Scritti di impegno incivile
Scritti di impegno incivile

 

Spread, evasori, babbo Natale,
oroscopo, vespasiani: modeste proposte
per un teppismo riformatore.

 

Cornia si definisce in questo libro il tipico statale, pigro e pieno di sentimenti sociali scadenti; il quale passando ad esempio in bicicletta sulla via Emilia, osserva e medita sulla città di Modena, sull’Italia di oggi, sulle leggi, su quella fauna speciale che sono i politici, sulla vita sociale, e anche sull’Unione Europea, che cosa ha di buono e di discutibile.
E allora quando è toccato da qualche pensiero originale, a Ugo Cornia viene da prendere carta e penna e scrivere alle autorità: al sindaco, al direttore del giornale, a questo o quel ministro della Repubblica.
Sono interventi nati da un lampo di pensiero filosofico o economistico, sempre ai fini della pubblica utilità; sembrerebbero pensieri paradossali e comici, ma a ben considerarli non sono poi così assurdi; ad esempio sul Pil italiano, come farlo crescere con poca fatica, approfittando dei tanto in auge godimenti sessuali; sui sensi unici che un sindaco sensibile dovrebbe abolire almeno per le biciclette, altrimenti ci si fa battere da Reggio Emilia; su Angela Merkel e sulle sue attrattive, per fare il bene dell’economia italiana, in polemica con l’opinione di un nostro ex primo ministro; su babbo Natale e l’alcolismo; sulla possibilità di scalare dalle multe il costo di un libro, uno acquista ad esempio Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer e glielo scontano dalla multa, onde rilanciare la cultura e sopportare con animo grato le multe; e così via. Modeste proposte di stampo swiftiano, sembrerebbe; ma c’è già chi pensa di farne un manifesto per la rinascita della cultura in Italia, e per migliorare le sue pazze istituzioni.

 

In copertina disegno ripreso dal muro di Vico ii Alabardieri di Napoli.

Recensioni 
redazionale «L'Unitŕ» 12-04-2013
Alberto Sebastiani «La Repubblica - Bologna» 30-04-2013
Mauro Trotta «il manifesto» 22-05-2013
Mario Massimo «Flaneri.com» 17-12-2013
 
Scritti di impegno incivile
redazionale «L'Unitŕ» 12-04-2013
Visioni (filosofiche) dal basso. O quanto meno altezza bicicletta sono quelle curiose, ironiche e divertite che Ugo Cornia propone collezionando in questo volumetto gli interventi sul mondo (piccolo e grande, quello che gli stava intorno e il pianeta in generale) a partire dal perché un sindaco dovrebbe abolire il senso unico per le bici per arrivare a discutere di Unione Europea o quelle qualità di Angela Merkel e di economia italiana.
Caro giornale ti scrivo
Alberto Sebastiani «La Repubblica - Bologna» 30-04-2013
Ugo Cornia sembra sragionare, ma in realtà smaschera. Nelle sue lettere al giornale raccolte in Scritti di impegno incivile (Quodlibet), che sarà presentato giovedì 2 maggio alla libreria Delle Moline alle 21, lo scrittore modenese affronta questioni legate alla sua città, ma che in realtà sono di interesse generale. Perché se nei testi parla di biciclette e piste ciclabili, della festa della Repubblica vissuta da "fannullone" insegnante precario, del timore di sembrare povero e quindi essere perseguitato, lo fa con la sua lingua sgrammaticata, col suo parlato ricco di dialetto italianizzato o italiano regionale, ma sempre con un gioco retorico attento e intelligente. Che smaschera, appunto, perché manifesta le contraddizioni e i nonsensi dei discorsi alti o di sedicente buon senso, di tutti, istituzionali o da bar. Anche se, dicendo "da bar", bisogna fare attenzione. Tempo fa Paolo Nori ha ricordato quanto il bar sia una sorta di agorà, in cui si discute, si irride, si chiacchiera. Si comunica e si scambiano idee. Un relazionarsi che costa fatica. Così, proprio a partire dallo stile irriverente dell' agorà pubblica, il bar, si possono affrontare e mettere in discussione anche affermazioni stupide, come quelle di Berlusconi sulla scarsa igiene personale dei leader della sinistra. Cornia risponde con un discorso bislacco: l' idea di una lettera a Bersani, per chiedergli se si lava, che si conclude con una sorta di slogan, cioè che se lui gli risponde di no, allora lo vota "perché per me soltanto l' uomo senza idee ha tempo di lavarsi spesso". Un' affermazione risibile, ma perfetta per la stupidità dell' illazione di partenza. Che viene seppellita con una risata. Il riso è dunque tagliente, non liberatorio, come quello che accompagna la consapevolezza di non avere il denaro per acquistare una casa, o che medita sulle soluzioni da "sceriffi" di sindaci che inseguono il modello di "quel tale Kofferanskij, l' ex direttore del famoso gulag di Bononiek". Con questi Scritti, e già con Sulle stranezze e i ragionamenti, Cornia raccoglie i suoi testi d'occasione, genere poco amato dal canone letterario ufficiale, ma per fortuna promosso dalla collana "Compagnia Extra" di Quodlibet, diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, che ne ha già offerti anche di Nori e Gianni Celati.
Sferzanti elzeviri contro il Cavaliere
Mauro Trotta «il manifesto» 22-05-2013
Quotidianamente sui giornali si trovano articoli che esprimono una riflessione, un determinato punto di vista su di un argomento oppure lanciano proposte più o meno innovative riguardo a una determinata questione. Sono gli editoriali, commenti, articoli di fondo o, con l'elegante termine che si usava una volta, elzeviri. Ne sono autori, in genere, le firme più prestigiose del giornale. ln passato, nel caso degli elzeviri, si trattava di scrittori famosi, spesso veri e propri virtuosi della parola. È questo genere letterario che viene in mente leggendo il libro di Ugo Cornia Scritti di impegno incivile (Quodlibet. pp. 158, euro 14).
Del resto si tratta di una raccolta di articoli, quasi tutti usciti per la «Gazzetta di Modena», come ci informa lo stesso autore nel ringraziamento ad Antonio Ramenghi, direttore del quotidiano. ln realtà, però, è la struttura stessa di questi testi, la qualità della scrittura, lo stile personalissimo, il loro essere delle vere e proprio piccole prose d'arte a renderli una specie di elzeviri rivisitati, rimodellati dallo stile personalissimo dello scritture modenese: in modo tale da ricreare quasi il genere portandolo all'altezza dei tempi. La scrittura è quella solita di Ugo Cornia, comune a tutti i suoi libri: allo stesso tempo popolare e raffinatissima, avvolgente e sinuosa, ricca di rimandi, se non di citazioni, eppure sempre comica se non addirittura esilarante.
L'autore, come al solito, svolge i suoi ragionamenti in prima persona, costellandoli di anafore e paradossi, saturandoli di comicità ed ironia e dà sempre la sensazione che stia parlando al singolo lettore con i suoi apologhi filosofici, le sue storie, le sue modeste proposte.
A differenza degli altri precedenti libri di Cornia, qui i testi sono brevi e conchiusi. Non si assiste più al distendersi del ragionamento, all'approfondimento quasi maniacale dell'argomento, affrontato sotto più punti di vista, al limite anche contraddittori ua loro. ln questo caso gli articoli non sono lunghi più di tre o quattro pagine, ma quello che sembrano perdere in estensione e profondità lo acquistano in densità, in concentrazione. È quasi come se le immagini si succedessero rapide, quasi fulminee portando alla risata, a volte amara, e fornendo nello stesso tempo in continuazione spunti di riflessione a chi legge.
Gli argomenti e i temi affrontati sono molteplici. Si passa da questioni locali a problematiche nazionali o anche internazionali. Vengono così affrontati ad esempio problemi come i sensi unici per le biciclette a Modena oppure si lanciano proposte per rilanciare la cultura mettendo insieme i libri e le multe o, ancora, si suggerisce di utilizzare il sesso - non quello mercenario, ma quello che si fa normalmente tra coniugi, fidanzati, partners - per far salire il livello del Pil.
Si parla dei leader della sinistra che non si lavano, di sindaci sceriffi e di vespasiani. E di babbi natale positivi al palloncino perché hanno bevuto un gocceto, di spread, di tette e tumori al seno. Compare anche una nuova versione dei Promessi Sposi, dove i protagonisti si chiamano Renzo e Lucio. Insomma un caleidoscopo di situazioni, fatti, storie che sembrano rincorrersi, suscitando il sorriso o, più spesso, la risata vera e propria. E sempre in grado al contempo di spingere a pensare, ad interrogarsi perché capaci di far emergere senza infingimenti quello che è lo spirito del tempo. Come avviene ad esempio, nel finale del pezzo dedicato all'Epoca berlusconiana: «Se siamo veramente alla fine dell'era Berlusconi, e se stiamo andando verso una specie di oligarchia, dove l'unica dilferenza sarà che non c'è più sesso e scopate al telegiornale non è una gran cosa. Se di certi assetti economici-mondiali non si può discutere perché sono dati, certi e indiscutibili tanto valeva parlare di figa e costumi sessuali delle classi dirigenti che almeno ci facciamo due risate».
“Scritti di impegno incivile” di Ugo Cornia
Mario Massimo «Flaneri.com» 17-12-2013
Per lo spazio che occupano, per il come lo occupano, i 41 testi raccolti da Ugo Cornia sotto la definizione, non priva di una divertita perfidia, Scritti di impegno incivile (Quodlibet, 2013) accampano a prima vista filiazioni abbastanza dirette dalla veneranda pratica letteraria novecentesca dell’elzeviro; a immergervisi dentro da lettori, però, ci si rende poi conto che il loro antecedente è sensibilmente più antico, e, insieme, molto meno diafano e formalistico, di quello appena ricordato: è, con tutto il suo addentellato di carnalità terragna e di “indecenza” espressiva, il popolano sboccato e sardonico le cui pasquinate s’incaricava di far quadrare, entro aulici stampi da sonetto, Giuseppe Gioacchino Belli.
Belliana (del Belli che intesseva interi componimenti coi soli sinonimi della “cosa” e del “coso” meno nominabili e più nominati fra quanti ce ne regala il Buon Dio) è sicuramente la solenne sfacciataggine plebea con cui Cornia ama chiamare, e richiamare, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina (con il compiacimento che si provava, da bambini, a dire a voce alta le parolacce così tanto vietate dalla nostra buona mamma, a forza di schiaffoni) tutti gli usi più naturali del “coso” medesimo: quello urinario, certo, ma ancora più quello – per restare al lessico corniano – «sfrizzolico», su cui anzi si imbastiscono spigliate variazioni, da quella, per così dire, contributiva che calcola quanto si gioverebbe il PIL di una imposizione sul commercio sessuale infraconiugale, a quella che ne prospetta l’applicazione, per il bene della Patria, al corpus vile della «culona», come con soave buon gusto viriloide ebbe a definire il nostro beneamato Mister B. la bestia nera del popolo ellenico, altresì nota come Frau Merkel.
Ma dove la vitalità sulfurea di questi graffianti non-elzeviri si apprezza al meglio, è nel meccanismo che praticamente tutti fanno entrare in funzione, in presenza degli aspetti sempre negativi, frustranti, che la cronaca di questi ultimi due anni, come del resto di qualunque altro di quelli precedenti, a memoria d’uomo, si è incaricata di buttarci fra i piedi: che si tratti del divieto di transito ai ciclisti o di neutrini sfuggenti e riafferrati, ecco scattare il gioco, paradossale, irriverente, felicemente creativo, del ribaltamento fantastico, la proposta, il più delle volte swiftiana, con cui la mente si riappropria dei suoi diritti sul mondo, e sembra perfino volerne prendere in parola l’assurdo e applicarlo fino alle estreme conseguenze, finché scoppi come un pallone gonfio di liquidi escrementizi.
Sicché in questi brevi, lucianeschi saggi di uno stralunato mezzo-punto, la parola riafferma la sua miracolosa facoltà di riscatto (come in certi personaggi di Aristofane, Lisistrata che convince le donne di Atene e di Sparta a fare quel particolare sciopero, finché i maschi allupati si arrendano a firmare la pace...) dal brutale scontro con la realtà, e la pagina stampata diventa la lente, saporosamente deformante, attraverso cui dà gusto guardarla, la realtà: tanto che – magari, con l’amaro in bocca – se ne ride.
2013
Compagnia Extra
120x190
ISBN 9788874625222
pp. 168
€ 14,00 (sconto 15%)
€ 11,90 (prezzo online)