Sacro romano GRA
Sacro romano GRA
Persone, luoghi, paesaggi lungo il Grande Raccordo Anulare
 
Con uno scritto di Renato Nicolini
Postfazione di Gianfranco Rosi
 

 

Un formidabile libro: breviario metropolitano, portolano dell'abbandono, atlante della incoercibile, quasi metafisica energia della periferia romana.

– Sandro Veronesi, “Il Corriere della Sera”

 

 

A piedi e con altri mezzi (autobus, metropolitana, treno) alla scoperta del territorio lungo il Grande Raccordo Anulare.
Le cave romane di tufo rosso che hanno ospitato carnevali ottocenteschi; il mondo lunare di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa; la fattoria modello di Mussolini; i piccoli e grandi accampamenti; le tombe pop del Cimitero Laurentino; la guerra per le anguille sul Tevere; le vecchie borgate dei braccianti e le gigantesche architetture sociali; le transumanze dei pastori e le oasi equatoriali.
Un lento viaggio in una Roma sconosciuta e contemporanea, fatta di esperimenti, abbandoni, peripezie, fallimenti e riscatti.

 

In copertina: illustrazione di Lorenzo Terranera.

 

 

Il progetto Sacro Gra (www.sacrogra.it) contempla, oltre al libro, un film, un sito web, una mostra. Il film, diretto da Gianfranco Rosi, ha vinto il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2013.

 

 

 

Recensioni 
Livia Crisafi «Repubblica TV» 08-12-2013
Stefano Simoncini «Il Sole 24 Ore» 15-12-2013
Massimiliano Scafi «Il Giornale.it» 18-12-2013
Franco Purini «Alias il manifesto» 29-12-2013
Loredana Lipperini «La Repubblica» 22-12-2013
Antonio D'Orrico «Sette - Corriere della Sera» 24-01-2014
Maurizio Stefanini «Il Foglio» 29-01-2014
Nicoletta Tiliacos «Il Foglio» 01-02-2014
Leonetta Bentivoglio «La Repubblica» 16-02-2014
«Leggere:tutti» 01-08-2014
Luca Gianotti «Il cammino» 29-05-2015
 
Più libri più liberi, a Roma la presentazione del libro "Sacro G.R.A."
Livia Crisafi «Repubblica TV» 08-12-2013

Il link al video della presentazione di Sacro romano GRA alla Fiera Più liberi più libri di Roma.

http://video.repubblica.it/edizione/roma/piu-libri-piu-liberi-a-roma-la-presentazione-del-libro-sacro-gra/149406/147913?ref=HRESS-19

Esploratori psicogeografici
Stefano Simoncini «Il Sole 24 Ore» 15-12-2013

Tra le pratiche più diffuse di riappropriazione territoriale, che cercano di contrastare gli aspetti critici e omologanti della globalizzazione, vi è l'esplorazione urbana nelle sue varie declinazioni. La riappropriazione avviene con il mapping, tra cartografia critica e mappe di comunità, ma anche mediante attraversamenti immersivi, che possono essere a scopo d'indagine, d'intervento o di pura violazione dei limiti fisici e legali dell'ambiente urbano.

A questo fenomeno crescente appartiene anche Sacro GRA, riferendomi con questo titolo non soltanto al film di Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia, bensì all'intero progetto ideato dal "paesaggista" Nicolò Bassetti, il quale ha ora pubblicato insieme a Sapo Matteucci l'omonimo libro nato prima del film, ma pubblicato solo ora. Il seguito del progetto prevede: una nuova versione del sito www.sacrogra.it; una mostra al Macro di Roma in cui saranno esposte le fotografie di scena di Massimo Vitali, i 200 minuti di girato non confluiti nel film, la selva di appunti, registrazioni e video delle esplorazioni di Bassetti; un'immancabile app per smartphone. Il progetto si configura perccome un transmedia storytelling che spalma in una comunicazione "multipiattaforma" i contenuti di questa impresa collettiva, unepopea durata tre anni che ha coinvolto in riflessioni e spedizioni reiterate a piedi, in moto, in minivan, in camper , una pluralità di soggetti, da Roberto Rinalduzzi, operatore e aiuto regia di Rosi, a Davide Riondino, a Renato Nicolini, oltre che, ovviamente gli stessi Bassetti, Matteucci e Rosi. Per mettere ordine a questa materia occorre interrogarsi sul merito e sul metodo. Perché Bassetti ha scelto quell'oggetto, quelle modalità d'indagine e quelle forme comunicative?

Il Grande Raccordo Anulare (l’enorme circonvallazione che circonda Roma a una distanza media di 27 km dal centro), anzi le "terre di raccordo", come si dice nel libro, è ben scelto, perché esso è nientemeno che la forma della periferia romana, il luogo dove si vivono gli effetti più feroci della globalizzazione, ma dove si può anche invertire, dal punto di vista esistenziale, il rapporto tra centro e periferia, se è vero che la città storica si spoglia sempre più di vita e identità. Dal libro emerge con forza questo paradigma, con una differenza sostanziale rispetto al film. Sacro GRA, libro, opera per accumulo ed è più ancorato ai luoghi, che sono descritti con la casualità del percorso che procede in senso orario con i registri del reportage narrativo, del saggio, della guida insolita. Ma dentro c'è Roma e dentro c'è il GRA, perché l'incontro con la varia umanità che vediamo nel film è sempre messa a contesto e a sistema, anche se non accede quasi mai alle cause di ciò che vede.

Un'operazione in tutto analoga a quella del progetto Sacro GRA è stata realizzata 10 anni prima dallo scrittore "situazionista" inglese Iain Sinclair, con il suo London Orbital, titolo sia di un libro che di un docufllm, usciti entrambi nello 2002 e realizzati a partire da un viaggio a piedi che l'autore ha compiuto sull'autostrada M25 che circonda ad anello Londra più o meno alla stessa distanza del GRA dal centro di Roma. Per quanto London Orbital s'ispiri maggiormente alle visioni allucinate e futuribili di Godard e Ballard, non è soltanto il contenuto e la narrazione "crossmediale" che legano Bassetti-Rosi a Sinclair, ma anche li metodo della "psicogeografia", disceso dal situazionismo di Guy Debord. Soprattutto Bassetti, infatti, ne adotta i principi di fondo: esplorazione a piedi, abbandono alla "deriva" e allo spaesamento per recuperare freschezza emotiva, rifiuto dei percorsi forzati, interpretazione del rapporto tra luoghi e soggettività, predilezione per gli spazi "residuali", quelli che Gilles Clement definisce "terzo paesaggio", ibrido tra paesaggio naturale e paesaggio interamente antropizzato.

L'approccio situazionista riconduce decisamente Sacro GRA nell’alveo delle teorie e pratiche dell’esplorazione urbana, la quale si è articolata nel tempo principalmente su due livelli: l'attraversamento a scopo d'indagine e l’attraversamento come pratica di riappropriazione simbolica. A quest'ultimo possono essere riferite azioni, spesso illegali, ormai profondamente radicate nelle culture urbane, come il parkour, l'esplorazione notturna di sotterranei, metropolitane, catacombe, edifici abbandonati, tratte ferroviarie, spesso associata a tagging e street art. Si comincia a parlare, a proposito di queste pratiche, di space-hacking, o Urbex.

Quanto all'esplorazione come indagine, essa ha seguito il solco situazionista legato fin dalle origini all'urbanistica, spostando l'attenzione dal progetto al processo, alla interpretazione delle relazioni sempre mutevoli tra soggetti e luoghi, società e contesti urbani. In questo ambito hanno avuto grande importanza a Roma le pratiche del

gruppo di artisti-urbanisti «Stalker», che lavora dalla meta degli anni 90 su questi temi e con questi metodi: attraversamenti, derive creative, decostruzione delle identità e dei luoghi intesi come intrecci di relazioni complesse. Ma con una specificità importante discesa dalle teorizzazioni di Lorenzo Romito e Francesco Careri. L'interesse è rivolto ai luoghi residuali intesi come luoghi "attuali" e della "trasformazione", cioè luoghi dove si può dare il cambiamento e la "mutazione" in altre forme di convivenza, meno squilibrate e più sostenibili.

Questi luoghi gli stalker hanno voluto abitarli oltre che attraversarli, in varie occasioni. E ciò è accaduto anche con il giro di GRA a piedi che nella primavera del 2009 anche loro hanno compiuto. Durante questo “girotondo”, hanno scoperto uno “spazio attuale”, l’occupazione abitativa di un'ex fabbrica sulla Prenestina, e si sono fermati lì a sviluppare le loro azioni. In particolare Giorgio de Finis ha animato l’occupazione di Space Metropoliz, dove convivono occupanti immigrati e precari, creando un museo che de Finis ha chiamato MAAM, Museo dell'Altro e dell’Altrove di Metropoliz_citta meticcia: grandi street artist e artisti (tra cui Sten & Lex, Hogre, Attardi, Echaurren, eccetera) hanno riempito di bellezza, segni e senso mura e case dell'occupazione. Per fare in modo che l’inversione tra centro e periferia sia sempre più praticata e possibile…

Non si tratta infine di decidere un primato tra chi ha scoperto per primo il GRA, neanche fosse l'America, o di scegliere tra Macro e Maam, o tra metodi che prediligono la narrazione mainstream e crossmediale piuttosto che la pratica sociale votata alla “ricerca-azione”. Tutto può convivere se viene fatto con intelligenza e passione, e soprattutto con lo scopo di favorire la sperimentazione di nuovi metodi di conoscenza, collaborazione e convivenza.

Il Sacro Gra, il bar di Paula e l’elefantina Mia: dopo il film, il libro
Massimiliano Scafi «Il Giornale.it» 18-12-2013

Dentro che noia, sempre a guardare gli acrobati e a fare i numeri con la palla. Così l’altro giorno ha deciso di uscire: guardo fiero, portamento eretto, passo lento e regolare, Mia ha salutato gli amici e ha imboccato l’entrata numero 11 del Grande raccordo anulare senza nemmeno rispettare lo stop. Voleva fare un giretto, due passi tanto per sgranchirsi la proboscide, e ha scoperto le macchine, l’ingorgo, i fotografi, i pompieri, la polizia, gli elicotteri, un po’ di vita. Ma è durata poco, l’hanno ripresa dopo un paio d’ore. Adesso Mia, 46 anni e due tonnellate, lavora di nuovo al circo Orfei. Forse scapperà ancora.

Un elefante sul raccordo, che c’è di strano? Del resto in quei 70 chilometri di asfalto, in quell’anello dantesco che gira attorno alla capitale, succedono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Dagli strani riti della comunità indiana che vive nel parco dell’Appia Antica, ai fasti pacchiani del Dubai Palace sulla Tiburtina, dai pescatori di anguille del Tevere al camion bar di Paula, che di notte a Torre Spaccata distribuisce panini con la porchetta e consigli a trans e clienti. Più che una strada, è un’esperienza mitologica. Più che una grande via di comunicazione, è . Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci li hanno raccolti con cura e raccontati con efficacia nelle 256 pagine di Sacro Romano Gra, http://www.sacrogra.it/.

Il libro, - edizioni Quodlibet, euro 16,50 – nasce dallo stesso progetto che ha prodotto il film di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia. L’idea è quella di collegare la circolarità del raccordo alla circolarità della narrazione, mostrando brandelli di città in gran parte sconosciuti. , spiega Matteucci. Già l‘indice dei capitoli è un elenco di stranezze che solo a Roma e solo intorno al Gra si possono vedere. Il quartiere dei fumetti, dove ci sono via Tex e via Dylan Dog e dove la scuola che si chiama “La Pimpa“. I fumi mefitici della discarica di Malagrotta. Le cave di tufo sulla Tiburtina che hanno ospitato carnevali ottocenteschi. La crudezza del cimitero Laurentino, pieno dei ricordi kitsch lasciati sulle lapidi. La fanciullezza delle cubiste di San Basilio. La fierezza dei gladiatori di Tor Pagnotta. La tristezza dei laghi di Tor Cervara, tanto amata da Goethe, diventati stagni per la pesca. Poi c’è Corviale, l’utopia fallita del palazzo lungo un chilometro e la realtà del degrado, delle occupazioni, della povertà.

Sacro romano Gra è tutto questo. Storie strane, storie assurde, storie commoventi, storie che fanno ridere e storie che fanno indignare. Nessuna spicca sulle altre ma tutte quelle che si succedono costruiscono il cerchio della narrazione che si snoda lungo le 35 uscite del raccordo. A differenza del documentario, il libro è pieno di riferimenti pratici, con una precisione topografica. Come arrivare e cosa vedere, quasi una guida turistica che però, invece di condurvi al centro della città, vi porterà fuori, in realtà non contemplabili nelle normali categorie. .

Etica e atemporalità nell'anello di Roma
Franco Purini «Alias il manifesto» 29-12-2013
La più cele­bre infra­strut­tura romana, dive­nuta ormai leg­gen­da­ria, spa­zio di un epos coin­vol­gente e in con­ti­nuo amplia­mento, ha dato luogo nel tempo a una plu­ra­lità di let­ture molto diverse tra loro se non pro­prio, a volte, dia­me­tral­mente oppo­ste. Sono let­ture che spa­ziano dall’analisi storico-strutturale a quella socio-antropologica; dall’assunzione del grande cer­chio come un anello sim­bo­lico a enigma urba­ni­stico; da dispo­si­tivo stra­dale auto­re­fe­ren­ziale – la «mac­china celibe» di Renato Nico­lini – a matrice di una nuova espan­sione della città; da modello ana­lo­gico dell’intera metro­poli romana a meta­fora della infi­nita cir­co­la­rità dei flussi che attra­ver­sano la città; da potente cor­nice della città sto­rica ad alter­na­tiva alla cen­tra­lità di que­sta ope­rante città lineare; da luogo di esplo­ra­zioni di tipo psi­co­geo­gra­fico a per­corsi di matrice nar­ra­tiva. Il tutto in una per­for­ma­tiva ibri­da­zione tema­tica tanto con­cet­tual­mente inde­ter­mi­nata quanto capace di susci­tare un inte­resse spesso eufo­rico e totalizzante.
Da Fede­rico Fel­lini a Marco Lodoli; da Ser­gio Lenci e il suo GRA visto dall’alto a Marco Pie­tro­lucci; da Renato Gut­tuso a Roberto Sec­chi e a Stal­ke­ril grande peri­me­tro cir­co­lare, per alcuni le nuove Mura Aure­liane, si è mol­ti­pli­cato in una fio­ri­tura ine­stri­ca­bile di motivi e di imma­gini, nella quale l’indagine scien­ti­fica si affianca alla diva­ga­zione discor­siva e all’evocazione di figu­ra­zioni com­plesse e metamorfiche.

Sacro romano GRA Per­sone, luo­ghi, pae­saggi lungo il Grande Rac­cordo Anu­lare del pae­sag­gi­sta Nicolò Bas­setti e del gior­na­li­sta e scrit­tore Sapo Mat­teucci (Quod­li­bet Hum­boldt, pp. 256, euro 16,50) – libro dal quale è nato il film di Gian­franco Rosi pre­miato a Vene­zia con il Leone d’Oro da Ber­nardo Ber­to­lucci –, appar­tiene alla tipo­lo­gia psicogeografico-narrativa, sulla cui genesi occorre sof­fer­marsi bre­ve­mente. Alla base, nella moder­nità, dell’erratico e rab­do­man­tico uni­verso metro­po­li­tano, c’è Char­les Bau­de­laire e il suo eroe quo­ti­diano, il flâneur.
A que­sto esplo­ra­tore della città, che non sa dove andare ma sa come andarci, un sapiente e ispi­rato ascol­ta­tore della miste­riosa metrica delle strade, degli iso­lati e dei segni che descri­vono gli edi­fici, si è poi som­mata la figura ben­ja­mi­niana di chi cono­sce l’«arte di smar­rirsi nella città». Un’arte molto dif­fi­cile, per­ché per per­dersi occorre dimen­ti­care tutto il sapere accu­mu­lato in infi­nite pere­gri­na­zioni tra quar­tieri cono­sciuti e sco­no­sciuti, tra viali, piazze, par­chi e ter­rain vague. Deco­struendo e al con­tempo rico­struendo le mappe men­tali e sen­ti­men­tali della città, il viag­gia­tore urbano, pro­ta­go­ni­sta delle rifles­sioni del filo­sofo ber­li­nese, crea una sua rap­pre­sen­ta­zione fon­data sullo stra­nia­mento e spesso su una vera e pro­pria fal­si­fi­ca­zione della realtà. Ciò che egli cerca non è tanto la verità urbana quanto la dimo­stra­zione dell’impossibilità che que­sta esi­sta e abbia un senso. Per­den­dosi nella città il suo inter­prete perde prima di tutto se stesso, diven­tando parte secon­da­ria di quel movi­mento che Nico­lini, nella sua defi­ni­zione del GRA come mac­china celibe, ha descritto come privo di con­te­nuti, di ritua­lità e di finalità.
Dopo Wal­ter Ben­ja­min c’è Guy Debord. Le derive situa­zio­ni­ste sono abban­doni avven­tu­rosi all’energia urbana che non pre­ve­dono tra­iet­to­rie pre­de­ter­mi­nate, rap­pre­sen­tan­dosi in iti­ne­rari stra­ti­fi­cati, mute­voli e alter­na­tivi. Se il flâ­neur non sa dove andare ma sa come andarci, il cul­tore delle derive sa dove andare ma non sa andarci seguendo tra­gitti pre­fis­sati. Affi­dan­dosi al caso e a una bus­sola inte­riore, egli rie­sce a seguire le vena­ture nasco­ste delle città, quella fili­grana di indizi spa­ziali che si rende evi­dente solo per mezzo di attra­ver­sa­menti crea­tivi. Com­bi­nando la psi­co­lo­gia con la sto­ria, la memo­ria con la geo­gra­fia, la pecu­lia­rità topo­gra­fica con la suc­ces­sione di luo­ghi e non-luoghi, si dà vita a una vera e pro­pria inven­zione della città fatta di illu­mi­na­zioni, di com­pa­ra­zioni, di ana­lo­gie e di diver­sioni. Come nell’esemplare Lon­don Orbi­tal di Iain Sin­clair, senza dub­bio un modello diretto o indi­retto del libro di Bas­setti e Mat­teucci, la città si tra­sforma com­ple­ta­mente facen­dosi labi­rinto bor­ge­siano «illi­mi­tato e perio­dico», mondo paral­lelo, mosaico di avven­ture esi­sten­ziali che tra­pas­sano l’una nell’altra, elenco e cata­logo di cose impre­ve­di­bili o impre­vi­ste, appa­ri­zione di simu­la­cri sor­pren­denti, reper­to­rio di con­di­zioni indi­vi­duali che per­dono una dopo l’altra la loro iden­tità con­fon­den­dosi in un con­ti­nuüm emo­zio­nante. Della genea­lo­gia dei modi di ricerca della città uti­liz­zando la città stessa fa senz’altro parte l’idea che Freud, ripren­dendo un’intuizione di Goe­the espressa nel suo Viag­gio in Ita­lia, ha pro­po­sto nel suo Il disa­gio nella civiltà. Lo stu­dioso vien­nese scrive che Roma non è un’entità fisica, ma in prima istanza psi­chica, nel senso che in essa il pas­sato, il pre­sente e il futuro non si pre­sen­tano come tem­po­ra­lità sepa­rate ma si sovrap­pon­gono l’una sull’altra in una com­pre­senza suggestiva.
Se si riper­corre nella sua com­ples­sità la genesi del cam­mi­nare, che tra i suoi teo­rici conta anche il grande Henry David Tho­reau, non è dif­fi­cile ren­dersi conto che il rical­care con i pro­pri passi il trac­ciato in vera gran­dezza della città signi­fica in realtà negarla. Rinun­ciando a estrarre da essa la forma urbis, ma con­trap­po­nendo a que­sta i suoi fram­menti si pro­cede infatti, a un’operazione di deco­stru­zione radi­cale del testo urbano. Esso è non più con­si­de­rato come qual­cosa di ten­den­zial­mente com­piuto e uni­ta­rio, ma è visto come l’intersezione acci­den­tale di vet­tori urbani attorno a cia­scuno dei quali cre­scono come resi­stenti rami­fi­ca­zioni gro­vi­gli di fatti, di per­sone e di cose.
Sacro Romano GRA è un’opera avvin­cente, dalla prosa lim­pida e essen­ziale. Pre­ce­duta da un’avvertenza e da un pro­logo, e con­clusa da una post­fa­zione di Gian­franco Rosi, si arti­cola in dodici capi­toli – dodici come le ore dell’orologio o i segni dello zodiaco – cia­scuno dei quali è una sto­ria a sé. Tut­ta­via la sin­go­la­rità di cia­scun rac­conto è ingan­ne­vole. Ogni sto­ria si lega infatti all’altra in una con­ti­nuità poe­tica risolta dagli autori in tona­lità discor­sive costanti, fatte per un verso di forte empa­tia, per l’altro di sapienti distanziamenti.
Dalla rete alla strada. Psicogeografi in cammino
Loredana Lipperini «La Repubblica» 22-12-2013

Buon Natale a chi cammina e osserva, e dunque a chi, anche senza saperlo, compie un gesto di psicogeografia, ovvero la pratica che un tempo appartenne alle avanguardie letterarie (i surrealisti prima, i lettristi negli anni Cinquanta del Secolo scorso, per finire ai situazionisti) e oggi è nei passi, nelle parole e nelle immagini di alcuni paesaggisti.

Paesaggista è, per esempio, Nicolò Bassetti, che insieme a Sapo Matteucci ha scritto Sacro Romano Gra per Quodblibet: il libro, e il quasi omonimo film di Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone d'Oro, sono solo una parte del progetto complessivo, che oltre a una mostra include un sito: sacrogra.it. Visitatelo per comprendere cosa significhi mettere in atto un “laboratorio di narrazione" che in questo caso usa i 68 chilometri del Grande Raccordo Anulare per connettere memoria ed emozioni: ammirate le fotografie, i filmati, leggete gli appunti e richiamate alla mente quanto scriveva proprio Guy Debord in Théorie de la dérive: «Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno». Già che ci siete, dunque, visitate starwalls.blogspot.it incontrerete altri psicogeografi che riportano nel blog immagini tratte dai muri di tutto il mondo, ovvero disegni, graffiti e frasi, spesso folgoranti. Dal «Non sei ciò che hai» che campeggia solitario su una parete, al «Tanto vi mollerete tutti» piazzato, velenosamente, al centro di una galassia di cuori con i nomi degli innamorati.

Auguri a tutti: soprattutto al cinico ignoto.

Sacro Romano Gra
Antonio D'Orrico «Sette - Corriere della Sera» 24-01-2014
In viale Togliatti sul Raccordo Anulare c'è un furgoncino Renault che «è il bar di decine di trans, clienti e papponi» che battono lì la notte. La barista, «infaticabile e sorridente», è una polacca di nome Paula. Ma anche i trans non sono più quelli di una volta. Dice Bianca, decana brasiliana di Porto Algre; «Troppa fatica! Troppo difficilel ll mercato è in crisi. Facciamo gli stessi prezzi da dieci anni...».
(prima puntata - continua)
Sacro romano gra
Maurizio Stefanini «Il Foglio» 29-01-2014
Auto e ambulanze. Autobus, metropolitane e treni. Piedi, biciclette e cavalli. Barche, chiatte e camper. Le cave romane di tufo rosso che ospitavano i carnevali ottocenteschi degli artisti tedeschi e la più grande discarica d’Europa. La fattoria modello di Mussolini e il “serpentone” di Corviale. I campionati di danza del Palacavicchi e le cubiste sui banconi dei bar. I piccoli e grandi accampamenti, le vecchie borgate dei pastori e le gigantesche architetture sociali. Le piste per le macchinine e il palmologo in crociata esistenziale contro la piaga del punteruolo rosso. Le tombe pop del cimitero Laurentino e il quartiere dei fumetti. La guerra per le anguille sul Tevere e gli “smorzi” dei pezzi di ricambio. Le Fosse Ardeatine e la casa di Saddam Hussein. Le transumanze dei pastori e le oasi equatoriali. L’archeologia industriale e quella classica. L’Isola dei Lampadari e la Little Cuba. La Riserva dell’Insugherata e la Fender di Jimi Hendrix… 
“Indie di quaggiù”, fu la famosa espressione coniata nel Cinquecento dal gesuita Silvestro Landini, per indicare ai missionari che accanto all’evangelizzazione di terre lontane c’era anche da fare un lavoro immenso tra le popolazioni delle aree marginali della stessa Italia e Europa, spesso immerse ancora in un universo di credenze pre-cattolico e pre-cristiano. Nato ad Asmara, con studi a New York e doppia cittadinanza italiana e statunitense, il regista Gianfranco Rosi – nella postfazione a questo libro che ha ispirato poi il suo documentario Leone d’Oro alla settantesima Mostra internazionale di arte cinematografica a Venezia – spiega di aver conosciuto un circuito mentale di tipo analogo: “Dopo anni passati in India, negli Stati Uniti e in Messico, l’idea di raccontare un luogo per molti aspetti vicino alla mia realtà quotidiana sembrava non appartenermi: sono sempre stato attratto dal mistero rappresentato dai luoghi lontani dalla mia esperienza. Mai avrei pensato di potermi soffermare su Roma, né avrei creduto che una realtà così prossima potesse soddisfare il mio senso di avventura”. Invece attorno a Roma si muovono il regista, il paesaggista Nicolò Bassetti e il giornalista e scrittore Sapo Matteucci, impegnati in un “viaggio di esplorazione” cominciato nel 2010 con gli oltre trecento chilometri a piedi persorsi da Bassetti. E hanno scoperto un mondo talmente ricco di esotismo e alterità antropologica che ne è nato un “progetto”: un’immensa fatica multimediale in cui accanto al libro e al film stanno anche un sito web e una mostra. Con un’avvertenza. Il film, che di questo “progetto” è diventato l’aspetto più famoso, è un’opera altamente sperimentale: immagini di grande impatto visuale ma senza il minimo accenno di commento esterno o intervista, che ha entusiasmato una gran parte della critica, ma ne ha pure lasciato perplessa un’altra parte per l’assoluta radicalità del suo linguaggio rispetto alle tradizioni del genere documentaristico.  Lo spettatore non si annoia di certo, ma il libro rimedia a possibili incomprensioni perché è addirittura pignolo nel modo in cui alterna il racconto a schede e carte. Ma questo libro vive anche di vita propria rispetto al film, perché si dimostra un originale baedeker con cui partire alla conoscenza di una Roma inaspettata, da scoprire in auto, ambulanza, autobus, metropolitana, treno, piedi, bicicletta, cavallo, barca, chiatta, camper… Anche il modo in cui il nome di quell’ingegner Eugenio Gra, direttore dell’Anas e ideatore dell’opera, è stato poi trasfigurato nella sigla di Grande Raccordo Anulare, suggerisce forse che siamo in presenza di una realtà multiforme e quasi pirandelliana: dove niente in realtà è come sembra, e l’apparenza più familiare può celare le più straordinarie sorprese.
Altro che Venezia il carnevale più libertino era romano
Nicoletta Tiliacos «Il Foglio» 01-02-2014
[...] Gli autori di “Sacro romano Gra" (Quodlibet), Niccolò Bassetti e Sapo Matteucci, che in quelle cave hanno fatto tappa durante la raccolta di materiale per il loro libro, ricordano che il “carnevale dei tedeschi" si è ripetuto una cinquantina di volte in un centinaio di anni. Si teneva fuori stagione, “in un giorno tra aprile e maggio. Il corteo partiva da Porta Maggiore con un piccolo esercito in sella a muli e asini. Ci si travestiva da indiani, cinesi, eroi antichi e guerrieri medievali... Appena giunti nelle cave, il presidente entra nella grotta più scura dove invoca tre volte la Sibilla. Subito dopo i suoi vaticini triviali e sboccati, ha inizio una specie di cerimonia pagana con bevute, grigliate, canti, danze e certami, ognuno col suo bicchiere legato al collo". Il momento più importante era “il 'tiro al critico'. Il vincitore si aggiudicava il prestigioso 'vaso da notte di Venere', che andava a chi centrava col maggior numero di frecce e lance i fantocci raffiguranti i
più noti critici d'arte del momento”. [...]
Cronache marziane dal Raccordo Anulare
Leonetta Bentivoglio «La Repubblica» 16-02-2014
L'esito fortunato del film deve molto alla ricchezza del libro Sacro Gra, vincitore del Leone d'oro a Venezia, nasce da un diario di viaggio in quel non-luogo che e il Grande Raccordo Anulare di Roma, realizzato e trascritto, con gusto affascinante e perverso del dettaglio, dagli autori del volume Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci. Mappe, incontri, visioni, allucinazioni e un pullulare di spiazzanti episodi umani (come se il Sacro Romano Gra fosse sede prediletta di creature borderline) ci descrivono un territorio mobile, senza identità, punteggiato dalle attese e cosparso da escrescenze, enigmi, casermoni elementari, borgate magmatiche. Il Corviale è un serpente architettonico solcato da vertigini alla Piranesi. La città fantasma di Mezzocammino è di materia «gassosa e metafisica». Inaccessibile nella sua dominanza, svetta l'ospedale Sant'Andrea. A Torre Annunziatella vive il crociato delle palme, che ausculta e monitorizza i punteruoli rossi seminatori di morte fra i tronchi. I novemila metri quadri di salsa, merengue, tango e rock and roll del Palacavicchi pulsano di ballo vintage. Torre Maura è un lembo di marginalità assonnata. Scenari marziani, stupefacenti transumanze.
Sacro Romano Gra
«Leggere:tutti» 01-08-2014
IL progetto Sacro Gra (www.sacrogra.it) oltre al film, diretto da Gianfranco Rosi, e vincitore del Leone d'oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2013, contempla un libro, un sito web, una mostra. Nel libro, a cura di Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci per i tipi di Quodlibet, il Lettore si immaginerà a piedi e con altri mezzi (autobus, metropolitana, treno) alla scoperta del territorio lungo il Grande Raccordo Anulare. Le cave romane di tufo rosso che hanno ospitato carnevali ottocenteschi; il mondo Lunare di Malagrotta, la più grande discarica d'Europa; la fattoria modello di Mussolini; i piccoli e grandi accampamenti; le tombe pop del Cimitero Laurentino; la guerra per le anguille sul Tevere; le vecchie borgate dei braccianti e le gigantesche architetture sociali; le transumanze dei pastori e le oasi equatoriali. Un lento viaggio in una Roma sconosciuta e contemporanea, fatta di esperimenti, abbandoni, peripezie, fallimenti e riscatti.
Sacro romano Gra
Luca Gianotti «Il cammino» 29-05-2015
Uscito più di un anno fa, recensiamo questo libro con ritardo, ma non potevamo non parlarvene, perché merita. Nel 2010 era uscito Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città di Gianni Biondillo e Michele Monina, e l’idea era quella di percorrere a piedi il territorio ai confini con le tangenziali di Milano. Questa è la stessa idea, con il Grande Raccordo Anulare di Roma. Non è un lungo cammino, ma sono visite successive, con tutti i mezzi possibili, auto, moto, mezzi pubblici, ma soprattutto a piedi. Sicuramente avrete sentito parlare, e probabilmente avrete visto il film, che ha vinto a Venezia. Il libro è ricco di storie e di incontri, ed è scritto in modo piacevole, la lettura scorre bene, tra borgate improbabili, quartieri dormitorio, aggregati urbani cresciuti in modo incontrollato, alcuni nati dall’abusivismo, altri dalla cementificazione successiva. Nomi come Laurentino 38, la discarica di Malagrotta, Massimina, Nuovo Corviale, l’isola dei lampadari… Ma oltre al cemento c’è la campagna, aziende agricole dentro il raccordo, luoghi magici che nessuno si aspetterebbe vicino alla grande striscia di asfalto su cui scorrono senza sosta automobili e camion, la foce del Tevere e i fiumaroli, il Casale del Marmo, la tenuta Valchetta-Cartoni, l’Insugherata.
Il camminare è anche questo, consente di scoprire la natura selvaggia e incontaminata, ma anche di scoprire con occhio nuovo quelli che solo apparentemente sembrano non-luoghi, e che invece visti da vicino, al ritmo lento di 4 km all’ora sono oasi, isole, storie, e persone. Bassetti è un paesaggista e si dedica professionalmente al recupero di aree dismesse, e quindi sa leggere e raccontare con occhio attento questo paesaggio post urbano e pre urbano insieme. Anche senza conoscere Roma e i luoghi raccontati, il libro fa riflettere e fa venir voglia di vederle queste borgate e queste periferie, camminandoci dentro.
2013
Humboldt
140x220
ISBN 9788874625574
pp. 256
€ 16,50 (sconto 15%)
€ 14,03 (prezzo online)