialità, nel leggere e rileggere questo aneddoto in cui De Carlo osserva con ammirazione il lavoro del barbiere e lo mette in relazione con i complessi rapporti spazio-temporali esistenti nella piazza su cui si affaccia la bottega. Non solo: l’episodio diventa spunto per una breve riflessione sulla necessità di fare e insegnare la progettazione in aderenza alle relazioni tra le parti, per sconvolgerle con fantasia e immaginazione e poi ricomporle, ma sempre mantenendo il contatto con lo scopo per cui si progetta.
In realtà, anche se gli scritti coprono un arco temporale di oltre trent’anni, si può  affermare che il filo logico della riflessione di De Carlo sia assolutamente lineare (nella sua complessità). L’interesse per ogni forma di architettura, per tutto ciò che “fa” architettura, per tutte le componenti che entrano nel gioco dell’architettura, siano esse il tempio di Bassae o il barbiere di Pilos, rappresenta l’humus su cui si fonda la ricerca di De Carlo, che non riguarda solo l’architettura costruita, ma anche quella insegnata e divulgata attraverso i numerosi scritti e soprattutto attraverso la rivista «Spazio e Società». È stata questa una delle poche riviste “libere” di architettura in cui, oltre ai preziosi editoriali di Giancarlo, si potevano leggere e conoscere progetti e architetti impresentabili per l’accademia. Accademico egli stesso, De Carlo ha saputo cogliere al meglio tutte le contraddizioni dell’università italiana (e non solo) dal dopoguerra ad oggi, attuando una critica serrata delle istituzioni preposte all’istruzione e fornendo una chiave di lettura diversa e anticonformista della architettura e del suo insegnamento  in Italia.
Anche di questo si parla nella raccolta di scritti sui viaggi in Grecia; in particolare, uno spunto molto interessante e che merita senz’altro un approfondimento per l’attualità del tema si trova nelle pagine intitolate Maestri e pedagoghi (pp. 86-88). In questo scritto, De Carlo svolge un’analisi dello “stato di fatto” piuttosto precisa (non aggiornata all’oggi, ma al momento in cui scrive; in seguito e ai giorni nostri la situazione è molto peggiorata) su ciò che è diventata la scuola e quindi anche l’università in Italia. Ciò  che stupisce e che merita appunto di essere approfondito, è la conclusione, una previsione che diventa quasi una profezia (o un auspicio) su ciò che potrà essere in futuro la scuola e lo spazio in cui si esercita l’insegnamento.
Come quest’ultimo, molti altri scritti di questo volume sono inediti; alcuni sono apparsi su «Spazio e Società» e in altre raccolte. In essi ritroviamo tutti i temi cari a De Carlo e altri spunti interessanti di riflessione. Sullo sfondo, la Grecia che entra in ogni argomento del racconto e diventa una sorta di quinta scenografica sulla quale si svolge il racconto dell’architettura.
E infatti di questo si tratta: di ricondurre ogni espressione architettonica alle persone, agli eventi, in una parola al contesto (ovvero alla/e società) che l’hanno generata nel corso del tempo e che l’architetto osserva, registra, metabolizza e traduce in una nuova espressione architettonica. L’architettura come specchio della società e non come imposizione dall’alto necessaria al miglioramento della società, secondo l’illusione – o la falsa coscienza – di molti architetti più o meno contemporanei.
Il messaggio di De Carlo induce a invertire i termini della questione: non si tratta di migliorare la società attraverso l’architettura, ma di analizzare profondamente la società e ciò che essa produce, di individuare i suoi processi di mutamento includendo fra essi anche l’architettura a tutte le scale, dal dettaglio all’urbanistica; infine di realizzare architettura che risponda allo scopo per cui viene richiesta dalla società e alle esigenze reali delle comunità che la compongono.
Se ancora si pubblicano e vengono letti gli scritti di Giancarlo De Carlo abbiamo buoni motivi per essere fiduciosi.
2010
Quodlibet Abitare
160x225
ISBN 9788874623228
pp. 176
€ 20,00 (sconto 15%)
€ 17,00 (prezzo online)