L'architettura della città
L'architettura della città

La città, oggetto di questo libro, viene qui intesa come una architettura. Parlando di architettura non intendo riferirmi solo all'immagine visibile della città e all'insieme delle sue architetture; ma piuttosto all'architettura come costruzione. Mi riferisco alla costruzione della città nel tempo. Aldo Rossi

 

Dalla prima pubblicazione de L’architettura della città di Aldo Rossi nel 1966, la critica al “funzionalismo ingenuo”, i concetti di locus, monumento e tipo non abbandoneranno più la discussione disciplinare, riportando al centro del dibattito il grande tema della forma.
In questo senso il libro, insieme al coevo Complessità e contraddizioni nell’architettura di Robert Venturi, rappresenta uno spartiacque nella letteratura architettonica internazionale – anche grazie alle numerosissime traduzioni estere. Nessuno però come lo stesso Rossi ha saputo riassumere a posteriori il destino del suo primo e più importante libro che conteneva in potenza tutta la sua architettura futura: “Come un dipinto, una costruzione o un romanzo un libro diventa un’opera collettiva che ognuno può interpretare a suo modo oltre le intenzioni dell’autore”.
La struttura di questo saggio è quadripartita: nel primo capitolo sono analizzati i problemi di descrizione e di classificazione dei fatti urbani e quindi i problemi tipologici dell’architettura; nel secondo la struttura della città per parti; nel terzo l’architettura della città e del locus su cui questa insiste e quindi della storia urbana; nel quarto infine l’autore accenna alle principali questioni della dinamica urbana e al problema della politica come scelta.

 

 

Recensioni 
Gianluigi Freda «il manifesto-Alias» 31-03-2012
 
Fine della città? Torniamo al sottile tormento di Aldo Rossi
Gianluigi Freda «il manifesto-Alias» 31-03-2012
Da quasi cinquant'anni, ogni biblioteca d'architetto ospita L'architettura della città di Aldo Rossi,  divenuto ormai un trattato classico per aver definitivamente cambiato l'approccio disciplinare alla lettura della città, intesa, nella sua complessa interezza, come un'unica architettura nella quale la costruzione si stratifica e articola nel tempo generando «fatti urbani», «monumenti», «tipi», concetti ormai indispensabili alla ricerca scientifica e al dibattito culturale.
Per rispondere positivamente ad una crisi dell'architettura rinchiusa in un «funzionalismo ingenuo», Aldo Rossi pubblicò per la prima volta L'architettura della città nel 1966, ignaro del successo internazionale che l'attendeva. Oggi, l'opportuna riedizione del testo da parte di Quodlibet Abitare (224 pp., 20 euro), a quindici anni dalla morte dell'autore, offre un contraltare indispensabile a libri come La fine della città di Benevolo, L'anticittà di Boeri e Senza architettura di Ciorra, che dolorosamente denunciano  una nuova crisi dell'architettura.
Rileggere L'architettura della città, non soltanto è utile a tutti per comprendere le forze che sottendono al costruirsi delle nostre città nel tempo, così da poterne riconoscere la ricchezza e magari prevedere i fallimenti, ma significa anche riscoprire il suo autore, figura centrale della storia dell'architettura italiana dalla seconda metà del Novecento. Primo architetto italiano a vincere il Pritzker Prize, una sorta di Nobel dell'architettura, Aldo Rossi ha costruito edifici in Germania, nei Paesi Bassi, in Giappone, e tuttora architetti di fama internazionale dichiarano di ricondurre all'architettura rossiana il proprio movente espressivo.
Tuttavia, raccontare Aldo Rossi è ancora oggi un'operazione destinata a rivelarsi imperfetta.
Forse perché il positivismo messo a guardia della sua opera distrae dal sottile tormento imprigionato nelle sue architetture semplici: chi, invece, gli si avvicina profondamente scopre che Aldo Rossi non era soltanto un architetto, ma un assemblatore di cognizioni improvvise e inspiegabili e riconosce nelle sue composizioni infiniti “rocchetti di Ernst”, emozioni costruite per sostituirne altre irrimediabilmente perdute. Chiunque l'abbia incontrato lungo il proprio cammino di architetto non ha resistito alla tentazione di giudicarlo e di comprenderlo, per militare tra coloro che lo amano incondizionatamente o tra quelli che fingono di rifiutarlo, ma che poi, segretamente, si rifugiano in quell'architettura sognante che egli aveva lasciato si intravedesse ne L'architettura della città ancor prima di costruirla.
2011
Quodlibet Abitare
160x225
ISBN 9788874624096
pp. 224
€ 20,00 (sconto 15%)
€ 17,00 (prezzo online)