Daniela Mazzoli, Silvio Orlando

Silvio Orlando
di Daniela Mazzoli


Certi giorni mi sento Silvio Orlando. Mi sento lo sguardo sperduto di uno che non trova i registi e le parti da recitare, anche se è pronto da sempre per una carriera come si deve. Quelli che gli si vede sempre il potenziale. E intanto guarda ogni uomo che passa come se fosse il suo padrone, mentre il guinzaglio gli pende dal collo più triste che mai. Come Silvio Orlando, che magari gli dicono di prepararsi e avere pazienza, e lui gli crede e comincia ad allenarsi, e soprattutto allena la speranza e ogni mattina combatte contro quel pensiero che si sveglia prima di lui per farlo incazzare e ricordargli che non cambierà mai niente, mai, ed è inutile che si impegni tanto. Nessuno che chiama, a cui varrebbe la pena rispondere ma se non c’è altro lui suo malgrado risponderebbe comunque. Perché poi lo sanno tutti che una cosa meno la fai meno la saprai fare quando servirà. E allora studia, legge, si interroga sui personaggi, imposta la voce e fa le prove allo specchio e comunque pur di restare vivi, nel frattempo che arriva il regista, il copione, il pubblico per cui lavorare, cerca come può di passare le giornate. Però lui lo sa che cos’è quell’altra cosa, perché c’è passato vicino, e poi non è nemmeno detto, magari è tutta una sua immaginazione che tende a ingigantire il peso, lo spessore degli eventi, mentre lui resta così goffo ad aspettare di essere visto e qualcuno da guardare, che tutto succeda insomma. E anche ricevere un cenno, come uno sparo alla partenza. Ma siccome questo non capita, magari perché le persone vogliono pensare che capiti sempre per caso e lui sta lì troppo attento e concentrato che non si potrebbe mai credere che è capitato come un’idea che viene in mente all’improvviso, allora ogni giorno sembra un’intera vita che passa invano e che la pioggia sia caduta sulla miccia e l’abbia spenta, considerando che c’è un solo fiammifero disponibile per ogni alba. Adesso, che non succeda niente di domenica uno se lo aspetta, è un deserto di sale per miglia. Ma il sabato invece, stracarico di promesse, sembra chissacché con tutte quelle ipotesi di cene, orari, appuntamenti, vestiti puliti, capelli lucenti, e la parola che darebbe significato a una serie infinita di anni e invece ecco qui, che penso alla faccia di Silvio Orlando e so che ha ragione lui, con quella faccia da cane sperduto e perplesso, ma non ci si può fare niente, perché forse quel personaggio lì qualcuno lo doveva pur fare.