Recensioni / Fuorisede 1: La bottega oscura di Georges Perec

Molto opportunamente, Quodlibet sembra aver raccolto il testimone da Bollati Boringhieri, che negli anni novanta del secolo scorso – su iniziativa di Alfredo Salsano – pescò tra gli scritti meno conosciuti di Perec una serie di testi straordinari, da Specie di spazi a Sono nato, dal Teatro a quell’esilarante pastiche del linguaggio scientifico che è Cantatrix sopranica.

I letterati di professione sono spesso diffidenti nei confronti di Perec, il cui humour sfugge alle definizioni accademiche e mette in ridicolo i gerghi sussiegosi della critica letteraria prima ancora che gli vengano applicati; Alfredo Salsano, che per nostra fortuna non era un letterato, ma un geniale economista, apprezzava di quello humour tutta la carica eversiva; per questo gli diede nel catalogo della casa editrice che allora dirigeva al fianco di Giulio Bollati, uno spazio imprevedibilmente ampio.

Dopo la bella edizione di Un uomo che dorme, ora Quodlibet ha mandato in libreria quello che è forse il meno letto, e il meno ristampato in Francia, dei libri di Perec, La bottega oscura.

Non è un romanzo, ma un catalogo di sogni; Perec lo ideò dopo la lettura di Nuits sans nuit, testo analogo di Michel Leiris. La trascrizione dei sogni era, insieme alla scrittura automatica, una pratica molto cara ai surrealisti, e Nuits sans nuits deve senz’altro le proprie origini al periodo surrealista del suo autore. Nel mondo di Perec però la poetica surrealista è ormai un oggetto da museo, e nulla potrebbe essere più lontano dall’autore di W, o il ricordo d’infanzia del mito surrealista della scrittura come espressione immediata e diretta dell’inconscio liberato da ogni censura morale e sociale.

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