Sembra che riusciamo a definire noi stessi solo contrapponendoci ad altro. Il conflitto è l’ultima mediazione che siamo disposti a riconoscere. Cadute le identità e le appartenenze tradizionali, un noi collettivo sorge solamente dall’avere avversari comuni. Sappiamo in effetti, almeno da Machiavelli, che il conflitto produce: ordini, istituzioni, forme. E tuttavia è da tempo che non sperimentiamo più questa produttività: il conflitto, latente o conclamato, praticato o mimato, si è fatto rumore sordo, dissidio inerte. Forse perché anche la filosofia ha pensato che potesse bastare a se stesso, che dovesse solo manifestarsi o decidere, e che ogni potere da esso fabbricato fosse neutralizzante o repressivo. Interrogando alcune tra le teorie che hanno formato l’immagine contemporanea dell’antagonismo politico – da Schmitt ad Arendt, da Althusser a Foucault – questo volume mostra come ogni conflitto abbia una geometria e come la sua produttività e il suo orientamento dipendano da una messa in forma. Il che è possibile solamente connettendo la sua forza agonistica al tutto, ai determinismi dell’economia e della società. In questo modo, la non-corrispondenza tra politica e società potrà forse riattivare la capacità del conflitto di trasformare la nostra storia.
Francesco Marchesi, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, si occupa del rapporto tra politica e storia tra prima modernità, in particolare nell’opera di Niccolò Machiavelli, e pensiero contemporaneo. Ha scritto: Riscontro. Pratica politica e congiuntura storica in Niccolò Machiavelli (Quodlibet, 2017) e Cartografia politica. Spazi e soggetti del conflitto in Niccolò Machiavelli (Olschki, 2018). Ha curato: Crisi dell’immanenza. Almanacco di Filosofia e Politica 1 (con Mattia Di Pierro, Quodlibet, 2019) e Istituzione. Almanacco di Filosofia e Politica 2 (con Mattia Di Pierro ed Elia Zaru, Quodlibet, 2020).