Catalogo / Junkspace

Junkspace
Per un ripensamento radicale dello spazio urbano

A cura di Gabriele Mastrigli

Traduzione di Filippo De Pieri

ISBN 9788874621125
2006, pp. 132
120x180 mm, brossura con bandelle
€ 13,50
€ 11,47 (prezzo online)
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Il libro

«Noi pensiamo che il Junkspace sia un’aberrazione, una soluzione provvisoria, ma è un errore. Il Junkspace è la realtà. Lo ha elaborato il Ventesimo secolo, e il prossimo secolo ne sarà l’apoteosi». – R. K.

I tre scritti di Rem Koolhaas, qui riuniti insieme dall’autore su richiesta dell’editore italiano, sono da leggere come il seguito ideale di Delirious New York (1978), l’ormai «classico» manifesto retroattivo per la città di Manhattan. Essi ci offrono una nitida visione delle forze ingovernabili che regolano lo spazio nelle nostre città e che si condensano nel titolo del volume e dell’ultimo, più recente saggio in esso è contenuto: Junkspace, «spazio spazzatura» (2001) – cui preludono due scritti della metà degli anni ’90: Bigness ovvero il problema della Grande Dimensione e La Città Generica.
Il rapporto fra storia e identità (fra «destino e carattere», direbbe Benjamin) è qui smascherato crudelmente: «L’identità concepita come questo modo di condividere il passato è un’affermazione perdente: non solo in un modello stabile di continua espansione demografica c’è proporzionalmente sempre meno da condividere, ma la storia stessa possiede una emivita odiosa: più se ne abusa meno si fa significativa, finché i suoi vantaggi depauperati diventano dannosi. Questo assottigliamento viene esasperato dalla massa in costante crescita di turisti, una valanga che, alla ricerca perpetua del “carattere”, macina identità di successo fino a ridurle in polvere senza significato». E la risposta a tutto questo non può essere l’ormai usurato concetto di «non-luogo», ma qualcosa di più vasto. Junkspace è una nuova categoria del pensiero (nuova come il «Terzo paesaggio» di Gilles Clément) che Koolhaas, maestro di similitudini, introduce con lirico cinismo per aprirci gli occhi sullo spazio in cui viviamo, e forse sullo spazio in generale.

Indice
  • Bigness, ovvero il problema della Grande Dimensione
  • La città generica
  • Junkspace
  • Nota ai testi
  • Postfazione di Gabriele Mastrigli
L'autore
Rem Koolhaas

Rem Koolhaas (1944) si forma come giornalista e sceneggiatore cinematografico in Olanda, studiando architettura dalla fine degli anni ’60 prima a Londra e poi New York. Nel 1975 fonda con altri l’Office for Metropolitan Architecture (OMA), e da allora costruisce opere in vari paesi tanto da meritare nel 2000 il Pritzker Prize, il massimo riconoscimento per un architetto.
Koolhaas, al di là della pratica professionale, è un autentico produttore di concetti, svolgendo così il ruolo che per Deleuze dovrebbe essere proprio della filosofia. Inoltre il disincanto koolhaasiano mina alle fondamenta la tradizionale fede nel progresso della cultura architettonica e no (ciò che lo ha reso spesso oggetto di roventi polemiche): «Il cambiamento è stato staccato dall’idea di miglioramento. Il progresso non c’è più; la cultura barcolla di lato senza sosta, come un granchio fatto di Lsd…». I suoi scritti sono distribuiti e tradotti ovunque nel mondo, tra questi ricordiamo: Delirious New York. Un manifesto retroattivo per Manhattan (Electa, Milano 2002); in collaborazione con Bruce Mau, S,M,L,XL (The Monacelli Press, New York 1995); Content (Taschen, Köln 2004).Nel 2010 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera della XII Mostra Internazionale di Architettura La Biennale di Venezia e ne è stato nominato direttore per l'edizione 2014, Fundamentals.

Pubblicazioni dell'autore
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