Catalogo / Imparare da Las Vegas

Imparare da Las Vegas
Il simbolismo dimenticato della forma architettonica
A cura di Manuel Orazi
Traduzione di Maurizio Sabini
ISBN 9788822901392
2018, pp. 232
167x240 mm, brossura con bandelle, illustrazioni a colori e bn
€ 25,00
€ 21,25 (prezzo online -15%)
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Il libro

«Imparare dal paesaggio circostante è, per un architetto, un modo di essere rivoluzionario... L’archetipica Los Angeles sarà quindi la nostra Roma, e Las Vegas la nostra Firenze».

Quando questo libro venne pubblicato nel 1972 scatenò immediatamente un vero e proprio putiferio: che cosa mai si può imparare da Las Vegas, la valvola di sfogo organica al puritanesimo americano nonché il territorio legalizzato gestito per anni dalle peggiori mafie del paese tanto da suggestionare il cinema, da Il padrino di Coppola a Casinò di Scorsese? Forse a giocare d’azzardo, frequentare prostitute e gigolò, a bere, mangiare e fumare smodatamente magari ascoltando canzonette come Viva Las Vegas di Elvis Presley, ovvero a soddisfare qualunque basso appetito in modo legale? Venturi, Scott Brown e Izenour decisero semplicemente di studiare da vicino una città che era cresciuta a una velocità mai vista prima nel bel mezzo del deserto del Mojave come una "città miraggio". I cartelloni pubblicitari illuminati dal neon e la sua bassissima densità urbana lasciavano immaginare che Las Vegas fosse il primo esemplare di città virtuale – specie di notte – tanto che Tom Wolfe, in uno dei suoi primi reportage, scrisse che «le insegne sono diventate l’architettura di Las Vegas» anticipando di fatto la teoria progettuale dei «decorated shed» qui avanzata dalla coppia di Filadelfia. In realtà in pochi decenni la capitale del vizio, nota anche come Sin City, si trasformerà in una città molto più tradizionale circondata da campi da golf, ma questo studio resta paradigmatico perché gli autori hanno avuto il coraggio di guardare negli occhi il drago del capitalismo trionfante a scala urbana, gettando luce per la prima volta su alcune delle forze che sono alla base delle trasformazioni più dirompenti anche delle vecchie città europee, dallo sprawl al junkspace: l’uso di massa dell’automobile, della cartellonistica pubblicitaria a neon, l’uso commerciale di nuove tipologie architettoniche come il fast food, il drive in, lo shopping mall etc. Giancarlo De Carlo, con un intuito fuori dal comune, ha scritto poco prima della pubblicazione del libro che la scoperta di Las Vegas e la sua interpretazione in chiave pop sono due fatti che hanno «allargato lo spettro della comunicazione umana perché hanno introdotto nell’uso comune alcune forme di espressione che sino ad allora erano state considerate irrilevanti o addirittura esecrabili [...] La scoperta della trivialità, d’altra parte, rappresenta soprattutto un’ultima scrollata dissacrante al vecchio principio secondo il quale l’Arte è rappresentazione del Bello».

Alcune pagine
Indice
  • Denise Scott Brown e Robert Venturi, Prefazione alla prima edizione
  • Denise Scott Brown, Prefazione alla seconda edizione
  • Parte prima. Un significato per i parcheggi A&P, ovvero imparare da Las Vegas
  • Un significato per i parcheggi A&P, ovvero imparare da Las Vegas
  • Valori commerciali e metodi commerciali
  • I cartelloni pubblicitari sono quasi ok
  • Architettura come spazio
  • Architettura come simbolo
  • Simbolo nello spazio prima che forma nello spazio: Las Vegas come sistema di comunicazione
  • L’architettura della persuasione
  • Lo spazio vasto nella tradizione storica e in A&P
  • Da Roma a Las Vegas
  • Mappe di Las Vegas
  • Main street e la Strip
  • Sistema e ordine sulla Strip
  • Cambiamento e permanenza sulla Strip
  • L’architettura della Strip
  • L’oasi interna
  • L’illuminazione di Las Vegas
  • La monumentalità architettonica e lo spazio ampio e basso
  • Gli stili di Las Vegas
  • Le insegne di Las Vegas
  • Inclusione e ordine difficile
  • Immagine di Las Vegas: inclusione e allusione in architettura
  • Note per il corso di progettazione architettonica
  • Parte seconda. Architettura brutta e ordinaria, ovvero lo shed decorato
  • Alcune definizioni con il metodo comparativo
    • La papera e lo shed decorato
    • Decorazione dello shed
    • Associazioni implicite ed esplicite
    • Eroico e originale, ovvero «brutto e ordinario»
    • Ornamento: insegne e simboli, denotazione e connotazione, araldica e fisiognomica, significato ed espressione
    • L’architettura noiosa è interessante?
  • Precedenti storici e non: verso un’architettura antica
    • Simbolismo storico e architettura moderna
    • La cattedrale come papera e shed
    • Evoluzione simbolica a Las Vegas
    • Il Rinascimento e lo shed decorato
    • L’eclettismo del XIX secolo
    • Ornamento moderno
    • Ornamento e spazio interno
    • La Strip di Las Vegas
    • Lo sprawl urbano e la megastruttura
  • Teoria del brutto e dell’ordinario e teorie analoghe e contrarie
    • Origini e ulteriori definizioni di brutto e ordinario
    • Brutto e ordinario come simbolo e stile
    • Contro le papere, ovvero il brutto e l’ordinario contro l’eroico e l’originale, ovvero pensare in piccolo
    • Teorie del simbolismo e dell’associazione in architettura
    • Firmitas + UtilitasVenustas: l’architettura moderna e il vernacolo industriale
    • Iconografia industriale
    • Lo styling industriale e il modello cubista
    • Simbolismo non riconosciuto
    • Da La Tourette a Neiman-Marcus
    • Formalismo servile ed espressionismo articolato
    • Articolazione come ornamento
    • Spazio come Dio
    • Megastrutture e controllo progettuale
    • Zelo tecnologico mal riposto
    • Quale rivoluzione tecnologica?
    • Immaginario preindustriale per un’era postindustriale
    • Da La Tourette a Levittown
    • Architettura della maggioranza bianca silenziosa
    • Architettura sociale e simbolismo
    • Architettura di alta progettazione
  • Conclusione
  • Appendice. sui comitati di controllo dei progetti e le commissioni per le belle arti
  • Robert Venturi e Denise Scott Brown, Postfazione. Las Vegas dopo la sua età classica
  • Manuel Orazi, Las Vegas, capitale del XX secolo
  • Nota del traduttore
  • Fonti iconografiche
Robert Venturi

Robert Venturi (Filadelfia, 1925) si è formato negli USA e presso l'Accademia Americana  di Roma, lavorando inoltre presso lo studio professionale di Eero Saarinen e Louis Kahn. E' noto soprattutto grazie al suo manifesto del 1966 Complessità e contraddizioni in architettura (Dedalo, Bari 1980) che ha riportato al centro del dibattito il tema della forma in architettura. Dagli anni '60 vive e lavora stabilmente a Filadelfia insieme con sua moglie, Denise Scott
Brown. Nel 1991 è stato insignito del prestigioso Pritzker Prize.

Denise Scott Brown

Denise Scott Brown, architetto e urbanista sudafricana formatasi a Johannesburg e poi a Londra negli anni ’50, durante la gestazione della prima cultura Pop elaborata dall’Independent Group di Reyner Banham, Alison e Peter Smithson. Ha insegnato nelle università di Penn, UCLA e Yale. Dalla fine degli anni ’50 vive e lavora a Filadelfia dove è socio dello studio Venturi, Scott Brown & Associates. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Maniera del moderno, a cura di G. Vaccaro, (Laterza, Roma Bari 2000) scritto insieme con Robert Venturi, e Having Words (Architectural Association, London 2009).

Steven Izenour

Steven Izenour (1940-2001), architetto, ha lavorato a lungo a Filadelfia nello studio VSBA. E' autore inoltre di alcuni studi sull'architettura vernacolare americana come il libro fotografico White Towers (MIT Press, Cambridge Mass. 1981) scritto insieme con Paul Hirshorn.

Pubblicazioni dell'autore
Robert Venturi, Denise Scott Brown, Steven Izenour

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