Recensioni / Il ragazzo che scriveva per piacere alle ragazze è diventato prete

«Flaubert diceva che con i buoni sentimenti non si può scrivere un romanzo. Non sono d' accordo. Penso che un romanzo non si possa scrivere senza sentimenti, buoni o cattivi che siano». Tra le voci poco conosciute in Italia a cui il Festivaletteratura offre uno spazio per farsi sentire c' è quella di Pablo d' Ors, scrittore spagnolo di 47 anni di cui Quodlibet ha pubblicato un piccolo romanzo, Avventure dello stampatore Zollinger .

Una delicata parabola filosofica di cui l' autore parla questa mattina con Bruno Gambarotta (ore 10.15, Chiesa di San Maurizio) e da cui Roberto Abbiati ha tratto uno spettacolo andato in scena ieri sera (si replica stasera al conservatorio di musica Campiani). Né il libro né l' aspetto rivelano immediatamente che Pablo d' Ors è un sacerdote, cappellano in un grande ospedale di Madrid, dove quotidianamente è a contatto con una realtà molto radicale che ha a che fare con il dolore e con la morte (per cinque anni ha insegnato teologia all' Università). Avventure dello stampatore Zollinger è una storia d' amore e di vocazione (vocazione per un mestiere, quello del tipografo appunto) ambientato in Austria ai tempi dell' impero e sembra riecheggiare le atmosfere della grande letteratura mitteleuropea, da Bernard a Kafka a Zweig. «Quello è l' humus in cui nascono i miei libri - spiega -. Vengo da una famiglia di origine tedesca, ho studiato alla scuola tedesca, ho vissuto a Vienna e Praga». La vocazione letteraria precede quella religiosa: «Ho cominciato a scrivere a 14 anni, quando fecero un concorso di narrativa e poesia per bambini e ragazzi. Ho partecipato e ho vinto. Da allora ho sempre scritto, anche perché le dediche che facevo alle mie compagne di scuola piacevano molto». Eppure il ragazzo che inizia a scrivere per piacere alle ragazze («La comunicazione è sempre seduzione» dice) si fa prete. «Sono entrato in seminario a 19 anni, ma di fatto per me le due vocazioni coincidono. Si tratta di rispondere a una voce che hai sentito». In passato d' Ors parafrasava il medico-scrittore Cechov che diceva: la medicina è mia moglie, la letteratura la mia amante. «Anch' io dicevo: il sacerdozio è mia moglie, la scrittura la mia amante. Poi mi sono reso conto che forse non è appropriato. La verità è che all' inizio i miei libri erano meno spirituali: buttavo nella scrittura tutto ciò che restava fuori dalla mia vita. Adesso metto tutto dentro. Perché anche la vocazione religiosa è molto concreta, corporea». Nei suoi libri (ne ha scritti sei) c' è anche molto umorismo: «In questo romanzo c' è più un' ironia benevola, in altri invece la satira è più forte. Umorismo e umiltà per me sono la stessa cosa, significa non prendersi troppo sul serio. Il romanzo nasce con il Decameron , un libro che amo moltissimo. È lì che comincia la modernità, quando la gente comincia a ridere delle istituzioni».

D' Ors spiega di non scrivere per fare catechesi: «Fare apostolato con la letteratura sarebbe ideologia. Ho scritto romanzi molto diversi, anche con storie erotiche. Non mi pongo limiti. La verità mette paura, ma rende liberi». Con le gerarchie ecclesiastiche non ha mai avuto problemi, «forse perché non leggono romanzi», scherza. «Chesterton diceva che quando entrava in chiesa era tenuto a togliersi il cappello, non la testa. Ecco, io la penso così»