Catalogo / Introduzione a "Minima moralia" di Theodor W. Adorno

Introduzione a "Minima moralia" di Theodor W. Adorno
ISBN 9788874627677
2015, pp. 96
120x180 mm, brossura con bandelle
€ 12,00
€ 10,20 (prezzo online)
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Il libro

«Leggere le cinquanta pagine introduttive è chiedersi come un giovane da poco uscito d’università abbia potuto scrivere pagine di tanta assoluta intelligenza e lucidità storica; e come simile risultato si sia dato in una situazione politica e intellettuale di chiusura, di dimissione e irrigidimento»: così nel 1977 Franco Fortini ebbe a scrivere dell’Introduzione di Renato Solmi a Minima moralia, il capolavoro di Adorno pubblicato da Einaudi nel 1954 e tradotto dallo stesso Solmi.
Operazione originalissima, l’Introduzione è tale alla lettera ma nel senso più ampio e inclusivo: in largo anticipo rispetto ad altre culture, non solo colloca il pensiero adorniano all’interno del dibattito novecentesco, ma ne discute categorie e movenze filosofiche specifiche (nel solco di Dialettica dell’illuminismo) mettendole alla prova nella concreta cornice storica del tempo: saggio vero e proprio, quindi, che per questa ragione oggi si può leggere cogliendo l’autonomia e lo stile intellettuale con cui l’allievo seppe trattare il maestro, insieme delineando un lessico della “modernizzazione” che continua a proporci domande e rammentarci speranze, illusioni e inadempienze del nostro passato e del nostro presente.

L'autore
Renato Solmi

Renato Solmi (Aosta 1927-Torino 2015) compì gli studi a Milano, dove si laureò in Storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver trascorso un anno a Napoli (1949-50) come borsista presso l’Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce, dal 1951 al 1963 lavorò nella redazione della casa editrice Einaudi. A metà degli anni ’50 trascorse un periodo di studio a Francoforte per seguire i corsi e l’insegnamento di Theodor W. Adorno, da lui per primo fatto conoscere in Italia e tradotto con una memorabile introduzione ripubblicata postuma (Introduzione a «Minima morali» di Theodor W. Adorno, Quodlibet, Macerata 2015). Dopo l’allontanamento dall’Einaudi, insegnò per circa trent’anni Storia e filosofia nei licei di Torino e di Aosta. Fu molto impegnato, sia sul piano teorico sia su quello della militanza attiva, nei movimenti nonviolenti e pacifisti torinesi e nazionali. Come questo libro documenta, collaborò a numerosi periodici culturali e politici («Il pensiero critico», «Paideia», «Lo Spettatore italiano», «Il Mulino», «notiziario Einaudi», «Nuovi argomenti», «Passato e presente», «Quaderni rossi», «Quaderni piacentini», «il manifesto», «L’Indice dei libri del mese» e altri). Fra le sue traduzioni per Einaudi – oltre a quelle di Adorno, Benjamin, Brecht (L’abicì della guerra, 1975) e Marcuse (Il «romanzo dell’artista» nella letteratura tedesca, 1985), che sono in realtà edizioni di riferimento – si segnalano: György Lukács, Il significato attuale del realismo critico (1957) e Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica (1960); Günther Anders, Essere o non essere (1961) e La coscienza al bando (1962); Max Horkheimer e Th.W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo (1966 e 1980); Seymour Melman, Capitalismo militare (1972); Paul A. Baran, Saggi marxisti (1976). Tradusse anche: Alain Labrousse, I Tupamaros. La guerriglia urbana in Uruguay (Feltrinelli, Milano 1971), Reinhard Kühnl, Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo (ivi 1973); Leo Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918 (Boringhieri, Torino 1976; poi il Saggiatore, Milano 2016).

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