Catalogo / Il braccio della poesia

Il braccio della poesia
Il sostegno e l’abbandono
ISBN 9788822900456
2017, pp. 96
115x190 mm, brossura
€ 10,00
€ 8,50 (prezzo online)
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Il libro

«Essa rimboccò rapidamente le maniche, e immerse tutte le braccia nude nella dolce umida frescura delle rose: in mezzo al mucchio di rose agitò le braccia, a lungo.»
Jens Peter Jacobsen

«In mezzo alle mie braccia, mi sono fatta un’altra.»
Paul Valéry

Una storia parziale.

IT. Benché adiacenti e cooperanti nell’anatomia umana, la mano e il braccio sono non raramente pensati e sentiti come divergenti, se non confliggenti, dalla letteratura. E, prima della letteratura, dal linguaggio stesso. Proprio le lingue che li nominano con una sola parola, rendono sensibile l’abisso che li separa, che può separarli, e che quella parola cerca di colmare, o di coprire. Intorno a questa semplice scoperta (le vere scoperte sono sempre semplici) gira il presente saggio. Esso ha radice in un momento particolare della mia storia personale: per dire addio ai miei studenti, non ho voluto sventolare la mano, ma ho voluto ricordare loro il potere del braccio della poesia, che sostiene e abbandona, forse nello stesso momento. Questo libro è perciò, anche, quello che è stato: una lezione. Il braccio della poesia non può essere visto concretamente se non come braccio nella poesia. Di qui gli esempi e le analisi. Il lettore noterà un infittirsi di “braccia” molto significative nel periodo che va dal 1850 al 1950. C’è un perché, una ragione. Mentre la civiltà occidentale veniva sempre più stretta nelle maglie delle formazioni reattive, la poesia ha mantenuto una zona libera da esse, contraria ad esse, rappresentabile nel braccio, che allora è un po’ come l’inconscio della fraterna e reattiva mano.

EN. Though adjoining and cooperating in human anatomy, the hand and the arm are not seldom felt and thought by literature as divergent, if not conflicting. And, before literature, by language itself. The very languages that name them with the one and same word make sensible the chasm which separates them, which may separate them, and that the one and same word tries to fill, or to conceal. Around this simple discovery (true discoveries are always simple) turns the present essay. It is rooted in a peculiar moment of my personal history: when taking leave from and saying farewell to my students, I didn’t want to wave my hand, but to remind them of the power of the arm of poetry, which sustains and abandons, perhaps at the same time. The present essay is therefore, also, what it has been: a lecture. In its concrete form, the arm of poetry cannot be seen and thought otherwise than as the arm in the poems. Hence the specimens with their analysis. The reader will observe that “arms”, and very important ones, thicken, with a new quality to them, in the lapse of time from 1850 to 1950. There is a reason for that. While western civilization was increasingly being caught in the meshes and coils of reactive structures, poetry has preserved a space free from them, antithetic to them, a space that can be well represented by the arm, which then appears somewhat like the unconscious of the brotherly and reactive hand.

Indice
  • Premessa
  • Il braccio della poesia. Il sostegno e l’abbandono
  • Note
  • Bibliografia
  • Abstract
  • Notizia biografica
L'autore
Giacomo Magrini

IT. Giacomo Magrini, recanatese, ha compiuto a Recanati i suoi studi fino a quelli universitari, svolti a Pisa e alla Scuola Normale Superiore. Dal 1976 al 2014 ha insegnato all’Università di Siena critica letteraria e letterature comparate. La sua formazione è composita. I suoi interlocutori principali e fondamentali sono stati Francesco Orlando, Franco Fortini e Cesare Garboli. Ha un alto concetto della critica letteraria, del suo compito e della sua missione. Pensa che essa debba essere scoperta, invenzione, e anche volontà di potenza. I suoi lavori si inscrivono in questa dimensione di pensiero: principalmente quelli sulla grande opera piccolo-borghese, sugli specialisti originari, sul racconto come gravidanza; ma anche quelli sul partitivo francese, sul verbo “recare” in rapporto a leopardi, sul “prono” e “supino”. Spera e si augura che anche questo sul braccio della poesia abbia la stessa portata.

EN. Born in Recanati in 1949, june 22, Giacomo Magrini has finished there his high school studies. Then he graduated at the University of Pisa and at the Scuola Normale Superiore. From 1976 to 2014 he taught Literary Criticism and Comparative Literature at the University of Siena. Francesco Orlando, Franco Fortini and Cesare Garboli have been his main masters and friends. He thinks that literary criticism, in order to attain its high aims, must be discovery, invention and will to power too. His writings witness this idea of literary criticism: especially those on the “great-oeuvre kleinbürgerlich”, on the originary specialists, on the short story as pregnancy; but also the ones on the French partitive, on the Italian verb recare in Leopardi’s poetry, on the phrases lying face downwards and lying face upwards (prono e supino). Giacomo Magrini hopes and wishes that the present essay on the arm of/in poetry make a contribution in the direction.

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