News / Fernand Pouillon. Costruzione città paesaggio. Opere scelte 1948-1968

Questa mostra sull'opera di Fernand Pouillon (1912-1986) focalizza la stretta affinità tra architettura, città e paesaggio, con una particolare considerazione per il rapporto tra le caratteristiche architettoniche dell'edificio e le forme urbane delle costruzioni. La progettazione di Pouillon ha sempre avuto a cuore l'architettura come materia urbana nel suo idea di forma costruita piuttosto che solo nel sua progetto. La sua architettura non mai separa gli aspetti operativi dai risultati fisici che si fondano nella sua natura civile: nell'intreccio di edifici e vuoti, spazi privati e pubblici.


il libro
«La novità ha dell’interesse soltanto quando rappresenta un miglioramento. Se mediocre, la novità è una assurdità».
Fernand Pouillon

«Sul ruolo e la conoscenza della storia nel mestiere dell’architetto, il punto di vista di Pouillon è chiaro. La storia dell’architettura è come una lunga catena di cui non è possibile perdere neanche un anello».
Martina Landsberger

«Utilizzerò due termini per parlare degli architetti e di volta in volta userò il termine mestiere contrapponendolo a quello di professione. In questo testo la parola professione sarà considerata negativamente perché io credo che un architetto non sia tanto un professionista ma piuttosto una persona che esercita il mestiere, un uomo del mestiere. Non si dice che un artista è un professionista, se non per prenderlo in giro. Si dice al contrario che esercita un mestiere».
Queste righe fanno parte di una lettera che Fernand Pouillon indirizza ai giovani che si apprestano ad affrontare il suo mestiere. L’architetto, per lui, non è tanto e solo l’ideatore di un progetto, quanto un maître d’œuvre, espressione con la quale nel Medioevo si indicava il capomastro, colui che organizzava il cantiere seguendone lo svolgimento, dirigeva tutte le diverse competenze coinvolte e sceglieva i materiali, tenendo sempre presente l’orizzonte urbano. Tutto il contrario di oggi visto che l’architetto se ne sta perlopiù rintanato nel suo studio «alla stregua di un notaio».
Rem Koolhaas ha manifestato di recente la sua ammirazione per l’impostazione, al contempo modernista e classicista, di Pouillon, osservando come la sua opera in Francia come in Algeria abbia la rara capacità di «fare i conti con la vita e di realizzare [...] una vera integrazione fra la città e l’architettura».
Attraverso tre saggi e tre interviste, tutti finora inediti in italiano, il volume restituisce il pensiero e l’attualità della ricerca in campo teorico e costruttivo di uno dei più controversi e avventurosi architetti del Novecento, che ha scelto di porsi in totale continuità con il lascito dei due grandi Auguste dell’architettura francese, Choisy e Perret.