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Contro il metodo in architettura
Episodi e temi dell’Architectural Association 1968-1982
ISBN 9788822903730
2019, pp. 232
140x215 mm, brossura con bandelle, illustrazioni a colori
€ 22,00
€ 18,70 (prezzo online -15%)
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Il libro

Indubbiamente, l’Architectural Association degli anni Settanta ha segnato un passaggio di paradigma per le scuole di architettura, ricoprendo per le ultime avanguardie del Novecento il ruolo svolto dalla Bauhaus per le avanguardie moderne.
Come tutte le Facoltà di Architettura, anche l’Architectural Association degli anni qui trattati – che vanno dalla grande rivolta studentesca fino all’inizio del thatcherismo – ha dovuto creare una fictio, un racconto sulla realtà fuori dalle proprie mura, che col passare degli anni si sarebbe inverato nel futuro dei suoi studenti. Mentre nello stesso periodo la simulazione degli scenari futuri nelle scuole di architettura scommetteva per lo più su una palingenesi che avrebbe portato al socialismo, la narrazione dell’Architectural Association è risultata – volontariamente o meno – quella storicamente più realistica, prevedendo l’affermazione del neoliberismo globale e l’urbanizzazione del mondo.
Il volume espone una “storia per temi” della scuola londinese, diretta dal 1971 da Alvin Boyarsky. È un’indagine sulla genealogia dell’architettura contemporanea, in cui compaiono molti protagonisti della scena globale attuale – fra gli altri, Peter Cook, Elia Zenghelis, Rem Koolhaas, Bernard Tschumi, Daniel Libeskind, Zaha Hadid – nella veste di giovani insegnanti o studenti. La scena è, fisicamente, un piccolo edificio nel quartiere londinese di Bloomsbury, adattato a Facoltà. Nelle sue stanze si discute su come una nuova architettura radicale possa prendere forma dalla crisi culturale e professionale del decennio successivo al fatidico ’68. A emergere, ancor prima che i nomi dei protagonisti, è un nuovo atteggiamento – tanto pragmatico quanto disinvoltamente asistematico – nel modo di concepire il rapporto tra architettura, città e pubblico: «una scuola senza formula, senza metodo, e senza una visione collettiva» secondo Di Robilant, sorprendentemente in linea con le tesi del libro di Paul Feyerabend, Contro il metodo (1975). Da questa scuola è uscita l’idea, ancora egemone, di un’architettura globale e “metropolista”.

Indice
  • Premessa
  • Introduzione
  • Contro il metodo in architettura
    • I. Una scuola di architettura londinese
      • 1. Fondazione ed esordi
      • 2. Il diciannovesimo secolo
      • 3. Il primo trentennio del ventesimo secolo
      • 4. Tra dissidenza e potere
      • 5. Gli anni Trenta e la New Architecture
      • 6. L’auto-rappresentazione della scuola
    • II. Un avvio mancato. Le trattative per l’ingresso dell’Architectural Association nell’Imperial College of Science and Technology (1962-1970)
      • 1. La tentazione tecnocratica
      • 2. Gli amanti diversi
      • 3. Del come e del perché ci si abbandona all’altare
    • III. Un trasferimento mancato. Il concorso senza esito per la nuova sede dell’Architectural Association (1969)
      • 1. Preparativi per un trasloco
      • 2. Dove, come, quanto e quando
      • 3. La casa di Adamo a South Kensington
    • IV. Un avvio effettivo. La crisi e la rifondazione dell’Architectural Association (1970-1971)
      • 1. Come sopravvivere a Londra, da soli e senza soldi
      • 2. Come gestire un vuoto di potere
      • 3. Deus ex summer: l’arrivo di Alvin Boyarsky e la Summer Session ’71
      • 4. Il Boeing 747 e le città globali: un nuovo jet set per l’architettura
    • V. Centoventicinque anni di sperimentazione didattica. La prima celebrazione ufficiale del nuovo corso (1973-1975)
      • 1. Rifare l’A.A.
      • 2. Prove per un ritratto di gruppo con manifesto
      • 3. Ritratto di gruppo con manifesto
    • VI. Il “sistema periodico”. La nuova divulgazione della didattica dell’Architectural Association (1973-1975)
      • 1. E Pluribus Unit: il sistema delle Units
      • 2. Portrait of the architect as a young man
    • VII. Le voci della polemica. Pubblicazioni indipendenti all’Architectural Association e centralizzazione delle politiche editoriali (1968-1982)
      • 1. Trilogia delle voci perdute: «Newsheet», «Ghost Dance Times», «AAQ»
      • 2. La breve vita di «Newsheet» (1971-1973)
      • 3. La brevissima vita di «Ghost Dance Times» (1974-1975)
      • 4. La chiusura di «AAQ» e la pubblicazione di «AA Files»
    • Post-delineatum, in forma di meta-progetto
    • L’Archivio dell’A.A.
    • Bibliografia
L'autore
Manfredo di Robilant

Manfredo di Robilant, architetto, è stato associato alla ricerca della XIV Biennale di Architettura di Venezia, per cui ha curato i libri su Ceiling e Window (Marsilio-La Biennale, Venezia 2014). Ha conseguito il dottorato in Storia dell’architettura presso il Politecnico di Torino ed è stato Visiting Scholar al Centre Canadien d’Architecture di Montréal. È ricercatore in Progettazione architettonica al Politecnico di Torino. Ha insegnato alla Domus Academy e tenuto lezioni alla Washington University di Saint Louis, all’Institut für Kunstwissenschaft di Brema, allo Strelka Institute di Mosca, alla Harvard GSD di Cambridge (Massachusetts). Ha scritto per «Il Giornale dell’Architettura», di cui è stato assistente alla direzione, e anche per «Arch+», «Baumeister», «Domus», «Log», «World Architecture». Condivide con Giovanni Durbiano e Alessandro Armando lo studio DAR-architettura. Per Quodlibet ha curato il libro di Rem Koolhaas, Singapore Songlines. Ritratto di una metropoli Potemkin… o trent’anni di tabula rasa (2010).

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