Tutti a Berlino
Tutti a Berlino
Guida pratica per italiani in fuga
 
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Pronti per la «deutsche vita»? Questa guida vi spiegherà come affrontare e risolvere i nodi cruciali della vita a Berlino: dalla registrazione anagrafica alla ricerca della casa (anche nell’ottica di un eventuale acquisto), dall’assistenza sanitaria alle prospettive di lavoro, dall’accesso al welfare fino al conseguimento della cittadinanza. Indirizzi, modulistica, consigli pratici: il tutto a portata di agile consultazione.

Questa non è una guida turistica. È un manuale di sopravvivenza per tutti gli italiani che un bel giorno maturano l’idea di affacciarsi per qualche tempo o addirittura di trasferirsi nella capitale della Germania, metropoli a misura d’uomo e sulla bocca di tutti. Con qualche raccomandazione, però. A Berlino si pensa in tedesco, lo si parla alle poste, in banca, nei negozi e agli sportelli, e vige un sistema meno intuitivo di quel che sembra. Tutti a Berlino si propone di prendere per mano i migranti europei degli anni Duemila e di condurli attraverso una selva di formulari, prospetti e cartigli di varia natura, passando per gap culturali e falsi amici. E se proprio si ha voglia di mettere le radici nella città che il sindaco Klaus Wowereit ha definito «povera ma sexy», questo libricino spiega anche come diventare cittadini tedeschi. Armati, va da sé, di santa pazienza e mostruosa disciplina.

Simone Buttazzi (Bologna, 1976) vive a Berlino dal 2006. Ha cambiato casa due volte, è passato dall’assicurazione sanitaria privata a quella pubblica e per via del suo nome di battesimo viene apostrofato quotidianamente con l’appellativo di «Frau». Campa traducendo libri.

Gabriella Di Cagno (Bari, 1961) ha studiato e vissuto a Firenze e ha compiuto la sua «relocation» a Berlino nel 2007. Qui si è dedicata alle compravendite di immobili e al suo B&B a Kreuzberg, traslocando continuamente tra Est e Ovest per mantenersi in equilibrio. Nel tempo libero cucina in italiano.

In copertina illustrazione di Lorenzo Terranera

 

 

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Recensioni 
Luca Fogagnolo «Il Venerdì di Repubblica» 19-10-2012
Marina Convertino «Dol's Magazine» 04-11-2012
Marco Filoni «Pubblico giornale» 01-11-2012
Carlo Martinelli «Alto Adige» 13-11-2012
Lucia De Mari «La Gazzetta del Mezzogiorno» 24-11-2012
Domenico Lanzilotta «AND - A Nordest Di che» 16-01-2013
Elena Magni «Bell'Europa» 01-04-2013
Laura Antonini «D - La Repubblica» 11-01-2014
 
Vivere a Berlino superando facilmente un muro di difficoltà
Luca Fogagnolo «Il Venerdì di Repubblica» 19-10-2012

Una guida pratica per italiani in fuga che vogliono rifugiarsi nella capitale tedesca. Tanti miti da sfatare. Il primo? Il sussidio di disoccupazione garantito a tutti

 Appena arrivati a Berlino potreste sentirvi ipereccitati, un po’ spesati, ringiovaniti di vent’anni o, per la prima volta, finalmente adulti. Berlino è una città accogliente, piena di vitalità produttiva e propositiva, con un offerta culturale senza pari in Europa e con una rete di servizi efficiente che rende i primi giorni poco traumatici. Oggi la Germania sembra a tutti il porto più sicuro, un luogo dove il senso dello Stato ancora sopravvive, il modello a cui non solo i mercati finanziari ricorrono per dimostrare l’eccellenza europea. Ci sono però delle cose importanti da sapere per chi ha deciso di inseguire il sogno teutonico nella città “povera ma sexy”. A dare una mano ai cervelli (e alle braccia) che vogliono oltrepassare i confini arrivano Simone Buttazzi e Gabriella Di Cagno con il volume Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga (Quodlibet editore, pp. 192, euro 12, dal 31 ottobre in libreria).
Non si tratta di una guida turistica, bensì di un vademecum di sopravvivenza. Berlino è sì spelndida e gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi ma questo non vuol dire che non bisogna stare in guardia, almeno per avere le carte in regola.
Non ci vuole molto a farsi degli amici in città, gli stranieri (molti sono appena arrivati) sono migliaia e tutti hanno gli stessi problemi: l’Anmeldung (la registrazione domiciliare), la lingua tedesca, la ricerca di un lavoro, convincere la proprietaria che sei la persona giusta a cui affittare la camera sfitta e, se ci si riesce, bisogna risolvere il problema delle garanzie, assicurarsi o non assicurarsi, cercare di risparmiare, prendere la metro o andare in bicicletta.
Nel laboratorio artistico berlinese trovi il ricercatore, il fotografo, il laureato in lingue, il musicista, quello stanco della politica del proprio Paese e chi si è trasferito per amore. Tutto sembra molto poetico, ma senza una strada da seguirela nostalgia di casa è dietro l’angolo e con essa la mancanza di stimoli a restare. Buttazzi e Di Cagno vanno al sodo e danno solo consigli pratici. Si può così iniziare il proprio viaggio a lungo termine con tante informazioni preziose: come registrarsi al municipio, come muoversi, dove andare, quali scuole frequentare, le assicurazioni sanitarie, gli asili, le tasse da pagare e come interagire con i nuovi connazionali, cosa li fa innervosire e cosa amano. Ed è così che vengono sfatati subito alcuni miti: i sussidi di disoccupazione, per esempio, non crescono sugli alberi e le case non vengono regalate al peggior offerente. Il mito di Berlino e del suo Stato sociale che non vede l’ora di mantenere tutti è duro a morire, ma certo non esiste più. Nel libro si pone inoltre l’accento sull’importanza della lingua e sul fatto che non basta parlare l’inglese per integrarsi fino in fondo e che comunque prima o poi ci si dovrà imbattere in chi capiscve a malapena “yes”.
Tutti a Berlino è una mappa quotidiana intelligente per prendere di petto la capitale che va sempre più veloce: Est, Ovest, turchi, integrazione, stato soxiale, multiculturalità, efficienza praticità, cinismo, affidabilità. Basta grattare un po’ per scoprire un fenomeno sociologico da osservare, capire e studiare, ma complicato da vivere. Perché, come scrisse a inizio Novecento il critico d’arte Karl Scheffler, “Berlino è una città condannata per sempre a diventare e mai ad essere”.

Tutti a Berlino
Marina Convertino «Dol's Magazine» 04-11-2012
Cosa succede se si decide di lasciarsi tutto alle spalle e iniziare una nuova vita proprio a Berlino? Ecco una Guida pratica per italiani in fuga. Se scegliete Berlino come prossima meta per un viaggio turistico, vi consiglio di iniziare la vostra visita dal Checkpoint Charlie, uno dei punti più noti di passaggio tra l’Est e l’Ovest fino alla caduta del Muro di Berlino: a parte la ricostruzione della guardiola americana e una ricca documentazione fotografica che ricostruisce i momenti storici più significativi della storia della città, non ci troverete molto altro. E’ partendo da qui, tuttavia, che va compresa la Berlino attuale, nella fusione di due realtà contrapposte e per questo in piena evoluzione. Una città che deve re-inventarsi nella realizzazione di una unificazione sociale e culturale rappresenta una meta non solo turistica, ma il fascino di una nuova Terra Promessa. Cosa succede allora se si decide di lasciarsi tutto alle spalle e iniziare una nuova vita proprio a Berlino? Quali prospettive concrete si trovano e quali difficoltà?
Lo chiedo a Gabriella Di Cagno co-autrice con Simone Buttazzi, della guida “Tutti a berlino. Guida pratica per italiani in fuga”.

A chi è rivolta questa guida, esattamente?
Il libro si rivolge a tutti coloro che, principalmente dall’Italia, vorrebbero trasferirsi a Berlino, ciascuno per motivi diversi, ma non hanno cognizione degli step da affrontare. Noi abbiamo cercato di ripercorrere i nostri passi e sfruttare la nostra esperienza personale, arricchendola però e completandola con il “senno di poi”, confrontandola con le altrui esperienze e verificandola alla luce delle informazioni più aggiornate.

Com’è nata l’idea di scrivere una guida per italiani in fuga?
Da quando sono arrivata a Berlino, circa sei anni fa, sono stata contattata da molti italiani che avrebbero voluto fare questo passo o stavano per farlo. Le richieste di aiuto e appoggio sono state le più varie, ma soprattutto relativamente alla situazione immobiliare, che è stata la mia esperienza più importante, direi uno dei motivi che mi hanno spinta a compiere l’esperienza berlinese. Sono la prima ad ammettere di essere arrivata qui con la testa piena di illusioni, di miti e di buoni propositi che non ho realizzato. E, tuttavia, ho imparato cose che non avevo cercato, affrontato e risolto situazioni impreviste e anche di una certa difficoltà. Però, se avessi avuto un vademecum… avrei risparmiato tempo, fatica, denaro e arrabbiature.

La tua guida è una bussola  per orientarsi nel mare di difficoltà di una grande metropoli: da come aprire un conto corrente bancario a come accedere all’assistenza sanitaria, come registrarsi al municipio e come cercare un lavoro. Un capitolo molto interessante è quello dedicato al tema del lavoro e della disoccupazione. Rispetto al sistema di Welfare presente in Italia, come definiresti le attuali politiche assistenziali in Germania, anche alla luce delle riforme introdotte dal governo Merkel nei confronti degli immigrati?
Non sono edotta a sufficienza per poter fare un confronto diretto fra i due sistemi, ma posso dire che il governo Merkel ha varato un provvedimento molto discusso e discutibile, che è stato addirittura contrastato nei tribunali e da altre forze politiche nella stessa Germania. Nell’ambito dei tagli alla spesa per il  Welfare, è stata ridotta la possibilità di accedere ai sussidi di povertà e disoccupazione di secondo livello per i cittadini non tedeschi. Questo perché si teme un massiccio ricorso alle sovvenzioni statali da parte dei cittadini sudeuropei, diciamo pure dei paesi “della crisi” (Italia, Spagna, Grecia) i quali, nell’immaginario collettivo, abusano strumentalmente delle leggi a tutela dei lavoratori e dei residenti in difficoltà. In realtà potrebbe essere un pretesto, dato che, a quanto ci hanno riferito negli uffici di patronato locali, non sono gli stranieri i primi ad abusare di questi sussidi, bensì proprio i tedeschi.

Come definiresti la città, alla luce della tua esperienza?
Ci sono due possibili risposte a questa domanda: il mio giudizio personale, soggettivo e quindi opinabile, oppure un tentativo di fornire una sintesi oggettiva che colga l’atmosfera di Berlino. Per quanto mi riguarda, sono arrivata qui dopo un soggiorno fiorentino lungo ventotto anni, e l’estetica medievale e rinascimentale mi usciva dagli occhi, così come la staticità di un luogo congelato nel tempo del passato remoto. La modernità di Berlino mi ha risvegliata da questo torpore come una sberla in pieno viso: la città è un compendio di storia del Novecento (il mio secolo preferito nella storia e nella letteratura) e reca il segno esplicito delle ferite del nazismo, della seconda guerra mondiale, della guerra fredda. Io sono nata due mesi dopo il muro di Berlino, la mia coscienza politica si è formata in epoca di blocchi contrapposti, non riesco tuttora a prescindere dalle ideologie e qui a Berlino trovo una certa specularità intellettuale e… visiva. Per passare dal macroscopico al quotidiano, aggiungo la banale constatazione di contare su una rete di mezzi pubblici strepitosa, che ti assicura di giungere ovunque e in tempo, cosa che a Firenze non posso proprio affermare fosse realtà. Di Bari non saprei, mai preso un autobus. Per me questo aspetto è di vitale importanza! Quanto alle caratteristiche oggettive della città, non direi che Berlino sia culturalmente più vivace di Londra, per es., ma diversamente da Londra Berlino assomma pregi tipici della tranquilla provincia al ritmo della metropoli, coniugando sicurezza sociale, costo della vita più che accettabile e una vertiginosa offerta di svago ed intratteni
mento per il corpo e per la mente. È questo che la rende oggettivamente diversa dalle altre capitali, la sua anima variegata e a tratti contraddittoria.

Perché secondo te gli italiani vanno “tutti a Berlino”?
Naturalmente “tutti” è un paradosso, un espediente retorico per sottolineare l’afflusso di massa, ma non tutti vanno a Berlino, e per fortuna! Difficile rispondere in una battuta alla domanda del perché tanti italiani sono arrivati e si trovano così bene da voler restare. Credo che bisogna ragionare anche per categorie: i giovani genitori trovano un tappeto rosso, i single non si sentono in minoranza (sono la maggior parte degli abitanti), gli omosessuali possono vivere alla luce del sole e dimenticarsi un contesto omofobo ostile, i disoccupati possono sperare di trovare uno straccio di lavoro, i professionisti come ingegneri o informatici sono ricercatissimi, le persone intraprendenti trovano una nicchia di mercato e realizzano la loro idea imprenditoriale con minor rischio ed energia di quel che occorrerebbe in Italia… e via dicendo.

Dimmi un buon motivo per scegliere di trasferirsi a Berlino e uno per decidere di restare in Italia, dal tuo punto di vista ovviamente.
Premesso che io non spingo nessuno a partire o a restare, perché le considero entrambe scelte legittime e assolutamente soggettive, credo che partire per una esperienza in un paese straniero sia, nel momento attuale, una iniezione di vitalità per gli italiani. Berlino accoglie gli stranieri con correttezza e concede il giusto tempo per ambientarsi, senza stressare i residenti con troppe esigenze. Restare in Italia in questo momento di difficoltà significa per contro poter lanciare una sfida a se stessi, in termini di impegno e resistenza. Significa dimostrare che si tiene al proprio paese tanto da voler restare e rilanciare progetti. Io stessa sto scegliendo di ritornare a vivere parte dell’anno (e quindi della vita) in Italia, perdipiù nella mia regione di origine, la Puglia. E di investire là parte del mio tempo, energie, denaro, non solo godere del sole e del mare.

Non può mancare una domanda relativa alla condizione femminile. L’Italia è all’ottantesimo posto nella classifica delle pari opportunità, come si legge nel rapporto 2012 del World Economic Forum “Global Gender Gap”. Com’è la situazione in Germania?
Per quello che posso osservare dalla mia limitata visuale, anche a Berlino la perfetta simmetria tra sessi, la parità assoluta in campo dei diritti non è stata raggiunta. Mi dicono (fonti ufficiali), che gli stipendi sono, a parità di curriculum e mansioni, ancora non equiparati, per esempio. Certo, nella vita quotidiana sono favorevolmente colpita da scene di giovani padri che spingono il passeggino o portano bambini maschi e femmine al parco giochi, e non solo la domenica. Oppure fanno la spesa con il carrello, come le massaie. Lo Stato poi si impegna in progetti di sostegno alle donne ed è sensibile alla condizione femminile di gruppi in difficoltà: non parlo tanto delle ovvie offerte di corsi di integrazione rivolti alle immigrate, quanto piuttosto della tutela di una categoria debolissima quale quella delle “ragazze-madri”, termine che in tedesco non esiste (il termine unisex è Alleinerziehende). Alla luce della considerazione che qualunque minore di 12 anni ha diritto al sostentamento, lo Stato berlinese eroga gli alimenti alle donne sole con figli in questa fascia di età, sostituendosi alla figura paterna qualora questa mancasse. Al contempo però, uno speciale ufficio di “cacciatori di teste” si impegna nella ricerca del padre manchevole e, salvo che non sia defunto, lo rintraccia in capo al mondo e pretende il risarcimento di tutte le spese sostenute, obbligandolo a staccare l’assegno di mantenimento da quel momento in poi. Io mi sono offerta di fare attività di volontariato per questo ufficio!

Cosa consiglieresti a un turista italiano che si affaccia per la prima volta a Berlino e ha poche ore di tempo per visitarla?
Di visitare un solo museo: il Pergamon, gioiello della museografia di inizio Novecento. Poi, di camminare a piedi lungo Unter den Linden, dall’Isola dei musei, passando davanti all’università che fu di Karl Marx e Friedrich Engels, fino alla Porta di Brandeburgo. Di salire (ingresso gratuito) alla cupola di vetro del Reichstag, il parlamento federale. Di visitare il sito-memoriale del Muro che si sviluppa all’aperto lungo la Bernauer Strasse. Di percorrere in auto la Karl-Marx-Allee con le sue quinte di palazzi di regime. Di inoltrarsi nel Treptower Park, a visitare il memoriale ai soldati dell’Armata Rossa morti nella battaglia di Berlino che mise fine alle loro vite ma anche alla seconda guerra mondiale e al nazismo. Glielo dobbiamo. Berlino è una città moderna, tetra e gelida, l’atmosfera estetica delle città italiane e l’antichità non sono  qualcosa da ricercare qui. Tutto quanto proposto si fa in un sol giorno.

E ora qualche domanda personale: questa è la tua prima esperienza di scrittura o hai all’attivo altre pubblicazioni?
Ho un curriculum di autrice “accademica”, ovvero ho cominciato nel 1991 con un saggio scientifico, poi mi sono specializzata in pubblicazioni di storia dell’arte per il grande pubblico (adulti e bambini), continuando la ricerca e la pubblicazione di articoli e contributi universitari, ma questa è la prima esperienza di scrittura a quattro mani. Simone, il co-autore, è maschio ma in compenso è gay e siamo andati d’amore e d’accordo. Siamo riusciti a condividere un progetto di scrittura anche divertendoci grazie al registro ironico che cementa la nostra amicizia personale e che utilizziamo nella vita di tutti i giorni.

Sei partita da Bari, città dove sei nata, approdata a Firenze per gli studi universitari e trasferita a Berlino inseguendo forse un sogno giovanile. Se dovessi immaginare la tua prossima meta?

Ma io già la immagino: la Spagna.

Convinci chi sta leggendo questa intervista a comprare la tua guida, in una battuta.
Compratela per incrementare i proventi dai diritti d’autore e, se non volete trasferirvi a Berlino voi stessi, regalatela a qualcun’altro. Magari per natale. Comunque farete del bene!
Tutti a Berlino
Marco Filoni «Pubblico giornale» 01-11-2012
Va bene: di questi tempi la Germania non ci è simpatica. Ma Berlino resta Ia città più dinamica d’Europa. Se volete trasferirvi nei prossimi mesi, questa è la guida pratica per gli italiani in fuga. Consigli per affrontare il gap culturale.
Tutti a Berlino
Carlo Martinelli «Alto Adige» 13-11-2012
Utilissimo e documentato ecco "Tutti a Berlino", ovvero guida pratica per italiani in fuga scritto da Simone Buttazzi e Gabriella Di Cagno (Quodlibet, 12 euro). Registrazione anagrafica, ricerca della casa, assistenza sanitaria, lavoro, accesso al welfare, cittadinanza. C'è tutto: indirizzi, modulistica, consigli pratici. Gute Reise.
Vivere a Berlino nelle pagine della Di Cagno
Lucia De Mari «La Gazzetta del Mezzogiorno» 24-11-2012
Come si diventa tedeschi? Cosa succede se si decide di lasciarsi tutto alle spalle e iniziare una nuova vita proprio a Berlino? Lo descrive, con l'autentica semplicità ma soprattutto
con la profondità di un'italiana del Sud, la barese Gabriella Di Cagno, che sabato 24 novembre alle 18.30 presso la libreria “la Maria del Porto” ("La libreria è chiusa, ma agli amici non diciamo mai di no", fanno sapere dalla direzione) presenterà il suo "Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga" scritto con Simone Buttazzi ed edito da Quodlibet, nel corso di una serata organizzata da Rosanna Gaeta e Stefania Rutigliano. Un vero e proprio vademecum, una guida pratica per gli italiani in fuga. Dalle pagine di Gabriella Di Cagno si possono avere consigli su come e quando, ma soprattutto perché visitare Berlino (anche in una sola giornata, ve lo assicuriamo), ma anche sulle differenze fra berlinesi e tedeschi, sulle trafile burocratiche tanto diverse dalle nostre per fare richiesta di “doppia cittadinanza”. Il libro guida si rivolge a tutti coloro che hanno in mente di trasferirsi a Berlino per motivi diversi, ma non hanno cognizione dell'iter da afrontare: gli autori hanno cercato di ripercorrere l'esperienza personale, arricchendola però e completandola con il “senno di poi”, confrontandola con le altrui esperienze.
Gabriella Di Cagno parte dalla Puglia, trascorre due decenni a Fiienze, poi sceglie Berlino come città dove stabilirsi definitivamente: tante le differenze fra questi luoghi del mondo, non ultima la banale constatazione di poter contare su una rete di mezzi pubblici strepitosa, che ti assicura di giungere ovunque e in tempo, “cosa che a Firenze non posso proprio affermare fosse realtà- spiega Gabriella - mentre di Bari non saprei, mai preso un autobus”. Berlino viene descritta con la sua vivacità culturale, che mette insieme i pregi tipici della tranquilla provincia al ritmo della metropoli, coniugando sicurezza sociale, costo della vita più che accettabile e una vertiginosa offerta di svago ed intrattenimento per il corpo e per la mente. Non ci vuole molto a farsi degli
amici a Berlino, gli stranieri sono migliaia e tutti hanno gli stessi problemi: la registrazione domiciliare, la lingua, la ricerca di un avaro, riuscire a convincere i proprietari ad affittarti una camera, risolvere il problema delle garanzie, assicurarsi o non assicurarsi, e cercare di risparmiare, prendere la metro o andare in bicicletta. “Tutti a Berlino" dunque. Non senza i consigli di un'italiana in fuga. Buona avventura tedesca.
Deutsche vita a Berlino (guida per italiani in fuga)
Domenico Lanzilotta «AND - A Nordest Di che» 16-01-2013
Pronti per la “deutsche vita”? Nonostante la sua stella brilli un po’ meno di quanto non facesse un po’ di tempo fa, Berlino è ancora una città capace di attrarre, affascinare e conquistare tanti giovani italiani. Per la sua atmosfera viva e feconda, per la smisurata offerta culturale, per l’ordine e l’armonia, per il libero spazio concesso alla sperimentazione. Ma soprattutto, perché trovare (o costruirsi) un lavoro può essere più facile e più soddisfacente che in Italia.
Per aiutare chi ha scelto di compiere il grande passo e di trasferirsi nella città del Muro, Simone Buttazzi e Gabriella di Cagno hanno scritto “Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga” (Quodlibet, 12 euro). Non una guida turistica, ma un «manuale di sopravvivenza – la descrivono gli autori – per tutti gli italiani che un bel giorno maturano l’idea di affacciarsi per qualche tempo o addirittura di trasferirsi nella capitale della Germania».
E il viaggio del neu berliner passa per una serie di moduli, bollettini e formulari, una forte dose di (auto)disciplina, la scoperta di tasse che nemmeno il Belpaese è riuscito a inventarsi, come quella sul cane o quella sulla Chiesa. E ancora, passo dopo passo la guida svela i segreti per semplificare tutte le procedure: dal trovar casa all’apertura delle utenze, dalla mobilità al lavoro allo shopping. E non manca un capitolo dedicato a chi ha scelto di compiere il passo definitivo, richiedendo la cittadinanza tedesca.
Vivere a Berlino
Elena Magni «Bell'Europa» 01-04-2013
Stipulare un contratto d’affitto, iscrivere i figli all’asilo, ottenere l’assistenza sanitaria, cercare e soprattutto trovare lavoro. Ecco alcuni dei temi di questa guida pratica che fornisce le informazioni a chi voglia trasferirsi a vivere a Berlino.
Obiettivo espatrio. Vietato il fai dai te
Laura Antonini «D - La Repubblica» 11-01-2014

[...] Dopo i boom di Londra, per le carriere nella finanza, e di Barcellona, per creativi e avvocati, è la volta di Berlino, dove famiglie monoparentali e startup trovano aiuti statali e incentivi. «È la scena più popolata sul fronte della creatività», conferma l'interprete expat Simone Buttazzi, autore con Gabriella Di Cagna del libro Tutti a Berlino (Quodlibet editore), «un sistema fiscale e burocratico poco cavilloso è terreno fertile per far crescere l'imprenditorialità». Ad arrivare nella nuova mecca non mancano gli under 40, come Arianna Bassoli, Johanna Brewer ed Emanuela Tumolo, digital pr della “app” Frestyl, che scopre last-minute concerti e party vicini. «Dopo il background accademico in Italia», raccontano, «siamo riuscite a realizzare la nostra idea solo qui: grazie all'aiuto dell'acceleratore Startupbootcamp e al found raising di Deutsche Telekom».

2012
Vademecum
120x190
ISBN 9788874624751
pp. 192
€ 12,00 (sconto 15%)
€ 10,20 (prezzo online)