Walter Benjamin, Che cos’è l’aura?

Walter Benjamin
Che cos’è l’aura?

Traduzione di Giorgio Agamben


L’esperienza dell’aura riposa sul trasferimento di una forma di reazione normale nella società al rapporto della natura con l’uomo. Chi è guardato o si crede guardato | leva lo sguardo | risponde con uno sguardo. Fare esperienza dell’aura di un fenomeno o di un essere significa accorgersi della sua capacità di | levare | rispondere con lo sguardo. Questa capacità è piena di poesia. Quando un uomo, un animale o un essere inanimato leva il suo sguardo sotto il nostro, per prima cosa ci attrae lontano; il suo sguardo sogna, ci trascina nel suo sogno. L’aura è il manifestarsi di una lontananza, per quanto vicina essa sia. Anche le parole hanno la loro aura: Kraus l’ha descritta con particolare precisione: «Quanto più da vicino si guarda una parola, tanto più lontano essa guarda a sua volta».
Nel mondo c’è tanta aura quanto vi rimane di sogno. Ma l’occhio desto non perde l’arte dello sguardo quando, in esso, il sogno si spegne. Al contrario, solo allora lo sguardo diventa davvero insistente. Cessa di assomigliare allo sguardo dell’amata che, sotto quello dell’amato, alza gli occhi, e comincia piuttosto a somigliare allo sguardo con cui il disprezzato risponde a quello di chi lo disprezza, l’oppresso a quello dell’oppressore. Da questo sguardo ogni lontananza è cancellata; è lo sguardo di chi si è svegliato da ogni sogno, della notte come del giorno. Tale disposizione dello sguardo può in determinate circostanze emergere in forma di massa. Ciò avviene quando la tensione fra le classi ha superato una certa soglia. Succede allora questo: a coloro che appartengono a una delle due classi – a quella dei dominatori o a quella degli oppressi – può apparire utile o anche allettante guardare gli appartenenti all’altra classe: ma l’essere oggetto di un tale sguardo viene percepito come sgradevole o anche pericoloso. Si produce così la disposizione a parare immediatamente lo sguardo del nemico di classe. Essa diventa una minaccia soprattutto da parte di coloro che costituiscono la maggioranza. Si arriva a una antinomia.
Le condizioni in cui vive la maggioranza degli sfruttati si allontanano sempre più da quelle che sono normali, o anche soltanto immaginabili dalla minoranza degli sfruttatori. {La posizione di questi ultimi è in ciò contraddittoria}. Quanto più cresce il loro interesse a controllare gli altri, tanto più precario diventa il suo appagamento. Davanti al proletariato al lavoro, coloro che godono i frutti di questo lavoro non osano farsi vedere già da molto tempo. Gli sguardi che in quei luoghi aspettano i loro sguardi indagatori minacciano di diventare sempre più malevoli. In una tale situazione diventa estremamente importante poter studiare in pace quelli che appartengono alle classi inferiori, senza essere studiati a propria volta. Una tecnica che permetta questo ha qualcosa di straordinariamente rassicurante, anche se può essere utilizzata variamente per altri scopi. Essa può a lungo dissimulare come sia diventato pericoloso vivere nella società umana. Senza il cinema la decadenza dell’aura si farebbe sentire in una maniera non più sopportabile.