Recensioni / La Cina vista da Matteo Ricci nel volume della Quodlibet

Ormai undici anni fa, nel 2000, la casa editrice maceratese Quodlibet cominciò la pubblicazione di una serie di opere di Matteo Ricci. Un progetto inserito nel processo di riscoperta del padre gesuita maceratese, che raggiunse la Cina e fu introdotto alla corte dell’imperatore. Una proposta destinata a far conoscere al grande pubblico gli scritti dell’uomo che seppe costruire un solido ponte tra il pensiero e la cultura occidentale e il mondo orientale. Il primo libro di quella collana – che ancora oggi sta sfornando titoli corredati da imponenti e utili apparati critici, accuratissimi nella veste editoriale – si intitolava “Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina” ed era il lungo racconto (il volume conta quasi 800 pagine) che Ricci faceva della penetrazione, e dei suoi successivi sviluppi, nel grande paese d’Oriente. Ora la Quodlibet ha deciso di ristampare, in brossura e in una veste molto agile, ma non per questo meno curata, le prime cento pagine o poco più di quel volume: si tratta dei primi dieci capitoli, quelli in cui la Cina viene descritta da Ricci con l’occhio, acuto e intelligente, dell’intellettuale occidentale che la vede per la prima volta. Il libro si intitola “Descrizione della Cina” e uscirà mercoledì, al prezzo di 16 euro. Oltre al testo del padre gesuita, contiene una prefazione di Bernardo Valli e un saggio del prof. Filippo Mignini. Il racconto di Ricci tocca diverse questioni. Parte dal nome e dai motivi della grandezza della Cina, per presentare poi i prodotti e le arti di quella terra, le sue forme di governo, i riti, i modi e le usanze, le superstizioni e le forme di religione. La lingua è l’italiano del Cinquecento, ma una volta superato lo scoglio ed entrati nel meccanismo, prevale la curiosità. E la lettura è assai gradevole, fino a essere istruttiva: più un romanzo che un saggio.