Catalogo / Aperture all’immaginario

Aperture all’immaginario
Tra archeologia africana e incertezze
ISBN 9788822909299
2017, pp. 184
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Il libro

Traendo frutto dalla sua lunga esperienza nel campo dell’archeologia africana, l’autore propone qui una nuova via metodologica all’interpretazione delle tracce materiali lasciate dalle più antiche culture. A essere ripensato, nei suoi metodi di lavoro ma soprattutto nel modo di guardare le testimonianze del passato, è proprio il mestiere dell’archeologo, nel suo confronto con le testimonianze “dimenticate” – dell’uomo preistorico, ma anche dell’uomo contemporaneo.
È un approccio che tiene conto delle tracce “immateriali”, più difficili da cogliere, ma inestimabili, pur nella loro fondamentale “incertezza”, per chi ambisca a restituire una dimensione sensoriale più estesa alla ricostruzione del passato. Solo così è possibile ascoltare il racconto che anche i più modesti reperti – odorosi di fumo, di cibo e di terra – custodiscono, rivelando, al pari dell’arte, le tracce dell’“archeologia della bellezza” celata nell’immenso giacimento dell’umana quotidianità, anche in quella di un lontano passato senza memoria scritta. L’esperienza dell’invisibile e dei residui fantasmatici dell’uomo preistorico, inoltre, risulta di grande utilità materiale per l’antropologo, che può infatti riconoscere nel presente, in alcune abitudini e atteggiamenti – pratici quanto mentali – delle tribù del deserto, gli echi di un’antichità immemoriale.

Alcune pagine
Indice
  • Prefazione di Gaetano Roi
  • Aperture all’immaginario
    • Introduzione
    • Taouardei
    • Archeologia della bellezza. Taouardei, «città invisibile nel deserto»
    • Liberare l’arte rupestre (quasi un manifesto)
    • Conversazione con le pitture rupestri di Jago (Eritrea)
    • Le pitture rupestri di Sullùm Ba’attì in Eritrea: un approccio alla visione partecipativa
    • Il «sapore» dell’arte rupestre: dialogo, interazione e consumo in alcuni esempi dall’Eritrea
    • Eritrea. Viaggio nel paesaggio dell’arte rupestre
    • I bovidi rampanti di Zeban Onà Libanòs II
    • Paleolitofonie
    • Il Tempo Antropologico come manufatto
    • Effimeri! Una fusaiola di bosco dalla Ciociaria
    • Le pintaderas preistoriche e l’epidermide contemporanea
    • Incisioni «rupestri» sull’anfiteatro di El-Jem (Tunisia)
    • La «scrittura orale». Ideali e visioni nelle tracce urbane di C.T. (Carlo Torrighelli)
  • Nota ai testi
  • Riferimenti bibliografici
L'autore
Giulio Calegari

Giulio Calegari, architetto, è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. È responsabile della Sezione di Paletnologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, socio fondatore e responsabile scientifico del settore archeologico del Centro Studi Archeologia Africana, per cui ha curato le spedizioni archeologiche dal 1983. Dirige il periodico «Archeologia Africana – Saggi occasionali». Dagli anni ’60 ha sviluppato una ricerca artistica a carattere performativo sovente ricondotta alla sfera “antropologica”, proposta in ambiti prettamente scientifici piuttosto che in gallerie o luoghi deputati all’arte.

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