Agenti autonomi e sistemi multiagente
Agenti autonomi e sistemi multiagente
 
Con illustrazioni a colori
 
«Questa pubblicazione è stata pensata come libro di testo per un seminario sulla performance e la fisica dell’accadimento; come esperimento di costruzione e condivisione di uno spazio e di un discorso tra un coreografo e un’artista visiva.
Uno dei motivi per cui ci siamo incontrati è perché frequentiamo entrambi quella zona di eco semantica intorno alle parole, un’area periferica delle implicazioni del linguaggio nella vita. Lo smarrimento in quest’ area può essere profondo; l’attrazione per le istruzioni, i sistemi di sicurezza, e i linguaggi tecnici inevitabile.
Su questa tensione tra il massimo controllo e lo spaesamento completo si muovono i nostri lavori.
Partiremo dalle parole e indagheremo il rapporto tra le parole e i corpi, per produrre o non produrre immagini».
Recensioni 
Antonello Tolve «Artribune» 21-10-2012
Ivan Fassio «Exibart» 14-01-2013
Daniela Biagi «Arte e Critica» 01-03-2013
Lucia Amara «Alias il manifesto» 29-11-2012
 
Pedagogia e didattica del corpo
Antonello Tolve «Artribune» 21-10-2012
Agenti autonomi e sistemi multiagente. Con questo titolo sintomatico Michele Di Stefano (mente del collettivo teatrale MK) e Margherita Morgantin, schiudono un discorso pedagogico – e andragogico – sulle declinazioni attuali del corpo per produrre una serie di istruzioni utili a conoscere da una parte lo “spazio pieno della differenza”, dall’altra quello “vuoto della possibilità”. Si tratta di un agile volume, di un manuale – gli autori preferiscono la parola “sussidiario” – nato in occasione della seconda edizione di Accademie Eventuali (a Bologna dal 10 al 23 settembre 2012), “progetto formativo dedicato agli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane” che prevede la realizzazione di una serie di laboratori condotti da due artisti provenienti da differenti ambiti disciplinari. Esercizio per vivere meglio e per distendere la mente, Agenti autonomi e sistemi multiagente invita lo studente e, in generale, il lettore, a compiere un viaggio tra i dedali di “una zona specifica del linguaggio”. Una “zona di eco semantica intorno alle parole, un’area periferica delle implicazioni del linguaggio nella vita” attorno alla quale avviare un processo educativo (attivo!) necessario per ristabilire un equilibrio, un ritmo corporeo che trova nella danza del “geroglifico animato” (Artaud) e nell’apparente assenza di senso – nella convulsione di un corpo che risponde a impulsi primari – un codice primario che si dilata e dirama nel quotidiano.
Il corpo, “spietata topia” a detta di Michel Foucault, è, allora, luogo di un andamento didattico che ritorna alle origini del discorso. Di un discorso – di un ordre du discours – che punta l’indice su quel “gesto performativo” in grado di sintetizzare “la ricerca di nuovi stati di equilibrio, singolarmente e di gruppo”. Ma anche l’apertura a tematiche comunitarie, e a un codice comportamentale, quello proprio del performer, che privilegia lo spaesamento – l’ostranenie conoscitiva di sklowslijana memoria – “a condizione”, però, che si “resti consapevoli», suggeriscono gli autori, «del processo di appropriazione e traduzione del reale”. Di un modello che resta per tutti l’orizzonte dentro il quale non solo si tesse la trama dell’opera (Trimarco), ma si costruiscono percorsi e discorsi sull’umano e su quello che umano non è.
Agenti autonomi e sistemi multiagente
Ivan Fassio «Exibart» 14-01-2013
Michele Di Stefano si occupa di performaning art, coreografia e ricerca sonora con il gruppo teatrale MK. Margherita Morgantin è un'artista visiva: i suoi studi prendono avvio da un approfondimento sui metodi di previsione della luce naturale. A partire da questa formazione in fisica tecnica, la sua pratica artistica si declina, in una svariata serie di linguaggi, dal disegno alla performance.
Il titolo del volume, che i due autori pubblicano per l'editore Quodlibet, Agenti Autonomi e Sistemi Multiagente, è mutuato dal nome di un questionario d'esame della facoltà di Ingegneria dell'Informazione. Gli esercizi della prova sono intesi come esempi di riferimenti linguistici. Queste tracce hanno il compito di formulare enunciati di partenza per lo sviluppo di performances e di fornire pretesti per indagare il complesso rapporto tra parole e corpi, tra azioni prestabilite e gesti involontari.
Il volume è stato concepito in occasione della seconda edizione di Accademie Eventuali, un progetto formativo dedicato agli studenti delle Accademie di Belle Arti Italiane, tenutosi a Bologna dal 10 al 23 settembre 2012. La manifestazione prevedeva la realizzazione di una serie di laboratori condotti da due artisti provenienti da differenti ambiti disciplinari. Organizzata come se si trattasse di un libro di testo per un seminario sulla performance e sulla fisica dell'accadimento, la pubblicazione fa tesoro delle esperienze maturate sul campo e assume le sembianze di un vero e proprio "sussidiario", manuale e discorso pedagogico sulle possibilità del corpo. L'intenzione è produrre una serie di istruzioni utili a conoscere, da un lato, la pienezza della differenza nelle dinamiche performative e, dall'altro, il completo vuoto delle possibilità sceniche. L'incontro tra le riflessioni dei due operatori avviene, infatti, in un intervallo di dispersione significante, dove arte ed esperienza si intrecciano. Aleatoria e labile è, in questo senso, la struttura del testo, che si immerge, attraverso brevi indicazioni da manuale, suggestive immagini fotografiche, schizzi e didascalie, nell'enigmatico luogo di avvicinamento di sensualità e logica. Il processo educativo proposto invita il lettore ad entrare nel labirinto di una specifica regione del linguaggio per giungere a ristabilire un equilibrio corporeo inteso come origine e, insieme, motore del discorso.
Definizione, qualificazione e consapevolezza del movimento per recitazione e danza passano attraverso i filtri di una serie di istruzioni. Variazioni programmatiche dell'addestramento degli ufficiali del Naval Special Warfare sono utilizzate come indicatori della necessità di eccezioni nello sviluppo di cambiamenti comportamentali, ambientali e comunitari. Direzionalità e spaesamento sono i due vettori su cui incanalare le intuizioni per gestire e giustificare le decisioni. La corruzione della progettualità diviene, di conseguenza, il metodo per riscoprire la presenza dell'attore secondo princìpi di instabilità e per ricondurre la danza al livello di apprendimento condiviso.
Alcune informazioni segnalano la possibilità di compiere una perfetta simulazione della naturalezza umana attraverso l'appropriazione di un punto di vista che appartiene alla robotica. Una volta costruita, a partire da questi parametri, ogni attività viene analizzata e trasformata, seguendo la prospettiva secondo cui tutto si equivale nell'economia del gesto. Terminologia ordinata in un vocabolario di traduzioni, fotografie di paesaggi e di persone si alternano a riproduzioni di mappe e cartine, quasi a voler indicare la soluzione delle tensioni esistenziali in una conoscenza geografica del corpo come strumento privilegiato di relazione con il mondo circostante.
Margherita Morgantin, immersi nel linguaggio
Daniela Biagi «Arte e Critica» 01-03-2013
Margherita Morgantin ha sempre lavorato dando vita a condizioni di instabilità sia semantica che emotiva, la stessa in cui ci si trova quando si ha a che fare con lei, ruvida e tenera nello stesso istante, glaciale e appassionata nel volgere di pochi secondi. Le misurazioni, gli schemi, i tentativi di fissare e interpretare l'esistente attraverso leggi reali o parodiate hanno costellato gli allestimenti delle sue mostre così come i suoi taccuini, insieme a disegni impertinenti, a volte schizzi minimi, altre volte paesaggi minuziosi seppur sempre veloci, superfici di libertà ove fermare disappunti passeggeri, sottolineauture ironiche, note affettuose, ove ospitare osservazioni argute scaturite dall'immersione sorridente e convinta nella più corrente normalità. La filosofia e la fisica sembrano le sponde del suo ritrovarsi, mentre ingvernabili sabbie mobili emozionali assorbono fecondi smarrimenti. La passione per il linguaggio e le sue possibili derive, le sue rinnovantesi risorse, alberga nel mezzo e continua a motivare il cercare.
Ambivalenza latente non polarizzata (Unpolansierte Latente Ambivalenz) suggerisce Warburg ripreso da Agamben. Il testo in maiuscole colorate su campi cromatici differenti prova a dar verifica dell'enunciato su una parete bianca di L'A project. Nella stessa stanza, l'andamento dei venti, nel rispondere all'incessante e bizzarro rapportarsi di caldo e freddo - ovvero ad una dialettica di tensioni latenti - offre un campo di esperienza al continuo palesarsi delle possibilità , al dispiegarsi dell'ambivalenza. Nello spazio palermitano, Morgantin dà vita ad un clima e rintraccia nella polisemia della contingenza climatica - ma forse sarebbe più bello dire della prossemica climatica - un momentaneo, fugace ma sgargiante istante di equilibirio.
Aveva progettato una performance con lavavetri africani che dipingessero di blu la parete dello spazio espositivo, ripetendo serialmente il loro gesto quotidiano del lavare vetri d'automobile. Dopo prove e controprove, questa esperienza performativa, intrisa di autentica ed estensiva identità climatica, si è sintetizzata in un semplice binomio, ossia in un momento del linguaggio, ed è diventata  il denso titolo della mostra, Blue Brancaccio.
Serialità e tensione nell'anelito ad un equilibrio sempre improbabile ma sempre possibile, sbilanciato, differente, periferico: condiviso. Forse potrei riassumere in questo modo il prezioso sussidiario  (Quodlibet, 2012) che Morgantin ha pubblicato insieme a Michele Di Stefano - performer e coreografo, componente del gruppo mk - a seguito di un laboratorio svolto congiuntamente a Bologna per la seconda edizione di Accademie Eventuali. Con il titolo Agenti autonomi e sistemi multiagente - nozioni che appartengono all'ingegneria ma che in questo lavoro che ruota intorno al linguaggio e alle sue possibili ricadute sulla gestione della corporeità vengono ampliate a molteplici occasioni di senso - il volumetto, davvero prezioso, si presenta come una agile concentrato di affermazionie istruzioni nello spazio intermedio, e da condividere, tra performance, arte visiva e teatro. A patto che si ricordi sempre del fatto che la geografia non è soltanto una materia che si studia a scuola
Agenti autonomi e sistemi multiagente
Lucia Amara «Alias il manifesto» 29-11-2012
Sovrapponi una coreografia silenziosa e invisibile a un esterno già composto. Assicura dei binocoli a un luogo. Fai un elenco di impressioni d’africa. Prova conoscere i misteri dei trattati segreti dietro la linea del cambiamento di data (International Date Line). Trova l’accesso e la dipartita da una situazione anatomica. Cerca la prensilità del corpo a partire dall’appoggio. Crea un ambiente domestico in cui la corporeità ignora le leggi ergonomiche. Inventa nuove traiettorie per l’incontro. Progetta un luogo abbandonato dall’evento sapendo che il lontano è vicino a qualcos’altro. Tendi a un rituale antieconomico, dal vuoto. Non generare senso, non lasciare mai eco. Realizza un galateo, una piccola danza dell’erranza. Costruisci una casa nella savana con soli materiali di risulta in massimo cinque dieci minuti. La vicinanza tra i corpi deve rimanere una costante, ma la qualità corporea da cercare è quella di un’incessante e ripetuta mobilità decisionale.
Queste sono solo alcune delle istruzioni estratte da Agenti autonomi e sistemi multiagente (Quodlibet 2012) un libro d’artista che nasce come 'sussidiario', nel senso antico del termine, un libro di testo consegnato ai partecipanti di Accademie Eventuali, un seminario aperto a giovani artisti selezionati da diverse Accademie di Belle Arti italiane. L’evento si è svolto in settembre, nel Museo della Storia di Bologna, prodotto da Fondazione Carisbo e Fondazione Furla in collaborazione con Xing e MAMbo. Gli autori sono Michele Di Stefano (coreografo) e Margherita Morgantin (artista visiva) entrambi profondi e sottili indagatori di spaesamenti logistici tra parole e corpi. Ma il quaderno dei due artisti  si emancipa dall’evento a cui ha dato corpo perché l’istruzione è una forma dell’esercizio e genera una fitta trama di luoghi in cui addestrare, anche teoricamente, modi dello stare. Agenti autonomi e sistemi multiagente – oltre che inaugurare nuovi varchi alla scrittura sulla performatività sempre troppo piegata allo spettacolo - diviene così un inconsueto e misterioso trattatello di geopolitica, una guida, corredata da apparato iconografico, al condizionamento fisico. I riferimenti sono raffinati ed enigmatici come le vedute esotiche di Raymond Roussel, un autore che plana lieve nelle maglie del libretto. Si indaga il processo abitativo. La casa è il luogo più esposto alle intemperie, ma può ingaggiare una lotta al monsone. Ogni spostamento è uno sfiatamento di pressione. Così l’aggancio di fase non è solo un’istruzione per svolgere un esercizio di gruppo che produce performance, ma laboratorio possibile di una quasi utopica relazione di convivenza in cui la catena di azioni genera - per procedura interna ai corpi - un’unanimità o umanità sincronica. Il corpo è pluviale, stato febbrile e liquidità senza confini, e può sparire senza lasciare deserto attorno a sé. Sarà possibile creare ciclicamente dei paesaggi senza umani, un mondo isolato di oggetti e cose abbandonati? “I sei i lati del mondo è un’espressione persiana usata a cogliere in un colpo solo l’insieme di tutte le localizzazioni spaziali raggiungibili”. Così cominciava uno splendido libro di Giorgio Raimondo Cardona sull’orientamento umano e sull’intuizione linguistica dello spazio. Può la danza raggiungere i sei lati del mondo?
2012
Fuori Collana
170x240
ISBN 9788874624928
pp. 96
€ 25,00 (sconto 15%)
€ 21,25 (prezzo online)