Catalogo / note su porto marghera

note su porto marghera
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Conversazione tra lavoratori sulla situazione della Vetrocoke (1962-1963)
ISBN 0000000000015
2008, pp. 44
140x215, brossura
€ 7,00
Esaurito
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Il libro

Parecchi problemi contenuti in questo quaderno operaio, le cui vicende rimontano all’incirca a cinquant’anni fa in avanti, sembrano tuttora intricati. In realtà non è così, dal momento che c’è stato un tempo, in cui essi furono sotto molti aspetti districati, sollevati dalla rivolta quasi masanielliana (dunque si è già in ambito in qualche modo spinoziano, peculiare a TN) del luglio genovese del ’60, per poi intricarsi di nuovo, tanto che è appunto possibile affermare l’attualità di questa narrazione. Si penserebbe all’assurdo della condizione umana, la cui espressività è irrimediabilmente “messa tra parentesi” dalla sorda irrazionalità del mondo; solo che non il mondo in astratto si incarica di tenere sospeso, e rimettere in questa medesima sospensione, l’umano, laddove questo riesca mai a ormeggiarsi più o meno saldamente, ma quello che qui viene ancora chiamato “padrone”. Dunque, se si avrà l’impressione di trovarsi davanti a un mito – il mito della classe che può solo esaltare la sconfitta come significante per l’eternità – è solo in ragione di un blocco dell’espressività operaia, della formazione di una successività antagonista, nella quale sembra essere prevalente la teologia della disfatta e, specularmente, della ragionevolezza produttivistica.  
Nei testi di Toni Negri, trascurando, se possibile, l’aspetto dominante, teoretico, colpisce talora la qualità narrativa, particolarmente nelle prefazioni a ristampe di libri altrimenti introvabili, lì dove egli, spesso più efficacemente di un narratore di scuola, sa ricostruire il clima di anni importanti, di congiunture che hanno segnato la nostra epoca, disvelando momenti e situazioni affatto trascurati e invece decisivi. Ad esempio, quando racconta di come andò perso il primo capitolo del libro Macchina tempo, che gli era costato mesi di studio, di ricerche, di schedature, nel corso di una rivolta nel carcere di Trani, nel 1982, dove egli stesso si trovava recluso, e che in seguito riscrisse a memoria. Qui c’è forse, alla scaturigine, la spiegazione di questa sua proprietà, e sta tutta nel suo apprendistato operaio, nella sua lunga obbedienza (in quanto audire, ascoltare) alla classe – il dialogo fra Toni e Gigi, semplice e immediato (TN afferma che il redattore si è astenuto da qualsiasi forma di editing), ne fornisce un’indicazione preziosa.

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