Recensioni / Conservazione dell'avvenire. Il progetto oltre gli abusi di identità e memoria

La ricerca di un approccio alla progettazione dell'habitat contemporaneo, fondato sulle esigenze d'uso più che sulle regole compositive, indagando la tradizione ebraica e il suo rapporto non feticistico e anti-archeologico con il passato. Con questa suggestiva proposta metodologica il libro di Luca Zevi Conservazione dell'avvenire. Il progetto oltre gli abusi di identità e memoria ci invita a seguirlo in un personale e affascinante viaggio alla ricerca di possibili itinerari di ricostruzione disciplinare.

Sullo sfondo di un drammatico vuoto propositivo politico e culturale, caratterizzato da crescenti processi di megapolizzazione e da visioni di identità e memorie particolari che negando la possibilità di svilupparsi all'interno di una società polifonica preferiscono produrre ricostruzioni vittimistiche e fondamentalistiche delle singole storie, l'autore auspica un ruolo per l'architettura che vada oltre la semplice realizzazione di performances virtuosistiche.

In particolare per l'attuale crisi della plurimillenaria civiltà dell'insediamento stanziale, tema centrale su cui rimettersi ad agire progettualmente, Zevi suggerisce un'attenta lettura dell'ebraismo, inteso come un network ante litteram, che ha espresso una civiltà policentrica e a-stanziale (citando il filosofo Emil Cioran, l'esilio del popolo ebraico "prefigura la diaspora universale: il passato riassume il nostro avvenire") in cui prevale la dimensione del tempo su quella dello spazio, l'interesse per la storia piu'che per la geografía (segue).