Catalogo / Poetica della relazione

Poetica della relazione
Poetica III
Traduzione di Enrica Restori
ISBN 9788874620241
2007, pp. 216
160x225 mm, brossura con bandelle
€ 20,00
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Il libro

«Noi reclamiamo per tutti il diritto all’opacità».
Nato nel 1928 a Sainte-Marie (Martinica), Édouard Glissant ha fatto della sua «antillanità» il fulcro di una complessa riflessione sulla Relazione. Attraversando (nell’impegno politico personale) e superando (sul piano teorico) la lotta anti-colonialista, l’autore non si è però arenato sulle comode secche del «post-colonialismo» accademico; nel testo che qui presentiamo, facendo leva sulla discontinuità antropologica del cosmo-piantagione, egli ha osato così ridiscutere, proprio a partire da questa istituzione dello sfruttamento, le paradossali opportunità derivanti dall’incontro e dallo scontro tra le culture.
Per Édouard Glissant, sono proprio i Caraibi il luogo in cui la Relazione si manifesta con più splendore. Il Mediterraneo è un «mare che concentra», un mare interno, circondato dai continenti, dove l’Antichità greco-latina ed ebraica, quindi l’espansione islamica, hanno generato il pensiero dell’Uno e hanno dato origine a millenarie «comunità ataviche», che rivendicano la legittimità del possesso di una terra trasformata in territorio la cui identità, ruota cioè attorno a una radice. I Caraibi, all’opposto, sono luogo di incontro e di passaggio in «un mare che diffrange», che dà luogo a «culture composite nate dalla creolizzazione», legate «al vissuto cosciente e contraddittorio dei contatti fra culture», e votate a circolare da nomadi nel caos-mondo; proprio nel nuovo significato che assume qui l’identità, Glissant cerca di rintracciare un modello vivente della Relazione.
La Relazione si allaccia nell’incontro con l’altro, con l’estraneo, riconosciuto come tale. Ma riconoscere non è sinonimo di comprendere. «Comprendere» implica l’idea di prendere con sé, di stendere le braccia per cogliere e trascinare a sé, dunque di ridurre alla trasparenza e rifondere nell’Uno. La messa in relazione acconsente all’opacità, ovvero sa riconoscere che il mondo esiste nei sapori della complessità multipla. «Chiamiamo dunque opacità ciò che protegge il Diverso». L’opacità è condizione necessaria della Relazione. «Il consenso generale alle opacità particolari è il più semplice equivalente della non-barbarie». «Estetica della terra? Nella polvere famelica delle Afriche? Nella melma delle Asie inondate? Nelle epidemie, negli sfruttamenti occultati, nelle mosche ronzanti sulla pelle dei bambini scheletriti? Nel silenzio ghiacciato delle Ande? Nelle piogge che sradicano le favelas e le bidonville? Nella pietraia e nella boscaglia dei bantustan? Nei fiori attorno al collo e negli ukulele? Nelle baracche di fango che coronano le miniere d’oro? Nelle cloache delle città? Nell’aria sconvolta delle terre aborigene? Nei quartieri a luci rosse? Nell’ebbrezza del cieco consumo? Nel cappio? Nella capanna? Nella notte senza illuminazione?
Sì. Ma estetica del rovesciamento e dell’intrusione. Trovare dei febbrili equivalenti per l’idea “ambiente” (che io preferisco chiamare “l’intorno”) e per l’idea “ecologia”, che sembrano così oziose in questi paesaggi della desolazione. Immaginare forze che sanno di brace e di sciroppo dolce, per l’idea di amore della terra, che è così ridicola, o che spesso fonda intolleranze tanto settarie.
Estetiche della rottura e del raccordo.
Poiché questo è l’essenziale, e si è detto quasi tutto quando si è fatto notare che non si tratterebbe in nessun caso di trasformare nuovamente una terra in territorio. Il territorio è una base per la conquista. Il territorio esige che vi si pianti e vi si legittimi la filiazione. Il territorio si definisce per i suoi limiti, che bisogna estendere. Una terra è ormai senza limiti. Per questo vale la pena di difenderla da ogni alienazione». – É. G.

Indice
  • Una nuova regione del mondo (Nota all’edizione italiana)
  • Immaginario
  • Avvicinamenti.
    • La barca aperta
    • L’erranza, l’esilio
    • Poetiche
    • Un’erranza radicata
  • Elementi. Ripetizioni: L’estensione e la filiazione
    • Luogo chiuso, parola aperta
    • Di un barocco mondializzato
    • Dell’informazione della poesia
  • Strade. Creolizzazioni: Dettare, decretare
    • Costruire la Torre
    • Trasparenza e opacità
    • La spiaggia nera
  • Teorie. Relazione: Il Relativo e il Caos
    • Gli scarti determinanti
    • Ciò che ciò che
    • Collegato (ritrasmesso), riportato
  • Poetica. Generalizzazione: Ciò che essendo ciò che non è
    • Per l’opacità
    • Cerchio aperto, Relazione vissuta
    • La spiaggia ardente
  • Note in forma di luoghi comuni
  • Riferimenti
L'autore
Édouard Glissant

Édouard Glissant è nato in Martinica il 21 settembre 1928, a Sainte-Marie, nel nord dell’isola ed è morto a Parigi il 3 febbraio 2011. Al liceo Shoelcher di Fort-de-France sarà allievo di Aimé Césaire, che lo inizierà al surrealismo, a Rimbaud e ai primi fermenti della négritude. Lascia la sua isola natale per proseguire gli studi a Parigi, alla Sorbona: sono anni di incontri preziosi, come quello con Frantz Fanon, di collaborazioni a riviste, come «Les lettres nouvelles», che Glissant dirige insieme a Roland Barthes, e di impegno politico anticolonialista. Il suo percorso letterario conosce poi una svolta nel 1958, quando il suo romanzo La Lézarde riceve il premio Renaudot.
Nel 1961 Glissant partecipa alla costituzione del Front Antillo-Guyanais, che milita per una decolonizzazione delle Antille e della Guyana francesi, ma il gruppo viene sciolto dal generale de Gaulle. Glissant viene arrestato ed espulso dalla Guadalupa. Tornato in Martinica nel 1965, vi fonda l’Institut martiniquais d’études, e pubblica, fra l’altro, il Discours Antillais (1981).
Dopo aver diretto per qualche anno il «Courrier de l’Unesco», Glissant ottiene l’incarico di Distinguished Professor all’Università della Louisiana. Nel 1994 la City University of New York gli offre una cattedra di letteratura francese. Negli ultimi anni numerosi premi e riconoscimenti internazionali, come ad esempio la laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Bologna (2004), hanno contribuito a mettere un pubblico sempre più vasto a contatto con i suoi scritti. Tra le sue numerose opere ricordiamo quelle accessibili in edizione italiana: Poetica del diverso (Meltemi 1998), Il quarto secolo (Edizioni Lavoro 2003). E' morto a Parigi il 3 febbraio 2011.

Pubblicazioni dell'autore
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