Recensioni / Soffia il vento

Gianni Celati è uno dei maggiori scrittori italiani. Lo è, non tanto e non solo per i libri che ha scritto – alcuni straordinari come "Verso la foce" o "Narratori delle pianure" e i "Costumi degli italiani" quanto per l'atteggiamento con cui fa letteratura. Finora questa postura, vera e propria posizione del corpo e della voce, si coglieva solo in parte nelle sue pagine narrative, ora in "Conversazioni del vento volatore" s'ascolta la voce stessa di Celati mentre spiega la sua idea di letteratura che è un modo di camminare, leggere, conversare, innamorarsi, adirarsi, fuggire. Una letteratura estrema, come scelta di vita, e insieme molto leggera. Un vento, appunto. Il vento volatore è la fantasia, e sono anche i pensieri che vanno e vengono nella mente di Celati. Pensieri visibili, e insieme invisibili, che appaiono in queste interviste e dialoghi con studiosi, amici, sodali. Celati racconta la storia dei suoi libri, le idee dello scrivere come attività a perdere, fallimento, nel senso beckettiano del termine. Un fallimento riuscito, nel suo caso. Il volume contiene poi almeno due scritti che da soli lo valgono: uno dedicato al cinema italiano, l'altro sul modo di vedere e dipingere di Alberto Giacometti. Molto bello il dialogo con Massimo Rizzante sulla fantasia; in poche pagine vi riassume lunghi ragionamenti sul fantasticare da Aristotele a Vico, e oltre. E anche la conversazione su "Lo spirito della novella", dove si capisce molto di questo modo di narrare italiano. Il nome di Calvino, amico e suo primo lettore editoriale, è ben presente in questi pezzi, che sovente sono composti omettendo le frasi degli intervistatori e lasciando solo le risposte dello scrittore. Un libro di poetica, si sarebbe detto un tempo, e di poesia, un manuale sul vivere e sul narrare, che aiuta a "defurbizzare" la letteratura attuale, come si esprime Celati, tutta marketing e pubblicità.