Catalogo / Amabili resti d’architettura

Amabili resti d’architettura
Frammenti e rovine della tarda modernità italiana
ISBN 9788822900609
2017, pp. 160
140x215 mm, brossura con bandelle, con illustrazioni bn
€ 18,00
€ 15,30 (prezzo online)
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Il libro

Il testo affronta la stagione architettonica del dopoguerra italiano da un punto di vista inusuale, ovvero attraverso lo studio dello stato attuale di alcune celebri costruzioni realizzate tra i primi anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Quelli che ora sono ruderi, abbandonati o in via di demolizione, furono edifici vitali, firmati dai maestri più importanti di allora. Questo paesaggio di rovine diventa oggi un utile e involontario catalogo ragionato, che consente di riflettere su alcune questioni cruciali di quel periodo: il rapporto tra architettura e politica, il ruolo degli architetti, e il paradosso tipico di quel tempo, ovvero il contrasto tra la radicalità teorica e la grossolanità delle costruzioni. Come osserva l’autrice, «nella stagione analizzata emerge infatti una distanza rilevante tra la produzione materiale e quella immateriale, visibile soprattutto nel risultato profondamente sbilanciato tra la fortuna critica di quanto è stato stampato rispetto agli esiti di quanto poi è stato costruito».
Giulia Menzietti, dunque, riattualizza questi «amabili resti» per collegarli operativamente agli inaggirabili problemi del nostro tempo: dall’interesse per lo scarto architettonico alla questione del patrimonio, dalla conservazione del contemporaneo alla gestione dell’eredità culturale di una generazione di «eroi» finora mai messa seriamente in discussione dal punto di vista del suo lascito materiale. L’Istituto Marchiondi di Vittoriano Viganò a Milano, il convento dei padri passionisti di Glauco Gresleri a Casalecchio di Reno, la colonia Enel di Giancarlo De Carlo a Riccione, il complesso Marchesi di Luigi Pellegrin a Pisa, il Teatro Popolare di Sciacca di Giuseppe e Alberto Samonà, la Casa dello Studente di Giorgio Grassi e Antonio Monestiroli a Chieti, la chiesa di Ludovico Quaroni a Gibellina, la stazione di San Cristoforo di Aldo Rossi e Gianni Braghieri a Milano, il palasport di Vittorio Gregotti a Cantù – tutte queste realizzazioni non vengono qui osservate soltanto come testimonianze di un passato recente, ma vengono anche reinterpretate come frammenti di una nuova geografia del riuso, facendone forse le uniche «nuove terre» della progettazione architettonica nel nuovo secolo.

«Per riciclo non si intende solo una strategia etica e quantitativa ma anche e soprattutto la base per la definizione di un’estetica finalmente postmoderna, fondata cioè sulla scelta di lavorare sempre su una tabula non rasa».
Pippo Ciorra

Alcune pagine
Indice
  • Pippo Ciorra, Prefazione
  • 1. Archeologia del presente
    • 1. Metodologie
    • 2. Continuità e crisi
  • 2. Amabili resti
    • 1. Istituto Marchiondi Spagliardi. Vittoriano Viganò, Milano, 1954-1957
    • 2. Centro studi e convento dei padri passionisti. Glauco Gresleri, Ceretolo di Casalecchio di Reno, 1957-1971
    • 3. Colonia estiva Enel-Sip. Giancarlo De Carlo, Riccione, 1961-1963
    • 4. Complesso Marchesi. Luigi Pellegrin, Pisa, 1972
    • 5. Teatro Popolare di Sciacca. Giuseppe e Alberto Samonà, Sciacca, 1976
    • 6. Casa dello Studente. Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, Chieti, 1976
    • 7. Chiesa Madre. Ludovico Quaroni, Gibellina, 1980-2010
    • 8. Stazione di San Cristoforo. Aldo Rossi, Gianni Braghieri, Milano, 1983-1989
    • 9. Palasport Cantù. Vittorio Gregotti, Cantù, 1987-1992
  • 3. Astrazione vs realtà
    • 1. Utopie
    • 2. Progetti come immagini
    • 3. Architettura e potere
  • 4. Heritage
    • 1. Tutela
    • 2. Demolizione
    • 3. Re-cycle
    • 4. Rovine o resti?
L'autore
Giulia Menzietti

Giulia Menzietti è architetto, docente presso l’Università degli Studi di Camerino e dottore di ricerca all’interno del Programma Internazionale Villard d’Honnecourt dell’Università Iuav di Venezia. Ha curato TRUE-TOPIA. Città adriatica riciclasi (Aracne, 2014) e, con Alberto Bertagna e Sara Marini, Memorabilia. Nel paese delle ultime cose (Aracne, 2015).

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