La famiglia che perse tempo
La famiglia che perse tempo

 

La casa era temporaneamente disorientata e dai muri delle camere si stava staccando la carta fiorata.

 

Maurizio Salabelle è uno straordinario scrittore italiano che somiglia incredibilmente ai disegni di Jacovitti; non ci sono i salami per terra, ma ci sono gli aggettivi, usati come fossero avanzi di cucina che danno la stessa puzza al paesaggio. La storia si snoda in mezzo a una famiglia compressa in una cucina che sa di fritto e minestra, in una comicità continua e leggera spalmata su tutto. Un modo di narrare unico e ben riconoscibile, assolutamente defilato dalle convenzionali scritture d’oggi. Questo è il primo romanzo che Salabelle ha scritto, alla fine degli anni Ottanta, fino ad oggi rimasto inedito, forse il più caratteristico della sua fantasia. Storia di una famiglia bislacca (è dir poco) dove gli orologi vanno per conto loro, creando fasi di tempo posticcio, ritagli di tempo, periodi bianchi ecc. Difficile riassumere un libro così fantasioso, pur se scritto in modo limpido, scintillante e impercettibilmente comico.

Recensioni 
Marco Ciriello «Il Mattino» 20-03-2015
Vincenza Formica «Il Cittadino» 30-04-2015
Marco Belpoliti «L'Espresso» 07-05-2015
Daniele Giglioli «La lettura - Corriere della sera» 26-07-2015
«Fahrenheit - Radio Tre» 27-08-2015
Matteo Massi «Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino» 06-09-2015
Sara Cilano «Cosmopolismedia.it» 19-12-2015
 
Herzog
Marco Ciriello «Il Mattino» 20-03-2015
Sembrava che venissefuori dal mondo di Aki Kaurismaki a sentirei suoi racconti, invece Maurizio Salabelle era un singolarissimo scrittore italiano. Capace di apparecchiare storie assurde senza mai smarrire la trama. Riusciva a rendere credibile qualunque situazione anche la più surreale. Aveva una lingua che fischiava, e una ironia di una eleganza altissima. Lavorava sul quotidiano, avvitandolo alla fantasia, con una delicatezza incredibile. La sua forza stava tutta nel sovvertire quello dieci appartiene, nel 'iscriverlo nella grammatica dell'assurdo, come in America fa Ben Marcus, senza mai perdere di vista la realtà. È un gioco di equilibrio, prima ancora di camminare nel vuoto di una letteratura dell'inedito, c'è una costruzione fortissima che richiede una impalcatura di pensieri al rovescio, una solida filosofia del contrario. Dopo anni, viene pubblicato il suo primo romanzo: «La famiglia che perse tempo» (Quodlibet), e persino la storia del libro -la racconta Ermanno Cavazzoni- sembra appartenere all'altro tempo, quello del mondo di Salabelle.
La famiglia smarrita nel tempo "malato"
Vincenza Formica «Il Cittadino» 30-04-2015
Esce postumo il primo romanzo scritto da un autore da riscoprire, originale e di grande talento. Uno dei concetti attorno a cui ruota la storia surreale di questa famiglia è quello della malattia: intesa non solo come stato patologico, ma anche come mancanza di normalità, è una condizione diffusa, che permea la quotidianità dei personaggi e impedisce loro di avere una vita regolare, una socialità, persino un'identità definita. Ma è soprattutto sul tempo che ci induce a riflettere. Anch'esso malato, non scorre in modo normale: si dilata o si comprime, accelera, talvolta si ferma del tutto, in un vuoto sospeso. L'esistenza dei protagonisti, fatta di giornate inutili, di attività prive di senso, di traslochi in quartieri inesistenti, di strani episodi, insonnie e pasti consumati casualmente, è una vita quasi in dissolvenza. Il tempo «non passa perché è guasto», dice il fratello medico del narratore: «il vero tempo si è bloccato» e quello che fa muovere gli orologi è «un tempo senz'altro di seconda mano, usato, quasi del tutto inutile».
La famiglia? È relativa
Marco Belpoliti «L'Espresso» 07-05-2015
Appena si comincia un libro di Maurizio Salabelle si è presi da una specie di stordimento, un ottundimento, e insieme si prova come un sussulto, perché si entra in un altro mondo dove vigono regole e principi psichici inafferrabili. Così è anche per "La famiglia che perse tempo" (Quodlibet, pp. 159, euro 14), il suo primo romanzo rimasto sin qui inedito. Salabelle sa creare atmosfere con piccoli tocchi: un paio di frasi e si ha la sensazione di essere dentro il racconto in compagnia della famiglia di Phatrizio Grendy, di sua sorella Maria Paola, di Federico, il fratello medico, del padre e della madre, e di non poterne più uscire. Vivono in un appartamento dove accadono strane cose: gli orologi viaggiano a velocità differenti, ci si ammala vedendo vecchi film, si ricevono visite di clinici, ci si perde e ci si ritrova lungo corridoi lunghissimi e insieme brevissimi. Salabelle predispone angoli dove vige la relatività generale di Einstein, tratti di strada dove domina la fisica quantistica. Lo spazio si dilata e si contrae, dando l'impressione di uno smarrimento continuo pur essendo tutto perfettamente realistico. Lo scrittore toscano, scomparso giovane nel 2003, rinnova quella letteratura che ha nel "Castello" di Kafka e in "Pinocchio" di Collodi i suoi esempi più celebri. Ossessivo sino al dettaglio, costruisce storie pastose e insieme porose che lasciano di stucco per coerenza e stile. La sua comicità è indefinibile e unica. Un libro imperdibile come gli altri meravigliosi romanzi che ha scritto: sarebbe buona cosa ristamparli per farli leggere a chi ancora non li conosce.
Nel mondo impossibile di Salabelle c'è una famiglia con strane malattie
Daniele Giglioli «La lettura - Corriere della sera» 26-07-2015

Kafka, Collodi e… Esce una storia inedita dello scrittore scomparso nel 2003 Una vicenda stramba e fuori dagli standard. Che turba il lettore

«Sembrava che si fosse verificata, dal silenzio che regnava e dal fatto che la mamma non era in casa, un'esplosione catastrofica che non aveva lasciato vivo nessuno. Poco più tardi cominciai a capire in modo vago che si trattava semplicemente di un dopo cena». Confesso che ho sentito la fortissima tentazione di dissolvere così l'inquietudine che La famiglia che perse tempo, il bizzarro romanzo fin qui inedito di Maurizio Salabelle, scomparso nel 2003, mi ha provocato: vi si racconta un mondo folle, letteralmente folle, ma in fondo si tratta di un apologo sulla famiglia. Cosa c'è infatti di più catastrofico della famiglia, come psicoanalisi insegna e come illustrano esempi innumerevoli dalla tragedia greca al romanzo – Svevo, Kafka, Proust, Woolf – del Novecento? Quale altro apparato umano è così costantemente impegnato a curare i mali che genera? Più la si rappresenta strana più la si coglie nella sua enigmatica, impenetrabile, inemendabile normalità.

Ma è una tentazione da cui guardarsi. La chiave è troppo a portata di mano, la porta si apre troppo presto, col rischio di trovarsi in mano solo un mazzetto appassito di ovvietà. Lasciamo invece a Salabelle privilegio e onere della sua inquietante estraneità. Prendiamolo alla lettera. Cinque persone vivono sempre insieme, pur cambiando spesso casa. Padre, madre, tre figli adulti tra cui il narratore, Phatrizio. Perché con l'H tra la P e la A? Senza ragione, o meglio perché sì, perché è così e non altrimenti. Questa è la posizione in cui Salabel- le mette fin dall'inizio il suo lettore. Ciò che questa famiglia fa (nessuno ha un vero lavoro), il compito cui attende alacremente, puntigliosamente, è ammalarsi di continuo. Ammalarsi di malattie folli, che occupano in modo esclusivo la loro attenzione e i loro discorsi, discorsi che però il narratore chiama sermoni, conferenze, comunicati stampa, tenuti con l'aiuto di mappe, piante, opuscoli, memoriali.

Le malattie hanno tutte a che fare con il tempo. Gli orologi si guastano, si riempiono di muffe, esplodono: nessuno segna mai la stessa ora degli altri. La prima malattia consiste nel fatto che il tempo del padre è più veloce di quello dei suoi familiari. Ne seguono tante altre con effetti in parte analoghi in parte diversi, tutte scrupolosamente documentate e denominate: la «perdita di periodi», la «fuoriuscita di tempo», la «fase grigia», la «malattia del periodo», il «male della dimenticanza», il «sonno nero»… Impossibile illustrarle tutte, ma credo basti l'elenco delle loro designazioni, così impassibilmente esilaranti, per suscitare nel lettore la voglia di conoscerle. La voglia e la frustrazione, perché, al pari della famiglia Grendy, non riuscirà a spiegarsele. Vengono quando vengono, passano quando passano. Quanto alle cause, pare a Phatrizio e agli altri di poterle ricondurre a una non meglio precisata contaminazione dell'aria: germi, batteri, spore (il romanzo fu scritto nella seconda metà degli anni Ottanta, con l'Europa sotto choc per la catastrofe di Chernobyl, evocata peraltro nel testo: ma neanche su questa chiave farei troppo affidamento). Alla fine gli orologi vengono buttati: «Non abbiamo più tempo da misurare».

Marco Belpoliti ha paragonato Salabelle a Kafka e Collodi. E così, purché si faccia tesoro anche delle differenze. Pinocchio affronta ogni irruzione della logica «altra» con un'immensa riserva di disponibilità e stupore. Anche nei testi più arresi e masochistici di Kafka si avverte sempre un moto indomabile di ribellione. Qui nessuno si meraviglia e nessuno si ribella, col risultato che spesso a ribellarsi è il lettore. Salabelle affascina nella misura in cui irrita. Il suo linguaggio è così disponibile, servizievole, sempre pronto a circostanziare: ma lo scrigno resta chiuso come in un film di Lynch. In un mondo siffatto si può resistere solo grazie alla speranza di uscirne, cosa che però non paiono mai volere i personaggi. La sua estraneità è gratuita nel migliore dei sensi. Che lo ospiti Quodlibet Compagnia Extra, tradizionale ricettacolo di lunatici e di strambi, è doveroso anche se corre un po' il rischio di addomesticarlo con l'abitudine, in una sorta di arcadia, di riserva protetta dello «strano». A cose simili non possiamo abituarci, e non solo perché l'attuale fortissima standardizzazione narrativa di romanzi e serie televisive – trame «aristoteliche», storie «che si capiscono» – ha reso più pigro e ottuso il nostro senso del possibile. Salabelle ha immesso nella normalità tutto l'impossibile che è riuscito a traghettare. Che turbi più che piaccia è il riconoscimento giusto da tributargli.

Libro del 27 agosto di Fahrenheit (Radio Tre)
«Fahrenheit - Radio Tre» 27-08-2015
A Fahrenheit si parla di La famiglia che perse tempo insieme a Ermanno Cavazzoni. Clicca qui per ascoltare la puntata.
Una famiglia controtempo
Matteo Massi «Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino» 06-09-2015

Il titolo, innanzitutto: "La famiglia che perse tempo". E se invece, avesse perso il tempo (l'articolo determinativo potrebbe fare la differenza in questo caso)? Perché la famiglia che Maurizio Salabelle (scrittore toscano di origini sarde scomparso nel 2003 a 44 anni) ci descrive è una famiglia ossessionata dal tempo. E soprattutto dagli orologi. Salabelle ha scritto questo romanzo alla fine degli anni Ottanta. Ed è rimasto nel cassetto fino a quest'anno. Fino a quando Quodlibet, la casa editrice marchigiana, ha deciso di pubblicarlo nella collana "Compagnia Extra" curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon.

Una famiglia bislacca, si diceva, ossessionata dagli orologi che vanno fuori tempo: le lancette camminano troppo veloci o troppo lente. Ma come può tenere il tempo questa famiglia che sembra ancor di più ossessionata dalle "infezioni" e dal contagio? Ecco, provare a descrivere questo romanzo è pressoché impossibile. Proprio perché i componenti di questa famiglia sembrano indecifrabili, almeno per quelle che sono le convenzioni non solo narrative. E se questo romanzo con l'altra ossessione – che spesso ha colui che si mette a leggere un libro con l'intenzione di definire e (appunto) catalogare ciò che non lo è, per sentirsi a proprio agio e avere delle certezze – rappresentasse davvero, spingendoci magari oltre o non cogliendo nel segno, lo spirito dei tempi che stavano cambiando? Se uno andasse addirittura oltre, vedendo dei richiami a Chernobyl (la paura del contagio, appunto) e all'ormai traballante politica dei blocchi e alla conseguenziale crisi delle ideologie? La fine degli anni Ottanta, eccoci, con tutto un mondo esterno che all'improvviso diventava difficile da decifrare: «la casa era temporaneamente disorientata e dai muri delle camere si stava staccando la carta fiorita». Potrebbe essere un'ipotesi di lettura. Certo è che questo libro di Salabelle colpisce proprio per la capacità di descrivere a fondo i personaggi: descrizioni minuziose, ricche di aggettivi e tic. Che non possono lasciare indifferenti. Anzi, in alcuni casi, turbano anche.

La famiglia che perse tempo
Sara Cilano «Cosmopolismedia.it» 19-12-2015

“Mia sorella buttava masse d’acqua fredda senza passare neppure lo straccio, e lasciava che tutta l’umidità evaporasse in maniera spontanea”

 

Maurizio Salabelle scrive alla fine degli anni Ottanta questo primo romanzo pubblicato solo oggi, e per fortuna, da Quodlibet nella collana «Compagnia Extra». Nel frattempo altri romanzi sono stati pubblicati di questo scrittore/insegnante che ci ha lasciati troppo presto. La lingua italiana gioisce in ogni pagina di questo testo dove è impossibile cogliere una trama vera e propria. Sono pagine piene di inchiostro che vorresti non finissero mai, una scrittura limpida colma di fantasia, episodi tragici descritti talvolta con una comicità disarmante, surreale. La storia di una famiglia compressa in una cucina, odore di fritto e minestra, cene fredde consumate oppure no, claustrofobia, un grande tavolo che diventa luogo prediletto, luogo in cui si organizzano riunioni familiari per cercare di dare spiegazioni fantastiche all’anarchia che regna fra gli orologi della casa che creano ritagli di tempo, periodi bianchi: “Fino ad ora ogni minuto è durato il doppio delle altre volte… ma adesso, alle cinque, senza che nulla ci abbia avvertito o ci abbia messo in allarme, è accaduto che la giornata si è come compressa improvvisamente”. I componenti della famiglia soffrono di malattie inesistenti, ne cercano le cause e le eventuali soluzioni, un lavoro certosino che porta a conclusioni bislacche ma talvolta plausibili: “Per due mesi trascorremmo le giornate completamente privi di cognizione…recandoci ai gabinetti sempre occupati, che riuscivamo a ritrovare solo dopo aver fatto giri su giri, incontravamo visi anonimi…ma che presumevamo essere nostri parenti…”. Salabelle non è mai stato uno scrittore “mediatico” ma, per chi ha avuto il piacere di leggere i suoi testi, rimane una presenza viva, di grande impatto emotivo. Ecco perché questo suo primo/ultimo romanzo è così prezioso.

 

2015
Compagnia Extra
120x190
ISBN 9788874626397
pp. 168
€ 14,00 (sconto 15%)
€ 11,90 (prezzo online)