Catalogo / Kafka. Pro e contro

Kafka. Pro e contro
I documenti del processo

In appendice la recensione critica di Max Brod: Assassinio di un fantoccio chiamato Franz Kafka, la replica di Anders e la controreplica di Brod (1952)

A cura di Barnaba Maj

Traduzioni di Paola Gnani e Stefania Dalena

ISBN 9788874621484
2006, pp. 212
120x180 mm, brossura con bandelle
€ 14,50
€ 12,32 (prezzo online -15%)
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Il libro

Fin dal primo nucleo di questo libro, la conferenza Teologia senza Dio che Anders tenne da esule a Parigi nel 1934, la maggiore preoccupazione dell’autore è di mettere in guardia davanti al fenomeno Kafka, presentendo che questi (sconosciuto a tutti i convenuti, tranne Walter Benjamin e Hannah Arendt) era destinato a divenire uno dei paradigmi della letteratura e dell’immaginario del Novecento, e che quindi sarebbe ben presto sfuggito alla ridotta gittata delle armi tradizionali della critica letteraria. E in effetti, già alla sua uscita nel 1951, Kafka. Pro e contro appare come un atto di lesa maestà, e lo stesso Max Brod, responsabile materiale della trasmissione ai posteri di buona parte dell’opera kafkiana, lo critica aspramente, provocando una polemica che qui per la prima volta è accessibile al lettore italiano.
Anders è consapevole dell’incriticabilità del suo obiettivo: «Già Kierkegaard ha formulato in modo definitivo che la domanda: “Cosa è inderogabile in uno scrittore?” sembra essere scorretta, contro la pienezza del talento o della genialità. Ebbene appare scorretta perché è seria. Nel mio saggio, mi sono addossato l’onta di questa scorrettezza…» E per Anders, ad esempio, inderogabile è combattere alcuni germi disseminati nell’opera kafkiana, che aprono la strada a letture estetizzanti o pseudoreligiose e a volte persino legittimano, consapevolmente o no, la sorte del popolo ebraico nel secolo passato.
Sta al lettore odierno giudicare se il vigore polemico di Anders – che tra l’altro si mostra in grado di profondersi in analisi di una raffinatezza esemplare – colga o meno nel segno. La prospettiva «scorretta» e politica di questo scritto, oltre ad aiutarci a ripensare i compiti ormai annacquati della critica, manterrà comunque il merito di farci riconsiderare quelle lacerazioni risalenti all’età dei totalitarismi che a volte ci si illude siano sanate.

Indice
  • Introduzione (1980)
  • Premessa
  • I. Aldiqua come aldilà: Kafka deforma per constatare - Kafka cambia i nomi - Ciò che sbalordisce in Kafka: lo sbalorditivo non sbalordisce nessuno - Kafka dà immagini potenziate. Apologia di questa irrealizzazione - L’uomo è estraneo e deve dar prova di se stesso - L’aldilà di Kafka è questo mondo. La sua vita è un arrivare per tutta la vita - Conseguenze dell’arrivo perpetuato - Excursus sull’eroe negativo. «K.» è un Don Chisciotte - Chi non abita nel mondo non ha abitudini ed intende i costumi come decreti - La vita è un processo di autoaccumulazione della colpa. La coscienza gira in tondo - Kafka lascia delle brecce nel mondo murato. Donna e caso - Chi vuole arrivare non vuole andare in giro «liberamente». Perciò la libertà di Kafka è un incubo - La vita si compie come ripetizione. Il vivente è un prigioniero negativo: non chiuso dentro, ma chiuso fuori. La colpa segue la pena - L’inversione di colpa e pena è testimonianza di ambiguità
  • II. Non simboli ma metafore: Kafka non è né allegorista né simbolista - Il mondo di Kafka diviene indistinto perché le sue metafore collidono - Le figure di Kafka non sono più astratte di uomini reali: esse sono uomini che vivono solo per la professione - L’agnosticismo di Kafka è figlio dell’impotenza perché l’impotente è disinformato
  • III. La Medusa: Nel terrore il tempo resta sospeso. Perciò Kafka dà immagini - In Kafka la bellezza è gorgonica - Kafka non si «esprime» più - Il linguaggio di Kafka è «elevato», perché più sobrio del linguaggio quotidiano - Eppure la lingua di Kafka è graziosa
  • IV. Ateismo che si vergogna: Kafka fa parte della storia dell’ateismo che si vergogna - Kafka permette l’irreligiosità e si assicura una positività minima - Kafka sostiene un ritualismo privo di rituale - Apologia dell’incompletezza - La chiamata senza colui che chiama. Per Kafka Dio è morto. La morte di Dio è per Kafka un fatto religioso - Kafka è un marcionita. Crede in un Dio malvagio, non in nessun Dio. Trasforma l’immorale nel sovra-morale - Kafka non vuole costruire il paradiso, ma entrarvi. Non è un teologo dell’ebraismo, ma un teologo dell’esistenza ebraica
  • Bilancio finale
  • Appendice: la critica di Max Brod al saggio andersiano: Assassinio di un fantoccio chiamato Franz Kafka (1951); la replica di Anders e la controreplica di Brod (1952)
L'autore
Gunther Anders

Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Studiò filosofia con Heidegger e Husserl. Per ragioni razziali emigrò nel 1933 dapprima a Parigi e poi negli Stati Uniti. Nuovamente in Europa dal 1950 si stabilì a Vienna e fu tra i promotori del movimento internazionale contro la bomba atomica e tra gli oppositori alla guerra in Vietnam. Morì il 17 dicembre del 1992. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: L’uomo è antiquato. I. Considerazioni sull’anima dell’era della seconda rivoluzione industriale (Il Saggiatore, 1963; Bollati Boringhieri, 2003), L’uomo è antiquato. II. Sulla distruzione della vita (Bollati Boringhieri, 2003), La coscienza al bando (carteggio con il pilota di Hiroshima Claude Eatherly, Einaudi, 1962; Linea d’ombra, 1992), Noi, figli di Eichmann (lettera aperta a Klaus Eichmann, figlio di Adolf Eichmann, La Giuntina, 1995).

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