Pierfrancesco Giannangeli «Il Resto del Carlino» 09-10-2011
Antonio Gnoli «La Repubblica» 23-10-2011
Piero Melati «Il Venerdì - La Repubblica» 11-11-2011
Melania Mazzucco «La Repubblica» 03-12-2011
Pietrangelo Buttafuoco «Panorama» 12-01-2012
Armando Torno «Corriere della Sera» 18-02-2012
La Cina vista da Matteo Ricci nel volume della Quodlibet
Pierfrancesco Giannangeli «Il Resto del Carlino» 09-10-2011
Ormai undici anni fa, nel 2000, la casa editrice maceratese Quodlibet cominciò la pubblicazione di una serie di opere di Matteo Ricci. Un progetto inserito nel processo di riscoperta del padre gesuita maceratese, che raggiunse la Cina e fu introdotto alla corte dell’imperatore. Una proposta destinata a far conoscere al grande pubblico gli scritti dell’uomo che seppe costruire un solido ponte tra il pensiero e la cultura occidentale e il mondo orientale. Il primo libro di quella collana – che ancora oggi sta sfornando titoli corredati da imponenti e utili apparati critici, accuratissimi nella veste editoriale – si intitolava “Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina” ed era il lungo racconto (il volume conta quasi 800 pagine) che Ricci faceva della penetrazione, e dei suoi successivi sviluppi, nel grande paese d’Oriente. Ora la Quodlibet ha deciso di ristampare, in brossura e in una veste molto agile, ma non per questo meno curata, le prime cento pagine o poco più di quel volume: si tratta dei primi dieci capitoli, quelli in cui la Cina viene descritta da Ricci con l’occhio, acuto e intelligente, dell’intellettuale occidentale che la vede per la prima volta. Il libro si intitola “Descrizione della Cina” e uscirà mercoledì, al prezzo di 16 euro. Oltre al testo del padre gesuita, contiene una prefazione di Bernardo Valli e un saggio del prof. Filippo Mignini. Il racconto di Ricci tocca diverse questioni. Parte dal nome e dai motivi della grandezza della Cina, per presentare poi i prodotti e le arti di quella terra, le sue forme di governo, i riti, i modi e le usanze, le superstizioni e le forme di religione. La lingua è l’italiano del Cinquecento, ma una volta superato lo scoglio ed entrati nel meccanismo, prevale la curiosità. E la lettura è assai gradevole, fino a essere istruttiva: più un romanzo che un saggio.

Le scarpe del gesuita
Antonio Gnoli «La Repubblica» 23-10-2011
Non stupisce la forza di penetrazione della lingua cinese, che tra qualche anno, dicono le proiezioni, sarà quella più studiata in occidente. Scurati e prima ancora Nesi ne avevano fatto argomento apocalittico dei loro romanzi. Nel suo bel libro ( Il capitalismo, ed. Marsilio), Geminello Alvi osserva che "l' ideale cinese", un impasto di omologazione e statalismo, non è più dietro la porta dell' Occidente. Ma accomodato nei nostri tinelli e nelle banche di mezzo mondo. Non era scontato che andasse così. Agli inizi del 600 il gesuita Matteo Ricci raccontò la Cina come un paese immobile, ma al tempo stesso avanzatissimo (Descrizione della Cina, ed. Quodlibet). Le conoscenze di Ricci crearono un ponte fra le due civiltà. Poi l' Europa dimenticò la Cina, salvo ricordarsene in tempi di sfruttamento coloniale. Oggi la situazione siè ribaltata. Oggi Matteo Ricci più che una missione a Pechino potrebbe sperare di aprire una boutique di scarpe. Natoa Macerata, lui sì era un marchigiano doc.

Bernardo Valli racconta l'avventura di Matteo Ricci
Piero Melati «Il Venerdì - La Repubblica» 11-11-2011
Torna il libreria la straordinaria avventura del gesuita matteo Ricci, che nel 1583 arrivò in Cina facendo poi scoprire all'Occidente un altro mondo. La casa editrice Quodlibet propone una nuova edizione del celeberrimo Descrizione della Cina con un saggio di Filippo Mignini e la prefazione di Bernardo Valli. In sette pagine di straordinaria sintesi, Valli ricostruisce l'importanza storica del personaggio. Tanti gli aneddoti. Ricci fu campione in quell'arte della memoria che era considerata quasi sacra. A partire da un carattere cinese (wu, che significa guerra) costruì nella sua mente il cosiddetto "palazzo della memoria", entro il quale poteva contenere interi volumi. Poté esibire la sua potenza mnemonica a Nanchang, in un esame che consentiva ai cinesi di diventare mandarini. Sconvolse tutti, anche per la sua abilità nella lingua e calligrafia. Tanto che i nobili cinesi presero a interrogarsi sui reali motivi della sua presenza in Cina e si disse persino che il suo patrimonio provenisse dalla capacità di trasformare i metalli vili in oro. Alchimista lo fu davvero, ma in religione. Sostenne che il confucianesimo poteva convivere con la fede cattolica. Ma non fu creduto.

I cinesi innamorati tra i bestseller di Pechino che non leggeremo mai
Melania Mazzucco «La Repubblica» 03-12-2011
Sono sbarcata a Pechino con due obiettivi in mente. Visitare la tomba di Matteo Riccie conoscere gli scrittori cinesi...
Padre Matteo Ricci, il maceratese che divenne Li Madou, è notissimo in Cina e ormai anche in Italia, dopo le celebrazioni che si sono tenute lo scorso anno per il IV centenario della sua morte. E' stato un ponte fra due mondi, ha diffuso in Cina la letteratura classica, l'astronomia, la matematica, la geologia dell'Europa a lui contemporanea,ea sua volta ha studiato la cultura cinese, fino a farsi mandarino. Oggi che la Cina si è aperta all' Occidente è un simbolo rispettato. Ma io ho un debole per coloro che mancano i loro sogni: così non mi colpiscono tanto i suoi successi, quanto la sconfitta. Gli visse accanto per anni, ma non poté mai coronare il suo sogno di vedere l'Imperatore. Alla fine arrivo davanti a un gruppo di edifici che ospitano il Collegio Amministrativo di Pechino. La tomba è in un parco lussureggiante, su una collina. Ma non ci arriverò: non mi sono organizzata, non ho preso appuntamento. Il Collegio ospitava la scuola ideologica dei quadri del partito. L'intellettuale gesuita che voleva convertirei cinesi giace per l'eternità nel cuore del comunismo come un insetto in una goccia d'ambra. Al ritorno, gli ho reso omaggio leggendo la sua Descrizione della Cina (Quodlibet). Ammirato e lucido, Ricci descrive usi, costumi e leggi dell' epoca Ming. Di sfuggita annota: "E tutto il loro trattare è una eterna politia di belle parole senza la verità dell'amicizia et amore che sia dentro al petto". Forse anch'io, invitata a parlare d' amore, ero una missionaria votata a mancare lo scopo del viaggio? Le ragazze, mi hanno detto mesti gli studenti di Pechino, vogliono un marito ricco, la casa. Su un unico amore convenivano. Quello per il proprio paese. La Cina è amata.

Descrizione della Cina
Pietrangelo Buttafuoco «Panorama» 12-01-2012
«Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming». Alzi la mano chi ha riconosciuto padre Matteo Ricci dietro i versi del bardo di Giarre esattamente trent'anni or sono, nel 1981. All'epoca solo pochi iniziati avrebbero potuto conoscere il gesuita maaceratese nato nel 1552, primo occidentale a entrare a Pechino ben sapendo che non sarebbe mai più potuto uscirne. Oggi invece tutti possono leggere le opere di questo umanista che, benché coltissimo, non poté che rimanere disorientato dalla visione di quel regno sconfinato. Ecco allora che, prima di morire come un alto mandarino rispettato anche dall'imperatore, Ricci ci ha lasciato una Descrizione della Cina che per la vastità dei temi affrontati, l’efficacia dello stile che unisce concisione, parsimonia nel giudizio e concretezza anche brutale nelle descrizioni è la bibbia di tutti i sinologi e il miglior viatico per capire quanto in fondo Mao Zedong sia stato il capofila di una nuova dinastia, quella comunista.

Mosco, gergellino e riso nella Cina di Matteo Ricci
Armando Torno «Corriere della Sera» 18-02-2012
Il gesuita Matteo Ricci, che nel 1583 entrò in Cina, nelle pagine sul Celeste Impero parla dei frutti di quella terra. Si leggono nel terzo capitolo della sua Descrizione della Cina. Innanzitutto: quei luoghi sono ricchi di "gran riso" (si diceva così per distinguerlo dal miglio, il "piccolo riso"), "il più comune loro vitto, come di pane fra noi". Vi si trovano tutti i frutti, ma Ricci è incuriosito dal "Paziao", la banana cinese, probabilmente il fico d'India. C'è poi il "Gergellino", cioè il sesamo, che sostituisce l'olio d'oliva; si scopre che nei macelli si vende, tra l'altro, carne di cane. Pesce in abbondanza, allevato in "molti vivarij". Infine il "Moscato", sostanza odorifera estratta da una ghiandola del mosco, un mammifero dei cervidi simile al capriolo.