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Tirana
Contemporaneitą sospesa / Suspended Contemporaneity Testi in lingua italiana e inlgese. Con illustrazioni a colori e b/n Tirana è da anni una città in grande trasformazione architettonica e urbana, tanto che, come ha scritto di recente Stefano Boeri, «la Tirana contemporanea e vibrante della moltitudine individualista, selvaggia, arrogante, sta dentro, letteralmente dentro, alla Tirana dei monumenti del regime comunista, con le sue piazze immense e i grandi viali… Tutto in scena, insieme, come se la città fosse fatta da pezzi di tempo e non da fette di spazio». Molti dei più interessanti studi di architettura contemporanea europei, da Bolles+Wilson a MVRDV, da Atenastudio a Bjarke Ingels, si sono confrontati con questa capitale che si è imposta all'attenzione della cultura architettonica internazionale. Questo volume disegna dunque un profilo inedito di Tirana: quello di una città proiettata verso il nuovo secolo con una volontà di rinnovamento che molte grandi città europee, specie quelle italiane, sembrano invece aver perduto. Tirana is a city that has been changed and transformed both architecturally and in its urban form. So that Stefano Boeri recently wrote that the contemporary vibrating, wild individualist Tirana is literally inside the old communist Tirana composed by monuments and boulevards, «altogether is on stage, as the city was made by pieces of time and not by slices of space». Actually some of the most interesting European studios, from Bolles+Wilson to MVRDV, Atenastudio or Bjarke Ingels, are facing this capital that has claimed the international architectural culture’s attention. This book draws an uncommon profile of Tirana: the one of a city looking through the new century with a will of renewal that many other European cities – especially the Italian ones – seem to have lost.
Recensioni
Giuliano Aluffi «Il Venerdģ di Repubblica» 24-08-2012
Antonio di Campli «Domusweb» 27-10-2012
Claudia Zanfi «Artribune» 21-12-2012
Alessandra Massera «Area» 04-03-2013
Grazia Gobbi Sica «Paesaggio urbano» 01-04-2013
Ecco come Tirana ha messo in cantiere lo sviluppo turistico
Giuliano Aluffi «Il Venerdģ di Repubblica» 24-08-2012
A pochi chilometri dalle coste pugliesi c’è una citta che sta diventando una metropoli modema. E' la capitale dell'Albania e la sua nuova fisionomia è descritta e illustrata in Tirana, contemporaneità sospesa (edizioni Quodlibet, pp. 204, euro 30) di Andrea Bulleri, docente di Composizione architettonica all'università di Pisa. «ln appena tre lustri Tirana è letteralmente esplosa, passando da duecentomila a ottocentomila abitanti, l'estensione urbana è passata da 15.4 chilometri quadrati agli attuali 41.8. E sta crescendo ancora» spiega Bulleri. Uno sviluppo che negli ultimi dieci anni e stato ben govemato e oggi (e ancor più quando tutti i progetti saranno completati) dà i suoi frutti anche in termini turistici. «Nel 2000, il sindaco Edi Rama, appena eletto, ha subito liberato con i bulldozer le aree verdi e ha rivalutato l'architettura socialista esistente attraverso l'uso del colore. Così nello scorso decennio Tirana si è proposta alla ribalta internazionale come una vera art city, richiamando celebri creativi». L'utilizzo intelligente del colore, spiega Bulleri, «ha travalicato la semplice estetica avendo effetti di tipo psicosociologico: si è affermato un interesse nuovo per la citta, che e diventata piu sicura anche senza l'incremento delle forze di polizia». Poi è arrivato il periodo dei grandi progetti internazionali, che oggi stanno cambiando il volto della citta, rendendola una sorta di laboratorio a cielo aperto: «un esempio è il gruppo di edifici progettati da Bjarke lngels Group per la Moschea e il Museo dell'armonia religiosa: interessante perché estremamente permeabile, rivolto alla città, pronto a coinvolgere uno spazio urbano pubblico. Non è un tempio chiuso, ma un complesso culturale che partecipa della vita della città con estrema tolleranza».

I paesaggi di Tirana
Antonio di Campli «Domusweb» 27-10-2012
Georges Perec in Specie di spazi ha scritto che "vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male", ma come si può costruire una specifica conoscenza sulla città balcanica contemporanea se non passando attraverso un'infinità di luoghi ipersoggettivi, frantumati e ipercomunicativi senza farsi un po' male? Per parlare di Tirana Andrea Bulleri esce dalla zona di comfort in cui spesso oggi diversi studiosi si collocano per raccontare contesti urbani esotici o periferici, dei quali ci si compiace di evidenziare gli aspetti più pittoreschi e insoliti. L'autore prova a guardare la capitale albanese con la stessa "violenza" con la quale essa tende a imporsi allo sguardo dell'osservatore, evocando costantemente più strumenti e piani di lettura, mettendo insieme indagini in storia urbana, descrizioni di progetti contemporanei e discorsi di critica architettonica, nel tentativo di far fronte a un oggetto d'indagine che si presenta eccessivamente complesso e al tempo stesso spigoloso e fragile da maneggiare. Questo sguardo produce un ritratto di città che assomiglia ad un'indagine anatomica, definita da termini in cui prevale una dimensione biologica come vitalismo, congestione, rottura, trauma, oppure temporale come transizione, sospensione, metamorfosi, provvisorietà, eccesso di storia. Il risultato è la produzione di una narrazione originale dello spazio urbano di Tirana, in cui si impongono soprattutto discorsi sui caratteri del suo paesaggio urbano che qui non è mai lo sfondo su cui si stagliano i processi di modificazione, ma che tende, nei diversi progetti e ricostruzioni storiche presentate, a porsi sempre come l'oggetto principale su cui si concentrano le varie trasformazioni. Alcuni esempi sono il tentativo di dare un'immagine monumentale all'asse urbano principale di Tirana operata da Armando Brasini durante l'occupazione italiana e la configurazione dei quartieri socialisti come paesaggi il più possibile domestici e rurali, messa in atto dall'Istituto Centrale di Studi e Progetti di Architettura e Urbanistica, nel periodo socialista. Un'operazione, ci tiene a sottolineare l'autore richiamando un saggio di Pier Paolo Tamburelli, compiuta attraverso "una pianificazione virtuosamente maldestra". Il caso più rilevante è infine la recente ridefinizione in senso policromo dell'immagine, o pelle, della città avviata dal sindaco Edi Rama negli anni 2000. Quest'ultima operazione ha riarticolato lo spazio urbano in sistemi di quinte (sequenze di edifici a ridosso delle principali arterie stradali) e recinti (sistemi di caseggiati). In questi due ambiti l'immagine degli edifici è stata modificata attraverso l'applicazione di grafiche o pattern colorati sugli intonaci che, in alcuni casi, tende a produrre una percezione straniata dell'architettura residenziale socialista, in altri, ironizza sui quei processi di modificazione molecolare degli edifici quali aggiunte di volumi, decori o dispositivi tecnici, operate dagli abitanti dagli anni '90 in poi. Nelle storie e progetti presentati, l'attenzione verso la dimensione simbolica e politica del paesaggio, piuttosto che verso il funzionamento e la definizione dello spazio urbano, sembra contenere una promessa di riscatto. Ha sostenuto in proposito Edi Rama: "Tirana è una ragazza malata e la cosmetica non la guarisce, ma le offre la forza di combattere la malattia". Riflessioni sul paesaggio, storia urbana e discussione su progetti, fanno parte di un discorso su Tirana che l'autore articola in quattro parti. Nella prima parte, intitolata Travels to and from Tirana, l'autore evidenzia come alcuni fenomeni di "risemantizzazione" e "manipolazione" del paesaggio urbano ridefiniscono il valore simbolico della produzione architettonica e urbana nella Tirana contemporanea. In legno e terra, contiene il racconto dell'evoluzione dello spazio urbano della città dall'inizio del XX secolo in poi. La città precoloniale è descritta come un esempio di "giardino edificato" modificatosi attraverso l'adozione di modelli spaziali occidentali privi di una reale forza di strutturazione dell'impianto urbano ma capaci di influenzarne la composizione complessiva dell'immagine. Questo fenomeno di "europeizzazione", in cui niente è originale e tutto è preso a prestito, si presenta come l'antitesi di quei processi di "balcanizzazione" più volte utilizzati dallo studioso serbo Srdjan Jovanovic Weiss per descrivere alcune modificazioni dello spazio europeo occidentale tese ad esaltare le differenze spaziali e culturali tra città e territori. Il volo di Icaro presenta il piano urbano del gruppo francese Architecture Studio per il ridisegno delle parti centrali della città e introduce le Mitologie contemporanee, l'insieme di progetti e architetture recenti per la città che descrivono il vitalismo che percorre oggi Tirana. "Nelle storie e progetti presentati, l'attenzione verso la dimensione simbolica e politica del paesaggio, piuttosto che verso il funzionamento e la definizione dello spazio urbano, sembra contenere una promessa di riscatto". Esempi di progetti discussi sono l'ABA Business Center di Bolles&Wilson, il nuovo insediamento residenziale Tirana Rocks posto a ridosso delle rive del lago di Tirana disegnato dagli MVRDV, o il progetto di Coop Himmelb(l)au per il nuovo Parlamento. Progetti accomunati da un particolare overstatement espresso tramite composizioni volumetriche, layout insediativi o modellazione dei rivestimenti degli edifici, in cui prevalgono irregolarità geometriche e ricerca dell'impatto visivo. Il tentativo dei progettisti è sempre quello di rendere leggibile il desiderio di rinnovo, energia e vitalità che attraversano la città. Su questo particolare ultimo fenomeno insistono le presentazioni di Besnik Aliaj e Antonino Saggio posti in apertura del libro.

Le architetture di Tirana: sintesi del paesaggio urbano
Claudia Zanfi «Artribune» 21-12-2012
Negli ultimi vent’anni Tirana, capitale dell'Albania, si è evoluta in una città densa e vibrante, con quasi un milione di persone, nuovi negozi, bar, ristoranti, musica, edifici colorati e vita di strada. Allo stesso tempo, è soffocata dal traffico automobilistico, da vecchie facciate, e l’edilizia tradizionale fa spazio a nuovi condomini. Un libro fa il punto sulla città.L’evoluzione recente di Tirana rende la città un laboratorio molto interessante per gli architetti e gli urbanisti internazionali. Andrea Bulleri, docente di Composizione Architettonica all’Università di Pisa, realizza un volume intrigante sulla recente storia dell’architettura di Tirana, dal titolo Tirana, contemporaneità sospesa. Il testo esamina il Piano Regolatore della città albanese disegnato da architetti italiani, locali e stranieri. Il materiale raccolto si concentra a partire dall’asse monumentale di Tirana, disegnato dall’architetto Armando Brasini, che fu incaricato durante l’occupazione italiana da parte di Mussolini, in contrapposizione alle forme dell’abitare socialista, con esempi (a volte lungimiranti) di quartieri domestici e rurali, in edifici di edilizia popolare. Questo lungo viale centrale della città parte dall’ampia piazza Skanderbeg e si snoda in direzione sud verso il Bulevardi Deshmoret e Kombit, che permette di passeggiare osservando le vestigia dell’era comunista, accanto al moderno quartiere di Blloku; in direzione nord corre invece il Bulevardi Zogu I, che conduce alla trafficata stazione degli autobus e dei treni, zona in via di trasformazione grazie a un concorso per giovani architetti indetto dall’Università Polis di Tirana. “L’amore dell’architettura nazionale deve trarre ispirazione dalla nazione stessa”, scrisse Victor Hugo. Nazionalismo e urbanizzazione sono dunque strettamente connessi, soprattutto nella storia di questa regione balcanica, con un sistema urbanistico molto complesso e sfaccettato. Dopo il crollo del comunismo, i paesi dell’ex-Jugoslavia hanno subito due grandi trasformazioni: la guerra e il collasso del sistema socialista. Questo ha significato enormi flussi di rifugiati da rialloggiare e il completo venire meno della sovranità statale. È qui che ha inizio quella che viene definita la ‘turbo-architettura’, ovvero un’architettura post-socialista, in cui convivono le stratificate relazioni tra politica, identità nazionale, cultura folk, transizione. In realtà ‘turbo’ è di per sé un termine neutro: per definizione si tratta di una situazione che non implica una qualità migliore né peggiore, solo più forte, una versione più avanzata rispetto a ciò che esiste già. Nella ‘turbo-architettura’ si cerca di piegare, torcere, decorare, coprire con uno strato secondario di materiali, ma anche di unire le possibilità espressive formali della tecnologia modernista con le forme tradizionali, fino a quando le fonti primarie risultino indistinguibili. Nello svilupparsi dell’architettura contemporanea di Tirana, un’esperienza virtuosa e alquanto originale è la ‘cromatizzazione’ della città. Dopo anni di caos edilizio, dovuto alla troppo veloce urbanizzazione della capitale, Tirana ha iniziato un processo di regolazione urbanistica voluta dall’ex-sindaco e artista Edi Rama. Nonostante il passato dittatoriale e la povertà incombente, il giovane sindaco ha saputo ridare luce al grigiore cittadino. Il primo tra i vari interventi è stata l‘introduzione del ‘Piano Colore’. Per rivitalizzare i tetri palazzoni comunisti Rama ha pensato a una nuova superficie colorata. Dal grigio cemento le facciate degli edifici nei quartieri lungo il fiume sono state trasformate in una passeggiata multicolore, in grado di creare una sorta di nuovo paesaggio e di camuffare le forme opprimenti dei ‘casermoni’ socialisti. Tirana è quindi un esempio di come si può affrontare il problema degli insediamenti informali migliorando la città. Accanto a questo tipo di urbanismo ‘infomale’ Bulleri ci racconta come nuovi palazzi sono sorti, con vetrate e ampie terrazze, insieme a locali trendy, caffè e negozi di lusso. La rinascita è in atto ed è evidente a tutti: una rinascita sospesa tra modernità e tradizione, tra caos e ordine, tra colore e monocromia. Una sintesi del paesaggio urbano che va dalla riqualificazione per il centro città disegnata dai francesi Architecture Studio, all’insieme di progetti e architetture più recenti, come il nuovo insediamento residenziale ‘Tirana Rocks’ sulla sponda del lago, e il ‘Toptani Center’, disegnati da MVRDV; oppure l’ABA Business Center realizzato dagli architetti Bolles+Wilson; fino alla proposta del noto studio COOP Himmelblau per il nuovo Parlamento. In tutti questi nuovi progetti c’è comunque la volontà di coinvolgere i cittadini, farli partecipi del processo di trasformazione, attirarli nel percorso di queste nuove ‘sculture’ urbane, affascinarli con tecnologie innovative e facciate hightech (schermi LCD, pareti specchianti, aperture, graffiti e colori), rivolte soprattutto al giovane pubblico che anima la città (con l’età media più bassa d’Europa) e che rappresenta la generazione futura che abiterà Tirana.

L'incalzante costruzione di Tirana, nuova metropoli dei Balcani
Alessandra Massera «Area» 04-03-2013
L'Albania festeggia i 100 anni di indipendenza, seppur l'ultimo secolo lo abbia attraversato alla ricerca di un'espressione politica e sociale che fosse identitariamente condivisa, innanzitutto dai propri cittadini, oltre che a livello internazionale. La vera svolta, come nel resto dell'est europeo, avviene con il crollo del regime comunista ed al tempo stesso dalla capacità di restare fuori dalle intemperanze balcaniche. Gli ultimi venti anni hanno visto un deflusso popolare migratorio verso la capitale alla ricerca di un'immediata realizzazione dei desideri dei singoli ed una recentissima ondata di ritorno di albanesi decisi a confluire nel movimento di ricostruzione ed ammodernamento del Paese. ln particolare la capitale sta vivendo una forte espansione dovuta all'insediamento di attività produttive industriali e del terziario legate a investitori internazionali. lnevitabile i mutamenti urbani in corsa: dall'edificazione spontanea priva di regole e di infrastrutture si è passati alla riqualificazione tramite piani urbanistici e interventi architettonici firmati da importanti studi internazionali come Nicholas Grimshaw, MVRDV, Architecture Studio, Archea e molti altri. ll libro, in due lingue, ripercorre le tappe di un processo appena iniziato. La città di Tirana si pone come una dei laboratori europei più interessanti per la vitalità e l'unitarietà con cui affronta la rapida crescita e la costruzione di un'immagine di metropoli internazionale.

Tirana: la difficile ricerca di una nuova identitą
Grazia Gobbi Sica «Paesaggio urbano» 01-04-2013
Il volume introduce alla scoperta di una capitale vicina a noi nello spazio ma rimasta pur sempre lontana dall’occidente fino a un paio di decenni fa. Andrea Bulleri percorre la storia di Tirana a partire dai primi decenni del secolo scorso, quando la struttura dell’impianto islamico viene riorganizzata sotto l’egida dell’Italia secondo una nuova visione prospettica d’ispirazione monumentale modernista, della quale Gherardo Bosio, tra gli architetti italiani, è l’interprete maggiore. Il capitolo Il volo di Icaro esamina la trasformazione degli ultimi trenta anni sulla caotica dilatazione urbana attraverso un progetto per fasi che mira a dare un nuovo volto alla capitale per trasformarla in una moderna capitale europea. Il concorso internazionale del 2003 ha confermato gli elementi della città pianificata negli anni Trenta del Novecento; tuttavia l’obiettivo di «rendere dinamico il profilo» ha condotto a una fortissima alterazione dello skyline determinando da un lato l’esaltazione del valore iconico dei singoli oggetti architettonici, dall’altro la trasformazione sociale e il mutamento dei modi di vita degli abitanti. Il risultato, forse non abbastanza attentamente valutato, è una perdita di identità con omologazione ad altre città europee. I trenta esempi illustrati con i rendering dei progetti e le immagini delle realizzazioni nell’ultimo capitolo del libro, Tirana contemporanità sospesa, non fanno che confermare l’assunto evidenziato dall’autore nel «pericolo di contribuire a configurare l’ennesimo multiforme paesaggio differentemente “caricato” dal capriccioso sigillo di una creatività che si vuole a tutti i costi originale, banalizzata e dalla dubbia efficacia».

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