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Sono geloso di questa città
Giancarlo De Carlo e Urbino
ISBN 9788822902580
2018, pp. 168
140x215 mm, brossura con bandelle, illustrazioni bn
€ 19,00
€ 16,15 (prezzo online -15%)
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Il libro

Questo libro racconta l’avventura dei primi vent’anni di lavoro di Giancarlo De Carlo a Urbino, una città che è stata per lui non solo il luogo dei suoi capolavori, ma anche una compagna di vita.
A partire dalla metà degli anni Cinquanta, la Giunta comunale urbinate – guidata dal sindaco Egidio Mascioli – e il rettore dell’Università, Carlo Bo, lavorano insieme all’elaborazione di un progetto di rilancio economico della città affidato interamente al potenziale culturale dell’Ateneo. A Giancarlo De Carlo è assegnato il compito di tradurre tale programma in forme architettoniche, ampliando le strutture dell’istituzione, sia all’interno sia all’esterno del tessuto storico.
Forte della discussione internazionale sviluppatasi intorno ai CIAM, i suoi interventi fanno di Urbino uno dei più significativi esempi di città-campus mai progettati in Italia nel XX secolo: lo sviluppo dell’Università coincide, cioè, con la crescita della città.
Attraverso documenti inediti, il libro fa emergere la figura di un architetto che non si limita a tradurre in volumi e spazi i desiderata di un committente illuminato, ma li incastona in una strenua difesa del la propria idea di città, confrontandosi anche con fenomeni inediti come la contestazione studentesca – alla base del suo pamphlet del ’68, La piramide rovesciata, incentrato sull’esigenza di un rinnovamento dell’architettura per una più intensa partecipazione degli studenti alle trasformazioni strutturali della società. Ma sono soprattutto le vicende relative al Piano Regolatore (1954-1964), al primo brano dei collegi universitari sul colle dei Cappuccini (1960) e alla Facoltà di Magistero (1968), quelle che ci fanno capire come De Carlo avesse acquisito in quegli anni un’autorevolezza tale da consentirgli di guidare lui stesso la trasformazione culturale della città, divenendone il principale interprete. E non tralasciava nessuna occasione per ribadirlo: «Sono geloso di questa città al punto da non poter dormire la notte se altri la guardano con speranze possessive o, peggio, se le mettono le mani addosso senza capire la sua natura».

Indice
  • Premessa
  • 1. La costruzione di un’idea di città
    • L’architetto, il rettore e il sindaco
    • Un’Amministrazione “consenziente” (1953-1960)
    • Analisi del centro storico
    • La città futura
    • L’arringa finale: l’adozione del PRG
  • 2. Una casa e una città. Il Collegio del Colle
    • «Situata in posto remoto fuore e non molto distante dalla città»
    • Il CIAM di Otterlo
    • «La tua vita cambia e la causa è l’architettura»
    • “Una riunione come le altre”: il Team X a Urbino
    • Urbanizzare l’area 3. Il labirinto dove non ci si perde mai. La Facoltà di Magistero
    • Santa Maria della Bella
    • Urbino crolla
    • «Se si interpreta la legge ponte in un certo modo»
    • «Demolition d’un mur»
    • Alludere alla Storia
    • Il Sessantotto
  • Archivi
  • Ringraziamenti
  • Indice dei nomi
L'autore
Lorenzo Mingardi

Lorenzo Mingardi ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica all’Università Iuav di Venezia nel 2016. Attualmente è borsista presso la Fondazione Ragghianti di Lucca e insegna all’Università degli Studi di Firenze. Su Giancarlo De Carlo ha scritto numerosi contributi e ha curato le mostre Moltiplicare la narrazione (2015) e Forme di corrispondenza (2016) all’Università Iuav di Venezia.

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