Catalogo / La fatica di descrivere. Itinerario di Wittgenstein nel linguaggio della filosofia

La fatica di descrivere. Itinerario di Wittgenstein nel linguaggio della filosofia
Volume IV
Prefazione di Eva Picardi
ISBN 9788886570435
2001, pp. 572
140x215
€ 24,45
€ 20,78 (prezzo online -15%)
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Il libro

Il linguaggio non è come “un meccanismo che adempie a uno scopo determinato”. Esso è quello che è: non posso fargli dire più di quanto possa né posso imputargli di non dire ciò che non può. Non vi è nulla con cui il linguaggio debba concordare, come se, per chiamarsi “linguaggio”, debba arrivare a dire qualcosa che lo precede. È il linguaggio, con la sua grammatica, che anticipa ciò che può essere detto. In questo senso, “lo scopo della grammatica è soltanto quello del linguaggio”, così come lo scopo delle regole di un gioco è soltanto quello del gioco. In breve, il linguaggio non può fare altro che “parlare per sé” senza dovere rispondere di altro. Le regole della grammatica non sono state decise e quindi non possono essere revocate. [...] L’arbitrarietà delle regole è il contrario di un’arbitraria ammissibilità delle proposizioni o di una vuota pensabilità del possibile. La loro arbitrarietà è che non c’è nulla che spieghi perché debbano essere così: “dietro la regola non si può penetrare, perché un dietro non esiste”. Noi non sappiamo nemmeno pensare che le regole avrebbero potuto essere altre e questo mostra come effettivamente non possano esserlo. Da esse dipende, una volta per tutte, “che cosa si chiami possibile e che cosa non si chiami così”. I confini del senso e del non senso non possono essere modificati perché non sappiamo nemmeno immaginare in che senso modificarli né il senso che avrebbe tale modifica. Da La fatica di descrivere, capitolo V

Indice: Prefazione di Eva Picardi - Premessa - I. L’immagine: la seduzione di un paradigma: § 1. «L’unico problema grande» - § 2. Il fatto dell’im­magine: «L’immagine è un fatto» - § 3. L’immagine del fatto: «noi ci facciamo immagini dei fatti» - II. La teoria raffigurativa della proposizione: § 1. «La soluzione... sommamente semplice» - § 2. «Il mistero profondo della negazione» - § 3. «La bipolarità» della proposizione - § 4. «La proposizione elementare» - § 5. <aRb> - § 6. «Analisi logica» e «pensiero» - § 7. T 3.13: «segno» e «simbolo» - § 8. T 3.13: «proposizione» e «segno proposizionale» - § 9. Proposizione «elementare» e proposizione «ordinaria» - § 10. Il «doppio senso» dell’analisi - III. Logica e ontologia nel Tractatus: § 1. «L’oggetto è semplice» - § 2. Gli «oggetti» nei Qua­derni: «semplicità» e «complessità» - 3. «Natura del­l’oggetto» e «impiego sintattico del nome» - § 4. «Lo­gica», «realtà» e «mondo» - § 5. Per concludere - IV. Il significato dei nomi e l’abbandono dell’analisi: § 1. La «concezione agostiniana del linguaggio» - § 2. La definizione ostensiva: «una superstizione gravida di conseguenze» - § 3. Definizione verbale e «somiglianze di fa­miglia» - § 4. Analisi «logica» e spiegazione «perspi­cua» - § 5. Il mito della «proposizione completamente analizzata» - V. Grammatica e asserzione: § 1. L’«arbitrarietà» della grammatica - § 2. La grammatica come «calcolo» - § 3. L’abbandono del «calco­lo» - § 4. Alle origini del «gioco linguistico»: i giochi di verificazione e falsificazione - § 5. Un caso «dubbio» di asserzione - § 6. Frege: l’asserzione e la verità come corrispondenza - § 7. Wittgenstein vs Frege: l’asserzione - § 8. Wittgenstein vs Frege: la verità come corrispondenza. VI. Il significato di «significato»: § 1. «Addestramento» al linguaggio e «forma di vita» - § 2. L’idea di «gioco linguistico» - § 3. Il ruolo del concetto di «gioco linguistico» - § 4. Il significato come uso: l’antiplatonismo di Wittgenstein - § 5. Il significato di «significato» fuori dal «normale commercio linguistico» - § 6. Il significato di «significato» entro il «normale commercio linguistico» - VII. Comprendere, intendere e seguire una regola: § 1. Ciò che accade quando si usa «comprendere» - § 2. La parola «leggere» come illustrazione della parola «compren­dere» - § 3. Gli atti intenzionali e l’«ombra del fatto» - § 4. Cosa accade quando l’allievo scrive 1004 invece di 1002? - § 5. La «costrizione» della regola - § 6. La parvenza di un «paradosso» - § 7. Accordo con la «regola» e accordo con la «comunità» - § 8. Concordanza «nelle definizioni» e concordanza «nei giudizi» - VIII. L’argomento del linguaggio privato: § 1. La privatezza delle sensazioni - § 2. La privatezza epistemica - § 3. «Solipsismo» metafisico e «realismo» del senso comune - § 4. La privatezza del possesso - § 5. Dal «solipsista» al «diarista» - § 6. «Rappre­sentazione» e «immagine» del dolore - IX. Come fosse una conclusione: Della certezza: § 1. Il dubbio vuole «buone ragioni» - § 2. Dubbio «filosofico» e dubbio «pratico» - § 3. L’uso «altamente specializzato» di «Io so» - § 4. «Sapere» e «credere» non sono assimilabili - § 5. Concludendo su «Io so» - § 6. L’interesse di Wittgenstein per i truismi di Moore - § 7. Quattro esempi di certezza - § 8. L’inef­fabilità della certezza. - Bibliografia - Indice dei nomi.

L'autore
Roberto Dionigi

Roberto Dionigi (Barletta 1941-Bologna 1998) si laureò nel 1964 e tra il '67 e il '70 soggiornò a più riprese a Parigi, partecipando al maggio francese. Frutto del suo incontro con Althusser è il suo primo libro, Gaston Bachelard. La "filosofia" come ostacolo epistemologico (1973). In seguito insegnò filosofia all'Università di Bologna. Centrale, nella sua riflessione, fu il pensiero di Nietzsche (Il doppio cervello di Nietzsche, 1982). Degli anni '80 sono anche due articoli su Bataille e un lucido bilancio del comunismo di Marx ("L'uomo e l'architetto", 1981). Il processo di ripensamento della sinistra italiana, alla fine degli anni '80, lo vide di nuovo impegnarsi in prima persona. Si accostò poi alla filosofia analitica e alla svolta "linguistica", vista come approfondimento della critica della metafisica. Gli scritti dell'ultimo decennio si concentrano sull'ermeneutica ("Nichilismo ermeneutico", 1991), sulla semantica antica (Nomi Forme Cose. Intorno al Cratilo di Platone, 1994) e soprattutto sul pensiero di Wittgenstein (La fatica di descrivere. Itinerario di Wittgenstein nel linguaggio della filosofia, 1998), del quale condivideva pienamente l'esigenza di ripensare il linguaggio come la "cosa stessa" della filosofia

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