Novelle stralunate dopo Boccaccio
Novelle stralunate dopo Boccaccio
Riscritte nell’italiano d’oggi
 
A cura di Elisabetta Menetti
Le trascrizioni sono di Dino Baldi, Daniele Benati, Nicola Bonazzi, Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Ivan Levrini, Giovanni Maccari, Simona Mambrini, Nunzia Palmieri, Giovanni Previdi e Jean Talon.

La novella italiana a partire da Boccaccio è stato uno dei generi letterari più letto, apprezzato e imitato in Europa, e rappresenta una delle migliori stagioni letterarie italiane. Ma se Boccaccio è rimasto un autore molto noto, meno conosciuti sono quelli che hanno scritto dopo di lui e sulle sue orme.
In questo libro Elisabetta Menetti ha scelto le novelle più rappresentative, sorprendenti, conturbanti e fantastiche di autori del Quattrocento e Cinquecento italiano: Sacchetti, Sercambi, il Piovano Arlotto, Straparola, Masuccio Salernitano, Bandello, Molza, Morlini, Arienti, Gherardi da Prato, Manetti, Grazzini, Doni, Fortini, Ser Giovanni Fiorentino.
L’italiano dell’epoca non è facile per tutti da leggere; per questo le novelle sono state riscritte nell’italiano d’oggi da alcuni stimati autori e traduttori, in modo da riavere quella freschezza e quella comicità immediata che le caratterizzava.

Elisabetta Menetti insegna all’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha scritto studi su Boccaccio e la narrativa umanistica e rinascimentale. Tra questi: Il Decameron fantastico (Clueb, 1994), Enormi e disoneste: le novelle di Matteo Bandello (Carocci, 2005) e un’antologia commentata di novelle del Bandello (Bur, 2011).

 

Recensioni 
Piero Melati «La Repubblica- Il venerdì» 23-03-2012
redazionale «L'Unità» 22-04-2012
Alberto Sebastiani «La Repubblica - Bologna» 24-04-2012
 
Figli di Boccaccio riscritti oggi da Celati e Cavazzoni
Piero Melati «La Repubblica- Il venerdì» 23-03-2012
La curatrice dell’antologia, Elisabetta Menetti, esperta di Boccaccio, sostiene che il richiamo alla tradizione è duplice. Non solo perché queste Novelle stralunate dopo Boccaccio si rifanno alla dimenticata tradizione degli scrittori del Quattro e Cinquecento italiano (figli, per intenderci, del Decamerone). Ma anche perché un team di autori le ha riscritte nell’italiano d’oggi, come dice il sottotitolo. E anche la «riscrittura», come le novelle, fa parte di una tradizione dimenticata, umile e artigianale. Chi vi si dedicava, spiega la curatrice ci metteva dentro l’allegria di chi fischietta un motivetto. Oggi la «brigata decameroniana» viene rinverdita, tra gli altri, da scrittori del calibro di Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati. Lo spirito? Lo rivela un passo: «Gian Simone, io dico che vi siete cacato addosso». Lo vedrebbe anche Cimabue che nacque cieco» disse il Pilucca «non senti come puzza?».
Sulla scia di Boccaccio
redazionale «L'Unità» 22-04-2012
La tradizione della novella a partire da Boccaccio è stata seguita e imitata in tutta Europa. Questo libro «ripesca» gli autori meno noti del Quattro e Cinquecento, scegliendo le storie più fantastiche e bizzarre. Riscritte nell'italiano di oggi da autori e traduttori per agevolarne la lettura a un pubblico più ampio.
Se Cavazzoni e Celati diventano novellieri
Alberto Sebastiani «La Repubblica - Bologna» 24-04-2012
Innella città di Lucca, innella contrada di San Cristofano, fu uno pilicciaio, omo materiale e grosso di pasta in tutti i suoi fatti, nomato Ganfo». Comincia così un´esilarante novella, De simplicitate. Ganfo il pellicciaio, pubblicata nel Novelliere del lucchesse Giovanni Sercambi, scritto tra il XIV e il XV secolo ma pubblicato solo nell´800. Oggi, grazie a Novelle stralunate dopo Boccaccio. Riscritte nell´italiano di oggi (Quodlibet), una nuova versione ne sa confermare la forza narrativa, e inizia così: «V´era un tempo nella città di Lucca, e nella contrada di San Cristofano, un pellicciaio di nome Ganfo. Era costui un uomo di mente grezza e sempliciotto in tutto quanto facesse». È una riscrittura (non una "traduzione") di Gianni Celati, che con Ermanno Cavazzoni, Ugo Cornia, Daniele Benati, Nicola Bonazzi, Ivan Levrini, Giovanni Maccari, Simona Mambrini, Nunzia Palmieri, Giovanni Previdi e Jean Talon ha partecipato al progetto di Elisabetta Menetti, curatrice del volume.
In fondo, le novelle si sono sempre diffuse di voce in voce, e di scrittura in riscrittura. Come quella del Grasso legnaiuolo: la beffa di Filippo Brunelleschi al bravo ma semplice intarsiatore, qui riscritta da Benati dalla versione di Antonio Manetti del 1480. Dopo Boccaccio, infatti, molti sono gli autori di novelle, come il bolognese Giovanni Sabadino degli Arienti (1445-1510) o il modenese Francesco Maria Molza (1489-1544), o come i più noti Matteo Bandello (1484-1561) o Franco Sacchetti (1332-1400).
Raccontano fantasie, vizi e virtù umani, entrando in ambienti noti, familiari, come case, chiese, palazzi, monasteri, mescolando personaggi reali e inventati, creando (o riportando?) storie, con morali più o meno esplicite, specie nel caso di racconti esemplari. Non solo beffe, dunque, come spiegato nel saggio finale della Menetti, che descrive il percorso letterario e culturale vissuto dal genere tra Medioevo e Rinascimento, e il contesto in cui la tradizione ha successo, tra serio e comico, fantastico e grottesco.
Le novelle sono per lo più in volgare, ma anche in latino, come quelle di Girolamo Morlini, presente con quattro testi in questa antologia. In questo caso è davvero un lavoro di "traduzione", compiuto da Cavazzoni. Queste trascrizioni sono dunque una nuova vita, un assaggio piacevole per incuriosire i lettori d´oggi. Le novelle diventano testimoni raccolti da autori dei nostri giorni, che si fanno tramite e, come Celati, ricordano di riportare voce d´altri: «Ganfo raccontò loro la storia del bagno e della croce perduta, come narra Giovanni Sercambi».
2012
Compagnia Extra
120x190
ISBN 9788874624270
pp. 252
€ 15,00 (sconto 15%)
€ 12,75 (prezzo online)