News / Luigi Ghirri - Cartes et territoire

La prima retrospettiva di fotografie di Luigi Ghirri fuori dall’Italia. La mostra si focalizza sugli anni Settanta, un decennio in cui Ghirri ha elaborato un corpus di immagini a colori senza equivalenti nell’Europa dell’epoca.
Cartes et territoires riprende la cartografia poetica di un esposizione di Ghirri del 1979, dove si trovavano progetti come Atlante (1973), costituito da fotografie di pagine di atlanti, e Colazione sull’erba (1972-1974), in cui l'artista osserva l'interfaccia tra l'artificio e la natura nei piccoli giardini di Modena. A questi si aggiungono gruppi di fotografie diversi come Diaframma 11. 1/125, luce naturale (1970-1979), in cui vengono confrontate le fotografie di Ghirri con i modi in cui la gente fotografa, o ancora i paesaggi dell’Italia provinciale di Italia ai lati e Vedute (1970-1979).
In occasione dell’esposizione sarà disponibile per la prima volta la versione inglese del volume Lezioni di fotografia edito da Quodlibet.


il libro

Luigi Ghirri (Scandiano 1943-Roncocesi di Reggio Emilia 1992) ha rinnovato con le sue fotografie il nostro modo di guardare il mondo, e c’è un’intera generazione di fotografi che non potrebbe esistere senza la sua opera. Durante il 1989 e il 1990 Ghirri ha tenuto una serie di lezioni sulla fotografia all’Università del Progetto di Reggio Emilia, lezioni che sono state trascritte, e in questo libro per la prima volta pubblicate; ognuna corredata dalle fotografie e dalle immagini che mostrava agli studenti e di cui parlava.
È un libro di grande utilità per avviarsi all’arte della fotografia e all’arte di Luigi Ghirri, e per pulirsi un po’ lo sguardo.

«Tutti i tipi di foto costituivano per Luigi un alfabeto, da Walker Evans (il suo fotografo preferito), al fantastico Eugène Atget, ad Andrè Kertész, ai personaggi di Nadar, agli innovatori Moholy-Nagy e Muybridge.
A Reggio Emilia Luigi non insegnava la foto come arte separata dal resto, ma come appartenente a un alfabeto dove si collegano varie abitudini del vedere, e in cui riconosciamo un mondo abitabile». – Gianni Celati