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Alcune riflessioni sulla filosofia dell'hitlerismo

Introduzione di Giorgio Agamben

Con un saggio di Miguel Abensour

Traduzioni di Andrea Cavalletti e Stefano Chiodi

ISBN 9788822922045
2024, pp. 112
140x220 mm, brossura
€ 13,00
€ 12,35 (prezzo online -5%)
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Il libro

In questo saggio, uscito nel 1934 sulla rivista «Esprit», uno dei grandi pensatori ebrei di questo secolo si misura con il fenomeno nazista «pressappoco all’indomani dell’arrivo di Hitler al potere». Prescindendo audacemente dagli ovvi cerimoniali di condanna nei confronti di un regime che già si palesava in tutta la sua ferocia e dal facile scherno per la rozzezza degli «hitleriani», Levinas si sofferma, con una lucidità forse ancor oggi impareggiata, sul «risveglio di sentimenti elementari» che caratterizza l’hitlerismo, e che ne fa un oggetto privilegiato dell’indagine filosofica. «Perché i sentimenti elementari – scrive in apertura – racchiudono una filosofia; esprimono la prima attitudine di un animo di fronte all’insieme del reale e al suo destino. Predeterminano o prefigurano il senso della sua avventura nel mondo». Levinas insiste sulla contiguità di tale filosofia con le postazioni più avanzate del pensiero contemporaneo, da cui proprio in quegli anni – in virtù di una visione radicalmente nuova della natura umana – giungeva uno scacco irrevocabile all’universalismo cristiano e al liberalismo idealista, cioè alle due strategie elaborate dall’uomo europeo per sentirsi libero rispetto alla sua contingenza storica e corporea. È possibile che le acquisizioni filosofiche dell’epoca, per un verso così feconde da alimentare il cammino del pensiero fino a oggi, covino in seno costitutivamente il seme di fenomeni così aberranti e catastrofici? E in che senso oggi dovremmo sentircene ormai al riparo?

Indice
  • Introduzione, di Giorgio Agamben
  • Prefazione del 1990
  • Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo
  • Il «Male elementale» , di Miguel Abensour
  • Indice dei nomi
L'autore
Emmanuel Levinas

Emmanuel Levinas (Kaunas, 12 gennaio 1905 - Parigi, 25 dicembre 1995) è un filosofo francese di origine lituana. Nel brano autobiografico che segue, tratto da Difficile libertà (1963-1976), egli traccia il percorso della propria formazione.
«Fin dalla tenera età, la Bibbia ebraica, in Lituania, Puskin e Tolstoj, la rivoluzione russa del ’17 vissuta a undici anni in Ucraina. Dal 1923, l’Università di Strasburgo dove insegnavano allora Charles Blondel, Halbwachs, Pradines, Carteron e, più tardi, Guérolt. L’amicizia di Maurice Blanchot e, tramite i maestri che erano stati adolescenti al tempo dell’affare Dreyfus, spettacolo, per un nuovo venuto abbagliante, di un popolo che eguaglia l’umanità e d’una nazione [la Francia] cui ci si può legare nello spirito e nel cuore tanto fortemente quanto ci si sente legati per discendenza. Soggiorno nel 1928-29 a Friburgo e iniziazione alla fenomenologia già cominciata un anno prima con Jean Hering. Alla Sorbona, Léon Brunschvicg. L’avanguardia filosofica alle serate del sabato da Gabriel Marcel. L’affinamento intellettuale – e anti-intellettualista – di Jean Wahl e la sua generosa amicizia ritrovata dopo una lunga prigionia in Germania; dal 1947 conferenze regolari al Collegio filosofico che Jean Wahl aveva fondato e di cui era animatore. Direzione della centenaria Scuola Normale Israelitica Orientale… Comunità di vita quotidiana col dottor Henri Nerson, frequentazione di M. Chouchani, maestro di gran prestigio – e senza pietà – di esegesi del Talmud. Conferenze annuali, dal 1957, sui testi talmudici, ai Colloqui internazionali degli intellettuali ebrei di Francia. Tesi di dottorato in Lettere nel 1961, docenza all’Università di Poitiers, poi dal 1967 all’Università di Parigi-Nanterre e infine dal 1973 alla Sorbona. Questa varia elencazione è una biografia. Essa è dominata dal presentimento e dal ricordo dell’orrore nazista».

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