Recensioni / Il valore d'uso della proprietà

Lo «spazio Libreria» nei villaggi en plein air (feste e festival di ogni sorta) va sempre più assottigliandosi, ma che si tratti di una bancarella posticcia o di un cubo di teloni bianchi meno nomade, è sempre lì ad aspettarci. Dopo aver mostrato una certa partecipazione per altri improbabili stand culturali, soprattutto se accompagnati, una sosta è d'obbligo. Se non altro per fugare ogni sospetto che la partecipazione alla kermesse abbia per scopo esclusivo di ventilare e rifocillare il corpo.
Davanti all'annoiato venditore si dà luogo allora all'imperituro rituale, sforzandosi di ricordare almeno una pagina, il nome di un protagonista, la data di pubblicazione, dell'unico romanzo di Vittorini letto forse vent'anni prima, per poter interloquire alla pari con l'amico ritrovato, l'ex collega o l'anziano compagno, tutti informatissimi, sembrerebbe, anche sulle novità latinoamericane, nonché asiatiche o anglosassoni. Una volta esaurite le risorse mnemoniche e notando via via la vulnerabilità delle nostre mezze verità, non rimane che una via di fuga, individuare un titolo curioso, rigorosamente apolitico e aletterario, che possa dirottare la sfida su un tema più leggero ma di estrema attualità: le vacanze - corollari a disposizione, il grande viaggio rimandato al dopocrisi o l'ultima esperienza fuori dai circuiti turistici classici -.
Ben si adatta a questo scopo quindi il volumetto di Vanessa Strizzi e Andrea Villarini, Scambio casa. Istruzioni per l'uso (prefazione di Curzio Maltese, Quodlibet pp. 115, euro 10) che si distingue per l'entusiasmo e per una copertina bianco lucida sulla quale risalta un abbozzo di mondo circumnavigato da frecce, segnalazione che il testo può esser utile per girare il mondo.
È una «guida» ed ovviamente dispensa consigli soprattutto ai neofiti, suggerendo come muovere I primi passi per diventare «scambisti». Dall'iscrizione ai siti - generalisti, per single o con sezioni riservate ai soggiorni di studio - ai consigli per evitare sovrastime stile agenzia immobiliare. Non mancano i cenni storici a un fenomeno che risale a metà del secolo passato, quando la comunicazione sincronica della rete era impensabile e per realizzare uno scambio di casa, il dispendio di tempo e denaro (cataloghi cartacei, buste, francobolli e quant'altro) costringeva i pionieri alla previdente organizzazione di viaggi da firstminut. Vi sono poi raccomandazioni per chi viaggia con bambini e rispolverature - solo in apparenza pleonastiche visto l'andamento dei nostri giorni - di alcune regole di bon ton da rispettare durante il soggiorno. In Appendice, oltre alla lista dei principali siti specializzati, alcuni modelli di lettera dai quali prender spunto per scambiare anche la macchina o per elencare notizie utili ai futuri ospiti (dai servizi in zona alle offerte culturali, dai luoghi da visitare a quelli dove fare la spesa e magari risparmiare).
Insomma, l'orizzonte d'attesa dell'utente e persino le sue tasche sono degnamente risarcite dall'onesto lavoro dei due autori che hanno trasferito su carta la loro esperienza più che decennale di scambisti di casa non casuali. C'è però un plusvalore che va sottolineato - dando per scontato che acquistando il libro si sia tentati dal compiere l'impresa - ed è che ci obbligano a testare quanto siamo vincolati a un concetto di proprietà, al nostro piccolo mondo da proteggere da occhi non familiari, a pregiudizi e timori securitari (illuminante la notizia che gli europei a differenza dei nordamericani impacchettano i gioielli e li mettono al sicuro.). Lo scambio casa, ci ricordano, è in qualche modo un baratto fondato sul valor d'uso e non una classica compravendita tra valori equivalenti.
È ovvio che nel corso della «trattativa» il «valore di scambio» della casa ha la sua importanza, ma non si cede metro quadro contro metro quadro, zona centrale per zona centrale. All'opposto, quindi, per aderire alla filosofia dello "scambio casa" non è necessario neanche ostentare come scopo esclusivo della transazione il desiderio irresistibile di voler conoscere l'Altro e l'Altrove, dichiarando magari in modo eccessivo un disamore verso tutti gli alberghi e i non-luoghi esistenti. Onestà vuole, come spiegano gli autori con pragmatismo più che necessario in tempo di crisi, che la spinta iniziale nasca da ben altro, non ultimo dal desiderio o dal bisogno di «scambiare quello che si ha con quello che ci serve».