Il controllo dell’indeterminato
Il controllo dell’indeterminato
Potëmkin villages e altri nonluoghi

Il controllo dell’indeterminato espone spazio e progetto contemporanei alla prova del loro futuro: ne indaga il senso di fronte al divenire. Il controllo dell’indeterminato è locuzione soggettiva: la tesi del testo, racchiusa nel titolo, assegna la funzione di controllo all’indeterminato stesso. La proiezione architettonica e urbanistica si fiacca e arresta nella duplicazione spettacolare di identità svuotate. La realtà sempre più contratta in una dimensione attuale si compone di ambiti singolari ma Informi, Continui, Indistinti, Imprevedibili, celati o qualificati da Maschere, custoditi o rinnovati da Patine, popolati di Sagome, scritti su Minute. Potëmkin villages e altri nonluoghi si specchiano come nuovi archetipi nei fatti da cui derivano, deformandone i caratteri. È l’indeterminato, appunto, che conquista il controllo; anche di se stesso. Il progetto, in questo stallo, rivive come esperienza: la sua condizione, in perenne attesa, lo riduce a semplice assunzione del dato fenomenico.
Attraverso interpretazioni incrociate di opere tratte dal mondo dell’architettura, dell’arte, della letteratura (da La filature di Sophie Calle a Crash di James Ballard, da En Attendant Godot di Samuel Beckett all’Endless House di Frederick Kiesler, tra le altre), il testo arriva ad una personale decodificazione della contemporaneità, proponendone un racconto inconsueto e vivo e guidando il lettore alla visita di otto realtà esemplari, otto Potëmkin villages capaci di rappresentarne le infinite sfumature e assieme l’uniformità; le pagine scorrono a proporre scenari anomali e singolari tradotti però in un quotidiano déjà vu. Una “linea analitica del progetto” incrocia questa narrazione facendone da contraltare: dodici manifesti (da Flugzeugträger in der landschaft di Hans Hollein a Facsimile di Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio) vengono progressivamente analizzati saggiandone la tenuta di fronte all’indeterminato.

 

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Recensioni 
redazionale «Architetti notizie » 01-04-2012
 
Il controllo dell'indeterminato
redazionale «Architetti notizie » 01-04-2012
Quali sono le modalità d’espressione ancora possibili per l’architettura nella contemporaneità? Quali i modi del proporsi del progetto in un contesto che segna la fine di ogni certezza, la fine della credibilità di ogni azione di controllo del divenire? Attraverso una ricerca dai confini sfumati e pluridisciplinari, il volume ragiona sul ruolo che architettura e progetto assumono in una contemporaneità dominata da accezioni quali imprevedibilità e crisi. In tale contesto, secondo l’autore, è l’indeterminazione ad assumere il senso di quanto l’architettura è chiamata a definire. Tra i percorsi possibili, il testo struttura la prima parte della tesi esplorando la natura contemporanea dell’indeterminato, mediata attraverso interpretazioni incrociate di opere tratte dal mondo dell’architettura, dell’arte e della letteratura. In questo quadro, il significato di indeterminato assume una definizione per differenza, esprimibile con quanto l’architettura, intesa come “strumento di controllo dell’indeterminato”, è chiamata a definire. La seconda parte della ricerca snoda la trattazione lavorando per contrasto, da un’iniziale antinomia assunta nel rapporto tra progetto ed indeterminato, si giunge ad un ipotesi rovescia, un paradosso caotico nel quale è l’indeterminazione a controllare il suo opposto. L’indeterminato diventa doppio, copia, “entità in rapporto ad Altro e al divenire”, verificata attraverso quattro manifestazioni racchiuse in altrettanti casi od immagini (La maschera, La Patina, La sagoma, La minuta). L’immissione del progetto, ossia la variabile tempo, come entità che affianca e relaziona l’indeterminato, rappresenta il penultimo tassello del testo. Otto Potëmkin Villages sono, dunque, il tentativo di indagare il simulacro oggettuale e relazionale dell’indeterminato, attraverso manifesti contemporanei traducibili in realtà esemplari. La ricerca conclude il suo percorso con un’ultima escursione tesa a rintracciare le forme possibili di un progetto, quest’ultimo in grado di proporsi “in un contesto che segna la fine di ogni certezza, e dunque la fine della credibilità di ogni azione di controllo del divenire”.
2011
Quodlibet Studio. Città e paesaggio
140x215
ISBN 9788874623549
pp. 424
€ 26,00 (sconto 15%)
€ 22,10 (prezzo online)