Giorgio Agamben, La coscienza politica, oggi

La coscienza politica, oggi

Che cosa definisce oggi la coscienza politica? Un’accorta coniugazione di rinuncia e speranza. Quando il suo Dio gli ordinò di sacrificare Isacco sulla montagna di Moriah, Abramo rinunciò senza riserve a suo figlio e, tuttavia – così almeno suggerisce Kierkegaard in Timore e tremore – da qualche parte nel suo cuore continuò a credere (la fede, si sa, non è che una forma di speranza) che Dio non gli avrebbe tolto Isacco, cui pure aveva una volta per tutte rinunciato. Così, nella situazione estrema in cui ci troviamo, una mente lucida non può che lasciare da parte i progetti, i piani e persino l’idea di una possibile felice comunità politica fra gli uomini e tuttavia, nello stesso istante in cui vi ha rinunciato, occorre che speri infallibilmente in ciò di cui ha dovuto fare a meno.
Rinuncia e speranza, idea e disinganno, Don Chisciotte e Sancho Panza convengono in una sola persona e si smentiscono e verificano a vicenda. Solo una speranza che, sgombrando il campo dalle pretestuose certezze di dogmi e ideologie, di chiese e partiti, si rivolga con tutte le sue forze a quanto ha appena dichiarato impossibile, potrà trovare la via d’uscita dall’assedio dei fatti e, colpendo il dominio nei suoi punti deboli, riottenere eventualmente l’inaspettato. E come nella città e nella sfera pubblica, così anche nella penombra dell’esistenza privata è possibile credere e sperare solo in quella felicità a cui si è saputo rinunciare.

10 ottobre 2023
Giorgio Agamben